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L'acqua protagonista a Villa Lante-Bagnaia- Viterbo

L'acqua protagonista a Villa Lante-Bagnaia- Viterbo - Camperarcobaleno

Aperto al visitatore con barriere architettoniche presenti- A pagamento

Open- no handicap accessible-Ticket

Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

Villa Lante è uno dei più famosi giardini manieristici del XVI secolo italiano. La  sua progettazione è data a Jacopo Barozzi da Vignola e la sua costruzione è datata 1511

Pur non volendoci soffermare sulla descrizione in sé della Villa, è comunque insolito dover raccontare la strana esistenza di una struttura, in questo caso di una Villa, che villa non è. 

 

Infatti Villa Lante si compone di due palazzine, identiche tra loro anche se tra le due ci sono ben trent’anni di differenza dalla loro data di costruzione. La  prima commissionata dal Cardinale Gambara (che ne diede anche il nome), il secondo commissionato dal Cardinale Alessandro Peretti di Montalto. 

Fatta questa piccola precisazione, posteggiato il camper sul piazzale antistante l’ingresso della Villa e del Suo giardino, ci inoltriamo a raccontarlo come nelle più classiche favole…. 

I giardini costituiscono il fascino principale della villa con i suoi molteplici giochi d'acqua,  cascate e  grottini. 

Entrando in questa scenografia, anteprima di ciò che verrà poi creata a Fontainebleau, ci si trova innanzi  all’ enorme  spazio quadrato del Giardino all’Italiana ,classico esempio di giardino a disegno geometrico che risale  il pendio della collina. 

Realizzato nel periodo di massimo splendore dell'architettura del '500, questa è la  base di quello che diverrà poi il giardino rinascimentale. 

Niente in questa realizzazione è lasciata ad un  imprevisto o ad un caso fortuito,  tutto deriva da  precise norme architettoniche ,in primis quella caratteristica, magari un po’ brutale, quale è l’assoluta mancanza di fiori i quali, in questo rarissimo se non unico caso, non darebbero un apporto esauriente al ricercato effetto chiaroscurale 

Al centro di questo  si ritrova  la monumentale Fontana  dei Quattro Mori,che ha al centro un triplice cerchio di vasche sormontate da quattro uomini, a grandezza reale,  formanoun quadrato intorno a due leoni; questi sorreggono  la montagna araldica sormontata da un getto d’acqua a forma di stella, lo stemma della famiglia Montalto. 

Le palazzine si trovano su un lato mentre i versanti del giardino sono delimitate da alte siepi di bosso che conducono alla Fontana dei Lumini, splendida fonte circolare composta a gradini dove fontane più piccole (a forma di lucerne) emettono zampilli d’acqua.  

Ma se lo spettacolo di questa fontana riempie il cuore e gli occhi tanto che si rimane inebriati da tanta bellezza, un luogo curioso attende il visitatore con una grande tavola in pietra.

Questa è stata davvero nel tempo usata dal Cardinale Gambara quale tavola imbandita durante i ricevimenti nel periodo estivo al cui centro scorreva l’acqua e ai cui lati venivano poste sicuramente succulente pietanze.  

Su questo terrazzamento si trovano  ancora altre fontane riproducenti divinità fluviali mentre al di sopra si scorge la Catena d’Acqua, mirabile architettura defluente della Fontana dei Delfini per caduta libera.

L’acqua sgorga dalle fauci non troppo accondiscendenti di un gambero (emblema del Gambara) e percorre il declivio dove volute e salti rendono con efficacia l’idea e l’immagine propria di una catena. 

La Fontana dei Delfini, in forma  ottagonale, è circondata da sedili e spalliere con elementi scultorei in peperino. Sedici delfini sono disposti in coppia agli angoli dell'ottagono,dove mascheroni e vasi compongono giochi d’acqua di notevole effetto scenografico. 

 Tra fontane , grottini e due piccole costruzioni che presentano colonne ioniche. si passa attraverso quello che venne definito il teatro delle acque mentre si viene completamente sommersi da obelischi e labirinti in un gioco quasi magico tra la maestosità vegetativa e il rigore stilistico voluto dall’uomo.  

Circondata da siepi di bosso la Fontane del Diluvio o Monte della Pioggia è il punto di partenza della cascata d'acqua che porta  alla grande fontana quadrata nel  giardino all'italiana. Questa è  una ‘fontana a grotte’  che si trova fra le due Logge delle Muse ,luoghi di riposo e di divertimento con la peculiarità dell’uscita di getti di acqua dediti a bagnare  gli eventuali ignari invitati…. 

Al di fuori del recinto del giardino si trovano alcune fontane, quella dei Leoncini, l’Abbeveratoio e il Conservone  che ritrae un simpatico orsetto, sottoposto ad un getto continuo di acqua 

Prima di giungere alla Palazzina Gambara, semplice costruzione quattrocentesca usata per la caccia,  ci si imbatte prima nella Fontana del Monticelli e poi nella Fontana del Fiore, piccola creazione la cui bordatura appare quale corolla per poi giungere  alla Fontana del Pegaso. 

La  grande vasca ovale ha al suo centro un  cavallo alato e coronato da una balaustra a colonnine sul cui fondo si trovano i busti di nove muse. 

L’acqua sgorga da trombe usate da alcuni amorini dirette verso Pegaso il quale a sua volta fa sgorgare acqua da una roccia grazie al suo possente zoccolo. 

Tutto questo rappresenta la  nascita della sorgente di Ippocrene che il cavallo alato fece sgorgare percuotendo il monte Elicona.  

Lasciata la mitologia greca ai suoi antichi fasti ci si trova innanzi alla costruzione della Ghiacciaia costruita quale igloo e interrata per permettere alla neve che veniva posta in essa di rimanere tale il più lungo tempo possibile.

Questa strana costruzione venne ideata e costruita nel 1600  a seguito della ingordigia del Cardinale Montalto il quale non si esimeva dal gustare gelati e bevande ghiacciate.   

Ultimo incontro di questa passeggiata sono ancora due piccole e semplic fontane, quella della Madonnetta e quella Ottogonale, situate in luoghi appartati e limitrofi, un po’ dimenticati e senza acqua. 

 

 

  

 

GPS: 42° 25' 35,01'' N

             12° 09' 17,24'' E

 Indirizzo: Via Barozzi, 71

 Uscita Autostradale: Orte A1

 Area Sosta: parcheggi o strutture private

 

 

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 12 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'