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I Castelli della collina parmense (1a parte)

I Castelli della collina parmense (1a parte) - Camperarcobaleno

-Castello di Montechiarugolo

-Castello di Torrechiara 

-Castello di Felino

 

 

Avamposto militare della famiglia Sanvitale, il feudo di Montechiarugolo venne costruita sui resti di un vecchio nucleo duecentesco distrutto nel 1313.

L’attuale struttura denota l’ impronta quattrocentesca voluta  da Guido Torelli, condottiero e insignito del feudo di Montechiarugolo nel 1406 dai Visconti di Milano.

Nel corso del Cinquecento il castello venne vissuto da celebri ospiti come Papa Paolo III e il re di Francia Francesco I, Pomponio Torelli, umanista e letterato, trovando un nuovo splendore grazie al lavoro e all’opera di artisti e pittori dell’epoca.

Con la fine della signoria dei Torelli e testimone del primo combattimento per l’ Indipendenza italiana, , lo Stato Italiano lo vendette nel 1867 e venne acquistato da Antonio Marchi e ancora oggi di proprietà di questa famiglia.

In contrasto con le austere  mura esterne del castello, ci si trova immersi in un delicato mondo rinascimentale tutto da scoprire e da vivere per la sua bellezza e raffinatezza, grazie anche al già citato Pomponio Torelli il quale, amante della poesia e dell’arte, fu il  maggiore ispiratore dei cicli pittorici che si trovano nel castello.

Perse le cerchia di mura, il castello presenta pianta irregolare con la sua struttura merlata e con splendide sale affrescate

Il vasto salone rettangolare, detto delle feste, è coperto da alte volte a crociera con il biscione visconteo a rilievo mentre  sulle volte delle pareti cicli di affreschi con decorazioni vegetali ed esili figure femminili distese, opere risalenti al ‘500.

Di grande rilevanza sono quattro grandi tele a tempera della seconda metà del Settecento e raffiguranti L’Acqua, l’Aria, la Terra e il Fuoco, provenienti dalla Reggia di Colorno.

Sul lato orientale della parete, invece, ritroviamo  un frammento di un ciclo pittorico cinquecentesco raffigurante una nave, riferimento all’episodio omerico di Ulisse e le sirene.

In un’altra si ritrova il capolavoro pittorico del castello: le figure dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine sono dipinte in questa definita ‘camera di meggio' mentre l’incantevole loggia affrescata e sostenuta da beccatelli in pietra racconta un vivace ciclo decorativo di fattura quattrocentesca.

Montechiarugolo è attorniato da uno splendido giardino che nella bella stagione si veste di colori entusiasmanti e da splendide peonie e rose.

Un elegante cancello d’ingresso permette l'ingresso al giardino la cui bordurain bosso splendidamente curata ricorda lo stile del giardino all'italiana mentre statue settecentesche, provenienti dalla Reggia di Colorno, incorniciano con grazia la scenografia botanica

 

-Visite a pagamento da marzo a novembre . Possibilità parcheggio camper vicino a  SP 45 ( N 4° 69'26,1" - E 10°42' 0,73" 

-A1  uscita  Parma per Reggio Emilia. SS9 per Monticelli Terme, Basilicagoiano e  Montecchio

 

 Il Castello di Torrechiara venne fatto costruire da Pier Maria II de' Rossi a metà del 1400 sui resti  di una precedente casaforte. Considerato a pieno titolo uno tra i meglio conservati castelli italiani che unisce in maniera perfetta architetture medievali e rinascimentali, la sua posizione geografica permette un perfetto dominio della vallata sottostante.

Voluto , come il Castello di Roccabianca,per ospitare Bianca Pellegrini, grande ed eterno amore di Pier Maria ,Torrechiara era difeso da tre cerchia di mura collegate tra di loro da ponti levatoi e da due fossati di cui uno sempre asciutto per volere di Pier Maria, proprio per far diventare colui che avesse tentato la scalata al castello, facile bersaglio.

Altro sistema di sicurezza perfettamente conservato sono le  torri quadrate collegate tra di loro da una doppia cinta di mura, un tempo merlate e poi coperte dal tetto, che racchiudono il cortile interno detto anche  Corte d'Onore.

 Particolare è la torre di San Nicomede, sopra l'omonima cappella dove pare vi siano le tombe vuote di Pier Maria Rossi e Bianca Pellegrini.

