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I Castelli della pianura piacentina

I Castelli della pianura piacentina - Camperarcobaleno

-Castello di Rivalta

-Castello di Paderna

-Castello di San Pietro in Cerro

Il Castello di Rivalta ,nel comune di Gazzola,è una sontuosa residenza di proprietà privata ma visitabile nel suo splendore e nella sua ricchezza architettonica.

La si ritrova su una ripida scarpata (e da questo deriva il suo nome, Ripa Alta) vicino alla riva del fiume Trebbia in una posizione anticamente strategica dominante il greto del fiume, l’ampia distesa della pianura padana e di controllo sulla valle, un tempo via di comunicazione tra il mare e le colline.

La leggenda vuole che nelle vicinanze di questo luogo si affrontarono i cartaginesi di Annibale contro le legioni romane e che questo. dopo la caduta dell’Impero Romano, divenne territorio longobardo.

Le fonti storiche iniziano con il 1025 con un atto di vendita e sappiamo di certo che Enrico II il Santo, ultimo discendente degli Ottoni,  dona una parte di questo maniero al monastero benedettino di San Savino in Piacenza.

Di proprietà dei Malaspina  poi dei Ripalta e infine dei Landi, tra guerre e battaglie, per onore e per amore, il castello rimane di proprietà di questa famiglia.

Di  planimetria quadrangolare, il suo cortile interno è circondato da un doppio ordine di logge la cui decorazione particolarmente elegante è composta da fregi, capitelli e medaglioni che riportano i volti dei membri dei Landi e delle famiglie a cui questa era legata da parentela.

La torre cilindrica quattrocentesca è sicuramente l’elemento più caratteristico dell’intero plesso perché completamente diversa da tutte le atre che si incontrano sul suolo piacentino e per questo particolarmente interessante. Particolare è la presenza, in cima ad essa, di un ‘torresino’, una torretta di dimensioni minori ma esteticamente e plasticamente in sintonia con l’intera struttura.

Alla torre si accede mediante una scala a chiocciola che porta ad una prima piccola sala con al centro un pozzo. Questo è detto “del taglio”, poiché presenta sul fondo una serie di lame per la tortura di colui che ne veniva gettato.

Nella seconda metà del XV secolo l'architetto Guiniforte Solari  da  Milano (lo stesso che mise mano nella ristrutturazione del Cremlino)  modifica  la struttura  per adattarla alle nuove esigenze che le armi da fuoco necessitavano  e trasforma la residenza aggiungendo la torre, il grande salone d'onore e l'elegante cortile.

Ma è solo con la fine del  1700 che il castello viene trasformato  in una fastosa residenza. L’edificio è ampliato intorno all’ elegante cortile: vi si trovano fregi in cotto, capitelli, cornici e medaglioni entro i quali si inscrivono i ritratti degli esponenti di Casa Landi e gli stemmi delle famiglie imparentate. 

La facciata è impreziosita  da elementi neoclassici, come il timpano triangolare che riporta la scritta  ‘Svevo Sanguine Læta’ a ricordo del legame tra la famiglia Landi e la casata imperiale di Svevia.

Gli interni del castello, in parte adibiti alle visite e in parte residenza, privata, sono particolarmente affascinanti e ricchi di splendore.

La sala da Ballo con il suo immenso camino, la collezione di piatti inglesi e i dipinti fanno di questo salone un vero e proprio ambiente regale così come le stanze attigue, tra camere da letto dai ricercati baldacchini, mobili del 1600 e ricordi antichi della battaglia di Lepanto a cui questa famiglia è legata.

Fregi barocchi si incontrano negli angoli più belli delle varie sale, tra la biblioteca, la sala Rossa e quella della Musica sino ad arrivare negli spazi sotterranei dove la vita era scandita da un grande torchio da vino e dal luogo di conserva di alimenti e dopo, purtroppo, parte di questa era destinata ad ospitare sicuramente poco amichevolmente, i nemici catturati nelle battaglie

Ci piace ricordare che in questo luogo il cui fascino ci ha davvero rapito, ospita la  famiglia reale d’Inghilterra nelle loro visite in Italia

Ricordiamo inoltre l’area museale: la sala armi dedicata alla battaglia di Lepanto, il museo delle divise e quello delle esplorazioni ed arte sacra.

