Home » basso Monferrato » I Borghi

I Borghi

I Borghi - Camperarcobaleno

Grazzano Badoglio, Mombaruzzo, Moncalvo, Montemagmo, Olmo Gentile

 

 

 

 

 

 

 

GRAZZANO BADOGLIO

Grazzano Badoglio, oltre a ricordare la nascita del maresciallo Pietro Badoglio nel 1871, è turisticamente importante per la sua antica Abbazia Aleramica, oggi Chiesa Parrocchiale intitolata ai Santi Vittore e Corona le cui reliquie furono portate qui dai Crociati e queste sono conservate sotto l’altare maggiore

Fondata nel X secolo, sembra che il vero fondatore non sia stato Aleramo stesso ma suo padre Guglielmo, nel 912.

La facciata si presenta oggi risalente  alla metà dell’Ottocento, dopo un lungo abbandono dell’intera struttura.

L'interno, a navata unica, presenta lo stile barocco con tre cappelle per lato.

Nella cappella della Madonna del Rosario è conservata la tomba di Aleramo, con mosaici pavimentale.

Alle pareti due affreschi attribuiti a Guglielmo Caccia, raffiguranti  Aleramo mentre una lapide ricorda la traslazione delle ossa di Aleramo dal peristilio della chiesa vecchia, avvenuta nel 1581.

 

 

 MOMBARUZZO

 Passeggiare per Mombaruzzo significa ritrovare l’atmosfera di un borgo immerso nella sua storia antica. Si ripercorrono strade ripide e strette tra palazzi nobili dai  portoni rinascimentali, angoli ricchi di testimonianze artistiche, la tranquillità e i profumi di un borgo dove il tempo cammina dolcemente.  La piazzetta del cimitero vecchio, la chiesa di S. Maria Maddalena, maestoso edificio di origine romanica, la medievale torre civica, fanno sfondo ad un panorama spettacolare fatto di tradizioni e storie umane.

La sua notorietà è data dai famosi amaretti, ancora oggi fatti come vuole l’antica ricetta.

 MONCALVO

Di origine romana e il cui nome, Mons Calvus,  denota un luogo non particolarmente ricco di boschi, ha avuto anch’esso un castello di cui oggi troviamo solo alcune tracce tra cui il muro di difesa con due torri ottagonali, due baluardi a pianta circolare e un fossato sul versante nord della piazza principale del borgo, un tempo parte centrale della struttura originaria.

 La particolarità di questo paese, oltre all’ incantevole centro storico, è la presenza di numerose opere di Guglielmo Caccia detto “il Moncalvo” e il ricordo che tra queste vie è stata  ambientata gran parte della vicenda narrata nel libro' Il diavolo sulle colline' di Cesare Pavese, con le suggestive immagini scritte della collina, della villa "Il Greppo" e della piazza del mercato.

 

MONTEMAGNO 


Il borgo di Montemagno muove i suoi primi passi intorno all’anno 1000 quando la gente del luogo inizia a vivere e a costruire le proprie modeste abitazioni intorno al grande colle (di qui il nome del paese) e vicino al primo edificio fortificato.

Non sfugge alla vista ancora oggi  l'andamento irregolare del colle su cui eleva la  mole dell’antico maniero.

E’ da qui che il borgo prende forma e si dilata nello spazio e nel tempo, è partendo dal castello che la vita di Montemagno si plasma e si irradia nelle colline intorno. Non a caso da qui si dispiegano a raggera dodici vicoli chiusi dai resti delle mura per formare così il disegno  del  "recinto vecchio".

L'impianto medievale, unico nel Basso Monferrato, è ancora oggi ben visibile nonostante l’ampliamento e le modifiche fatte tra il XIII e il XIV secolo per poi il ricorso, nel 1700, alla trasformazione in elegante dimora di campagna.

Dall' esterno  il castello rive­la subito  le strutture più antiche : i muri della scarpata, posti in maniera irregolare e di diverse dimensioni per facilitare l’appoggio della struttura su un terreno scosceso, rivela il primo stadio temporale di questo ancora quando lo scopo era quello di difesa.

 Le finestre ad arco acuto in cotto e tufo, l’ampia fascia di corona presente anche in cima alle torri fanno parte di quella ristrutturazione ed ammodernamento datato XIV secolo

Il castello, di proprietà privata, è visitabile da maggio a ottobre.

Percorrendo i vicoli, nei pressi del cimitero si trovano  i resti della Chiesa e della Torre dei S.S. Vittore e Corona , risalenti all’ XI  secolo, gioiello romanico di inestimabile bellezza. Da qui si gode di un panorama unico sia sul paese che sulla campagna circostante.

 

 OLMO GENTILE

 Il nome di questo borgo proviene dalla tradizione medioevale di piantare vicino ai luoghi di culto e ai castelli un olmo, simbolo di carità e giustizia, per questo chiamato  ulmus sacra. Siamo sulla via del sale, la via dei pellegrini, quelli che da Roma andavano verso Santiago.

 Terra tufacea ricca di conchiglie e di fossili marini, dove il vento si trasforma in scirocco, il’ marein’, trat d’union tra mare e collina, tra crinali da cui i paesaggi si fanno linee morbide e sinuose lanciate in un cielo al di sopra della nebbia. Da qui si vede la Francia, si inseguono i contorni delle alpi verso Ceva e verso Mondovì.

 I Vescovi di Acqui decisero nel paese di Olmo il loro luogo di  ferie estive, in questo splendido e romanticissimo angolo,nel ricostruito castello ricavarono una duplice loggia di pietra, da cui ammirare, riparati dal vento, l'ultimo orizzonte, gli ultimi attimi del tramonto estivo.

 Il borgo è questo,  la sua  chiesa, il municipio, il castello. E la sua campagna dove ancora oggi si possono ammirare le  più antiche cascine di tutto il territorio, grandi case squadrate risalenti al XV e al XVI secolo coperte di pietre scure, angoli remoti e suggestivi in cui il tempo sembra non essere trascorso.

 Dell' antico borgo di Olmo Gentile, vicino alla vecchia chiesa parrocchiale di San Martino, rimangono alcuni singolari edifici; l’ antico fienile con la copertura in pietra a lose, l'antica masseria fortificata con l’incisione della data di costruzione (1587) scolpita su un portale e  il suo castello che ha conosciuto un lungo tempo di abbandono e di degrado, oggi restaurato.

 E poi la Chiesa  di San Martino che conserva  tratti tardo rinasci­mentali anche se incuranti lavori di ristrutturazioni hanno compromesso la sua originaria bellezza.

 

 

Su Pinterest

Su Pinterest - Camperarcobaleno

Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

Chi abbandona un cane non è un camperista

Chi abbandona un cane non è un camperista - Camperarcobaleno

(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

L'Agenda di CA su Facebook

L'Agenda di CA su Facebook - Camperarcobaleno

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'