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IMOLA-VICENZA(MONTE BERICO)

IMOLA-VICENZA(MONTE BERICO) - Camperarcobaleno

 

Tappa 12- 21 Maggio 2015   190 KM - Media montagna

NOI VISITIAMO: Villa Almerico Capra

Villa Almerico Capra detta La Rotonda, è uno delle più belle opere che il Palladio abbia potuto concepire.

La villa porta in sé il nome di colui che volle questa dimora con precise necessità abitative estetiche ed architettoniche, Paolo Almerico,e al grande progettista di quell’epoca, Andrea Palladio.

L’intera costruzione venne completata poi dai Fratelli Capra i quali comperarono l’edificio alla fine del1500.

Paolo Almerico era un canonico che, dopo aver prestato la sua opera sotto i pontificati di Pio IV e Pio V, decise di tornare a vivere nella campagna della sua città gli ultimi anni tranquilli della sua vita terrena.

Appena realizzata venne subito considerata un vero e proprio capolavoro nella storia dell’architettura ed è per questo motivo che venne copiata molteplici volte.

Considerata la villa più conosciuta del Palladio,e simbolo di questi, dal 1994 fa parte del Patrimonio dell’Uminanità dell’Unesco.

Ispirata al Pantheon di Roma, Palladio usa, in una civile abitazione, per la prima volta l’idea della ‘cupola’ e affronta per questa anche la concezione architettonica della

pianta centrale,elementi fondamentali e classici nella realizzazione di edifici religiosi.

Il sito prescelto fu la cima tondeggiante di un piccolo colle appena fuori le mura vicentine. Almerico vendette la casa paterna in Vicenza per poter far costruire questa casa lontano dai ritmi più ‘frenetici’ della città, un luogo dove potesse essere allo stesso tempo di rappresentanza e di meditazione, senza rinunciare al fascino e al senso di maestosità.

Isolata sulla cima di un colle, la villa concepita quale tempio doveva stupire e quasi mettere in soggezione gli ospiti e per questo non ci fu carenza di statue, decorazioni ai soffitti,di muri affrescati.

I saloni riportano temi religiosi, allegorie sulla vita terrena e momenti di vita del canonico, proprietario in pensione.

 Senza dubbio la scala centrale davvero non trova uguali per la sua grandezza e maestosità architettonica. Dotata di balconi, arriva sino al soffitto, cioè alla cupola.

Questo è decorato con affreschi di Alessandro Maganza e raccontano allegorie sulla vita religiosa e sulle virtù mentre la parte più bassa della scalinata è decorata con finte colonne dipinte in trompe-l'œil oltre a  figure degli dei greci.

In molte zone del palazzo abbondano barocche  decorazioni in stucco, finti stemmi e vasi , finte balaustre, cieli azzurri e figure femminile che recano fiori primaverili tra cornucopie e ghirlande.

Tutti questi temi classici del sei-settecento, e altri ancora, sono opera di di Dorigny il quale non manca di estro e fantasia nel porre file di colonne per dare l’illusione di corridoi con soffitti a cassettoni,o figure enormi di divinità tra animali esotici e mitologici.

Tra tutto questo vorticolo ballo estetico, la vista sulla campagna dal palazzo è unica, grazie anche al gioco di simmetria appositamente studiato e realizzato in modo che da ogni punto della villa si possa godere di paesaggi naturali armoniosi e  bellissimi, tra cui il Santuario di Monte Berico

Quando i Fratelli Capra poi acquistarono la villa alla fine del 1500, affidarono a Scamozzi il lavoro per la realizzazione di edifici ad uso agricolo e le stalle.

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'