 

-Visite a pagamento e con guida (N 44° 56’ 53,44”- E 9° 35’ 23,44”) Ampio parcheggio di fronte al Castello
-A21 Piacenza Ovest per Gossolengo, Molinazzo e Rivalta. 

 

II Castello di Paderna , immerso nella campagna del comune di Pontenure, risale molto probabilmente a prima dell’anno 1000 ma è solo con il 1163 che, mediante un atto , ne attesta la sua esistenza di proprietà del monastero di San Savino in Piacenza.

Castello di forma quadrata, quasi trapezoidale, posizionato secondo i punti cardinali , è ancora completamente circondato dalle sue mura e dal grande  fossato ancora oggi colmo d'acqua grazie alla presenza della Fontana del Giudeo, come nell’antichità. 

Nel 1453 il castello diventa di proprietà  della famiglia Marazzani ed è in quest’epoca che la costruzione  prende l'attuale aspetto di un elegante dimora che abbraccia in sé un’ ampia corte agricola e la Chiesetta di Santa Maria.

Questa è sicuramente la parte più antica dell’intero plesso, con la sua  pianta a croce greca, divisa in nove campate  da sottili colonne in pietra.Nonostante sia stata comunque modificato il suo originale aspetto, da luogo prettamente difensivo a lavorativo agricolo (e quindi ‘pacifico’), la presenza del doppio ponte levatoio (uno per il passaggio pedonale e l’altro per i mezzi di trasporto e le merci)  e le imponenti torri quadrate,testimoniano comunque una funzione difensiva dell’operato che veniva posto in essere all’interno delle mura.

Divisi da un muro, la zona lavorativa e quella prettamente signorile,  era il primo a sud circondato da un grande spiazzo su cui si affacciavano le scuderie, i fienili e le abitazioni dei contadini mentre l’altro presentava il pozzo, il torrione maggiore e un accesso al giardino.

 

-Visitabile a pagamento da aprile ad agosto e settembre.Possibilità posteggio vicino a castello (N 44° 57' 16.33- E 9° 47' 15,71)

-A1 da nord uscita  Piacenza sud, per SS9 ,Parma Pontenure, 
-A1da sud uscita Fiorenzuola d'Arda, per Piacenza, Pontenure, Paderna

 

Il Castello di San Pietro in Cerro, il più possente maniero di questa splendida pianura si trova sul confine con le province di Parma e Cremona.

Austero e compatto nella sua affascinante struttura esterna, si rivela al suo interno sofisticamente raffinato ed elegante venne costruito su un antecedente fortilizio militare di cui restano alcune tracce di un  fossato e di un rivellino.

Fonti certe lo fanno risalire alla fine del quattrocento: ne è testimone un epigrafe murata nel cortile del castello raccontandoci   che l’edificio venne portato a termine nel 1491 “ab fundamentis”, cioè dalle fondamenta. Il suo ideatore,  Bartolomeo Barattieri,fu giureconsulto e ambasciatore alla corte di papa Giulio II ed acquistò il feudo nel 1446 da Bianca Maria Visconti, vedova di Francesco Sforza.

Costruito  in laterizio e in  pianta quadrangolare con cortile interno in stile rinascimentale , da esso emerge il mastio dove era posto l'ingresso  con ponte levatoio (da poco rifatto) e  due torrette cilindriche collocati a difesa del lato nord.

Singolare risulta la sua merlatura a coda di rondine composta da  ventiere, o finestrelle  in legno basculanti che servivano per ridurre l’esposizione dei difensori.

Gli ambienti interni sono comunicanti e visitabili. Particolarmente affascinante ed elegante il salone d’onore affrescato, l’antica cucina con pentole in rame e ogni attrezzo per lavorare e cucinare il cibo, la sala d’armi, la ghiacciaia e le cantine, senza dimenticare le prigioni che mantengono tutt’oggi i ceppi o cavigliere dove i nemici venivano rinchiusi

Nel sottotetto del castello nel 2001 è stato allestito il MIM, Museum in Motion, che espone opere a partire dal secondo dopoguerra, realizzate da artisti nazionali ed internazionali

-Visite a pagamento con guida tutte le domeniche e festivi da marzo ad aprile.Possibilità parcheggio Via Roma (N.45° 01' 17,53" E 9° 56' 54,56")

-A1 e A21 uscita Fiorenzuola d'Arda per SS 462 direzione nord

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'