Con la fine del ‘500, gli Sforza  trasformarono il maniero costruendo ampie logge panoramiche, abbassando  le mura difensive e allargarono porte e finestre: trasformazioni tutte a scopo di rendere il castello sempre più luogo residenziale. E’ in questo periodo che vengono realizzati i primi dipinti, opere che videro il termine nell’arco di un secolo,e  sono quelle di Baglione, opere  di affreschi a grottesche. Temi naturalistici quali la vite da generosi grappoli di uva, rami d’alloro in cerca di pace e altri fantastici, putti e facce mitologiche, uniti da sottili e leggeri nastri che sembrano di  seta e cammei regnano sovrani all’interno del castello e tra volte a botte e colori pastello, lo sguardo non può che non essere rapito da tanta bellezza.

E alberi da frutto, meli e susini, alberi dalle mele cotogne pronte ad essere colte,tra tramonto e alba, unico riferimento ad un tempo che naturalmente passa e qui non passa mai.

 E infine, la camera da letto di Pier Maria, uomo di guerra certo ma alto studioso di matematica, scienze e filosofia. Sansone ed Ercole, Virgilio e Terenzio: i  simboli dell'importanza della cultura e dell'intelletto sono affiancati non impropriamente a quello del vigore, della forza umana e maschile. La Camera d’Oro, una volta rivestita da foglie d’oro, è camera privata ma anche studio, luogo di raccolta di idee e di conoscenza.

A tutto questo splendido turbinio di immagini e colori, ci sono poi  gli stemmi di Pier Maria , con il  leone rampante e quello di Bianca ,un castello sull'acqua tra due bordoni da pellegrino, una formella con due cuori sormontati dal motto in latino "digne et in aeternum" e un nastro con la scritta "nunc et semper", per celebrare il loro amore.

 Nulla di più romantico.

Insomma, il castello di Torrechiara lo si può ammirare per le sue molteplici sfaccettature umane ed artistiche, architettoniche e storiche. Ognuno di noi troverà, per la predisposizione del suo animo, quello che cerca. Questa volta noi ci siamo fatte trascinare dalla vicenda amorosa di due persone,una vicenda appassionante e nello stesso molto galante. Una storia d’amore che il tempo non è riuscita a sbiadire.

 

-Visite a pagamento, aperto tutto l’anno. Giorno di chiusura lunedì. Possibilità di parcheggio sotto la rocca (N. 44° 65'72,73"- E. 10°27' 5,36")

- A1: uscita Parma, tangenziale verso Reggio Emilia e Bologna, tangenziale sud verso Langhirano, Corcagnano e Pilastro

 

 Ritorna tra le gemme del Ducato uno storico Castello. Il Castello di Felino - fortezza a pianta quadrangolare con quattro torri agli angoli, circondata da un ampio giardino boscoso ricco di castagni, nell'incantevole scorcio delle colline di Langhirano (PR) nel cuore della Food Valley – rientra da quest’anno in grande stile nel prestigioso Circuito dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza.

Già dal 1974 l'imprenditore Sergio Alessandrini ha iniziato un lavoro di restauro che, trent'anni dopo, ha restituito al maniero antichi fasti, riuscendo a salvare e consolidare il ponte levatoio, i bastioni, torrette e feritoie. 

Era un castrum, fortificazione nell'area dell'antica curtis Felini di cui si parla sia in un documento di Ludovico II dell'870 sia in una lettera del 948 di Lotario II.

Nel 1186, al termine della lotta tra Federico Barbarossa e i Comuni italiani, l'imperatore investì del feudo e del castrum di Felino la famiglia Ruggeri. Secondo le fonti, cronache locali dell'epoca suggeriscono l'edificazione di alcune parti del castello ad opera di questa famiglia. Il matrimonio di Agnese, ultima discendente dei Ruggeri, con Jacopo Rossi, segnò il passaggio del feudo e del castello di Felino alla famiglia Rossi che lo tenne per più di cento anni. Il castello, ritenuto inespugnabile, servì ai Rossi, in particolare a Pier Maria, come base e come difesa nelle lotte per la supremazia su Parma contro le famiglie dei Terzi, Pallavicino, Fieschi e Torelli.

Nel 1483 il duca di Milano Ludovico il Moro, in precedenza loro alleato, tolse l'appoggio ai Rossi e si impadronì con la forza del castello, distruggendone le fortificazioni per ridurne le potenzialità militari. Gli Sforza tennero il feudo di Felino fino al 1499, quando con l'arrivo dei francesi lasciarono il territorio parmigiano. Il re di Francia Luigi XII donò il feudo al nobile Pietro di Rohan, che lo vendette nel 1502 ai Pallavicino. Essi riattarono il castello e lo tennero per quasi cinquant'anni. Grazie a un matrimonio il feudo passò agli Sforza di Santa Fiora, che nel 1598 lo cedettero assieme a Torrechiara a Cosimo Masi, nobile fiorentino al servizio del duca Alessandro Farnese.

