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I castelli della collina parmense (2a parte)

I castelli della collina parmense (2a parte) - Camperarcobaleno

- Rocca Sanvitale di Sala Baganza

- Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino

 

 

La Rocca Sanvitale posta  al centro della cittadina  di Sala Baganza, trae il suo nome dalla famiglia dei Sanvitale,  proprietari per oltre trecento anni.

Il "castellum de Sala", come principalmente era chiamata la costruzione, nel corso degli anni viene trasformato in una elegante dimora nobiliare, dopo aver vissuto un ruolo di primaria importanza nel sistema difensivo dei castelli parmensi

Notevolmente rimaneggiata nei secoli  dai Sanvitale, dai Farnese e da Maria Amalia d’Asburgo, moglie di Ferdinando di Borbone, che qui amava trascorrere il suo tempo e facendo del luogo una ricca ed importante  riserva di caccia realizzando anche un casino nella faggeta che oggi porta il suo nome,

 La grandezza della rocca è sempre legata alla presenza di famiglie nobiliari tanto che nel 1630 diventa luogo di convalescenza alla scampata epidemia di peste e residenza estiva del Collegio dei Nobili di Parma.

La rocca  ha l’aspetto di un lungo parallelepipedo diviso in  tre piani e limitato da ciò che  resta di due torrioni, il ponte di accesso, e  la cinta muraria che conteneva un tempo un giardino.

Il suo interno è ricco di affreschi e decorazioni pittoriche e opere del Procaccino ne ‘La sala dell’Eneide’ ,di Galeotti nella  “Cappella Palatina”con la parte Settecentesca,di Baglione (la parte cinquecentesca),e di Bernardino Campi nella ‘Sala di Ercole’.

Visite a pagamento. sosta di fronte al castello (N 44° 42' 47,77"- E 10° 13' 39,86")

 -A1 uscita Parma

 -A15 uscita Fornovo.

 -Da Parma SS62 in per Fornovo,  Sala Baganza

 

Da Fornovo SS 62 per Parma, Collecchio e Sala Baganza 

 

 

ll Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino, uno dei più antichi della regione, si trova in prossimità di Salsomaggiore Terme e, nel piccolo e incantevole borgo medioevale denominato Scipione Castello.

Fondata nel 1025 da Alberto Pallavicino e voluta quale fortezza militare, la costruzione è legata alla leggenda che vuole il nome del borgo originario  dalla presenza di una villa romana costruita da Gneo Scipione, zio del distruttore di Cartagine.

 Nel Medioevo il castello rivestì un grande ruolo per la difesa dei numerosi pozzi per l’estrazione del sale la cui proprietà era della famiglia Pallavicino.

Nel 1447 due  fratelli Pallavicino,  fecero erigere un nuovo torrione a forma cilindrica  e le mura “a scarpa”, oltre alle prigioni che sino ad oggi sono rimaste uguali all’epoca di costruzione.

Con la metà del ‘600 anche questa fortezza perde la sua naturale e primaria conformazione difensiva e nasce così un l’elegante loggiato un grande portale d’accesso al cortile d’onore sormontato dallo stemma di famiglia, e all’interno di questo,  saloni riccamente affrescati e soffitti a cassettoni decorati.

Nonostante il castello sia sempre rimasto di proprietà della famiglia Pallavicino, durante la Seconda Guerra Mondiale venne usato purtroppo quale luogo di internamento e dopo la data dell’8 settembre, un campo di smistamento prima della deportazione verso lager nazisti

Nel 2011 il Castello ha subito importanti lavori di restauro che hanno permesso l’apertura di una nuova ala e la rinascita di importanti ambienti ricchi di affreschi e decorazioni
Recuperata l’ala Nord Ovest del castello, la torre a pianta quadrata, una porzione di edificio dietro il ponte levatoio ed infine la costruzione seicentesca che ospitava le antiche scuderie,consentendo così di ampliare il percorso di  visita e di mettere a disposizione nuovi spazi per eventi culturali, esposizioni e attività didattiche. Non sono mancate ristrutturazioni per permettere agli ospitidi alloggiare  in suite particolari ed eleganti.

 

 

 Visite guidate a pagamento. sosta nei pressi  (N 44° 49' 39,50"- E 9° 57' 48,14")

-A1 verso Bologna uscita Fiorenzuola verso Parma, Salsomaggiore e  Scipione Castello.

-A1 verso Milano uscita Fidenza, Salsomaggiore, Piacenza  e Scipione Castello.

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'