 Nel 1612 un membro della famiglia Masi, Gianbattista, fu accusato di far parte di una congiura contro Ranuccio Farnese, la cosiddetta congiura dei Feudatari, alla quale partecipò anche la bellissima Barbara Sanseverino. Processato e giustiziato, gli vennero confiscati tutti i beni, tra cui il castello di Felino. Con il passaggio al Ducato di Parma il castello perse la sua funzione di fortezza difensiva, per diventare residenza della piccola nobiltà che ruotava attorno alla corte ducale. Il feudo appartenne dal 1612 al 1645 a Girolamo Rho, dal 1645 al 1650 a Giacomo Gaufridi, marchese di Castelguelfo, poi fu tenuto per più di un secolo dalla famiglia Lampugnani.

Nel 1762, con la morte di Camillo Lampugnani, la proprietà passò a Guillaume du Tillot, che si fregiò del titolo di "marchese di Felino" e lo usò come residenza di campagna fino al 1771, anno in cui lo cedette alla Diocesi di Parma. Il vescovo Pettorelli Lalatta (1775-1788) lo scelse come luogo preferito di villeggiatura, riadattando vari locali per renderlo più abitabile. Seguì poi un lungo periodo di declino e di abbandono, tanto che il vescovo Francesco Magani nei primi anni del Novecento lo definì "un mucchio di rovine, albergo di pipistrelli, di gufi e di topi".

 Nel 1935 la Mensa vescovile vendette il castello alla famiglia Brian, già proprietaria di una villa nei pressi del castello. Negli anni Sessanta fu acquistato dalla famiglia Pianzola e dai conti Del Bono, che riadattarono diverse parti per ospitare un ristorante. Nel 1974 è stato acquistato da Sergio Alessandrini, attuale proprietario.

Già dal 1974 l'imprenditore  ha iniziato un lavoro di restauro che, trent'anni dopo, ha restituito al maniero antichi fasti, riuscendo a salvare e consolidare il ponte levatoio, i bastioni, torrette e feritoie.

"Rientrare a far parte dei Castelli del Ducato è stato da sempre il mio primo obbiettivo – spiega Davide Regazzo, attuale direttore del Castello di Felino – a mio parere, il castello di Felino è il più bel maniero del nono secolo presente sul territorio parmense. Ho avuto l’onore di ricevere dalla famiglia Alessandrini il compito di gestirlo per portarlo ad essere il punto di riferimento per l’organizzazione di qualunque evento. Insieme all’associazione dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza percorreremo questa strada, costruita nel passato, per giungere nel futuro a offrire sempre più e sempre meglio ai turisti e al territorio".

Oggi il Castello è stato trasformato in una realtà ricettiva che ospita matrimoni, cerimonie, feste e meeting. Diversi sono gli spazi predisposti per accogliere eventi e wedding con la parte esterna del loggiato e della corte d'onore dove si possono allestire sontuosi banchetti. Le sale interne climatizzate sono caratterizzate da arredi, camini, quadri, cimeli e mobili di epoche passate. All'interno del Castello si trova la Locanda della Moiana, ristorante che propone gli antichi sapori dei piatti di un tempo con echi ed influssi provenienti dal resto d'Italia, dalle coste come dalle zone di montagna.

Meeting, team building, conferenze, presentazioni, workgroup e numerose attività possono essere ospitati sia in spazi esterni del maniero sia nelle 5 sale interne, disposte su tre livelli pensati per ospitare da 20 a 350 congressisti, completamente coperto da un moderno sistema Wifi.

Un contesto assolutamente adatto per ideare pranzi e cene in cui raffinatezza e suggestione della struttura tendono la mano agli ottimi piatti proposti. L'atmosfera rilassata, calda ed accogliente e la particolarità di un maniero unico nel suo genere, fanno da contraltare all'alto livello culinario, caratterizzato da creatività, estro e fantasia inseriti in una serie di offerte in cui la tradizione gastronomica locale è l'indiscussa regina.

Il Castello nel comune di Felino ospita inoltre il Museo del Salame di Felino.

-Comunicato Stampa Castelli del Ducato di Parma e Piacenza 04 Febbario 2015- 

 

 

 

-Visitabile parzialmente (mura esterne e corte) Dal 1 marzo all'8 dicembre il sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00; venerdì su prenotazione per gruppi; da lunedì a giovedì chiuso. Da dicembre a febbraio chiuso.Visite guidate su prenotazione. Giorno di chiusura: in occasione di banchetti il castello potrebbe non essere visitabile, si consiglia di telefonare preventivamente.

Ingresso al castello gratuito; ingresso al Museo del Salame a pagamento (GPS: 44° 41' 06,28" E 10° 14' 10,71") Ampio parcheggio vicino al Castello
 
- A circa 16 km da Parma è raggiungibile seguendo la SS 62. Giunti a Stradella seguire indicazioni per Felino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'