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Guareschi racconta

Guareschi racconta - Camperarcobaleno

Brescello

  

  

 

“Le strade sono lunghe diritte. Da una parte c’è l’alba e dall’altra il tramonto. Piacciono i tipi con fisionomie precise. Facce da amare e da odiare, e non ci si stupisce che il Cristo parli e che uno possa spaccare la zucca a un altro, ma onestamente; però senza odio, e che due nemici si trovino alla fine d’accordo nelle cose essenziali”

Attraverso con il mio camper questa terra operaia e contadina, fatta di forti contraddizioni:  vaste distese di campi arati e grandi fabbriche, solitarie e vivide cascine lasciate cuocere sotto un sole prepotente e centri abitati nuovi e graziosi. Tutto qui sembra  solcato dal Grande Fiume che attraversa i luoghi e anche l’anima. Penso a quando, tra poco, arriverò a Brescello, luogo reso così famoso grazie ad un grande scrittore quale è stato Guareschi.

L’aria questa mattina è già prepotentemente calda, Lyla cerca invano, dal finestrino, un filo di aria più fresca che le raffreddi il suo nasone. Mi ricorda quel Monsignore che, dopo tanto tempo, ritornava al suo paese e affacciandosi  dal treno, assaporava  l’aria calda intrisa di profumo di granturco, di steli di mazze di tamburo e di piante di melone lasciate sui terreni arati quali lunghi serpi, cercando in lontananza con gli occhi attenti la prima visione di un campanile la cui grande campana, la Geltrude, continua a battere le ore del tempo.

La strada per Brescello è facile e accogliente,non ci si può sbagliare se si segue la strada del cuore….

Guidando ripenso al mio lavoro, a tutte quelle descrizioni  volute  e amate sulle terre di grandi scrittori tramite i loro vissuti e racconti. Qui sembra un'incoerenza, qui entra in scena un nuovo personaggio che rende visibile ai nostri occhi le immagini di un luogo: il grande miracolo del Cinema.

Brescello ne è il caso eclatante; il  paese di Don Camillo e Peppone con i suoi angoli e profumi, ci portano alla cinematografia degli anni ’50.

‘Paesello della bassa’, scelto dal regista francese Duvivier ( seguite poi da Gallone e Comencini) per girare quasi tutte le scene dei cinque magistrali film. E  gli ingredienti vi erano tutti: c’era  la Chiesa e il Municipio posti nella piazza principale del paese, c’era il maestoso Po con i suoi lunghi ed affusolati pioppi, quieto e invadente, c’era la gente contadina vera e combattiva di un dopoguerra tutto da sognare e da costruire , c’era la forza dell’intelligenza e del coraggio insieme alla semplicità, a volte rude e a volte tenera, di uomini capaci e arguti.

 Brescello è diventato comunque il paese di Camillo e Peppone e qui ancora una volta ritorniamo  a  passeggiare, Lyla ed io, a cercare ancora vivo e vivido un Sindaco Comunista e un Prete di Sfondamento. Ma so anche che troverò, tra quelle vie, tra quei muri e strade, i suoni e gli echi di fantasmi di un passato che anche qui, nonostante una linea profonda, non c’è più.

Per le antiche stradine che portano alla piazza e alla chiesa di Santa Maria Nascente incontro solo alcune donne, sulla loro bici, con due sportine da cui spunta un filone di pane; tutto intorno un sordo rumore in sottofondo scandisce il pesante movimento di un’aria stagnante fatta di terra e di frutti lasciati a maturare. Sono i motori dei trattori che scandiscono queste prime ore della giornata, trattori che non vedono né sentono questi giorni di vacanze, di tranquillità. Qui, in campagna, non ci sono ferie, il grano è da mietere, le terre da solcare….

La chiesa di Santa Maria Nascente è in Piazza Matteotti.

Il fulcro di tante dispute, di tanti litigi,di tanti comizi gridati e sussurrati, di tanti pugni e di un mare fatto di solidarietà e comprensione. Qui c’è tutto. Da far giare la testa.

Ci sono loro, nelle loro due statue bronzee, c’è il campanile, il Municipio, la Chiesa e il suo Cristo. Quello ‘dell’altar maggiore’… colui che parlava al cuore di Don Camillo, colui che con ironia ed entusiasmo, faceva ragionare i pensieri di quel parrocco.

Lo ritrovo nella cappella a sinistra dell’ingresso della Chiesa.

Ritorno a risentire il suono di quella bella voce che nei film donava armonia. Non sono qui come credente, sono qui come amica, a salutare un buon vecchio amico…

Fuori, sulla piazza, il silenzio è interrotto da un vociare; un folto gruppo di turisti tedeschi dall’età avanzata e dalla cadenza un po’ troppo spericolata, girandosi in una uguale sintonia e ritmo, seguono con il corpo e gli occhi le braccia alzate della loro guida che segna in aria i vari luoghi.

Sorrido.

Quali bambini ,si susseguono con eleganza intenti a farsi fotografare insieme a quei Peppone e Don Camillo, divertendosi come non mai abbracciando o dando braccio a quei due corpi. Ma si, è vero. Viene voglia anche a me di prendere sottobraccio uno dei due con la speranza che mi porti lontano…in quel tempo.

La piccola  cittadina accompagna in un dolce circuito le frasi celebri degli scritti di Guareschi che qui si fondono con la versione cinematografica: la casa di Giuseppe Bottazzi, divenuta celebre per la presentazione alla popolazione del suo ultimogenito, la casa di Don Camillo dove riecheggia ancora il famoso ‘crescete et moltiplicorum’,il famoso carro armato, la famosa Campana voluta per onorare un ragazzo che ha perso la vita…E’ questa campana che fa riflettere, che mi fa fermare.

Anche Lyla si ferma volentieri e stando lì sotto, ritorno a quelle scene, a quei dialoghi. Davanti alla morte, l’uomo si deve fermare e riflettere. Qui sotto non ci sono più ideologie diverse, non c’è più lotta. C’è solo rispetto verso la Vita, qualsiasi essa sia. Un valore grande, sembra quasi immenso e troppo spesso dimenticato.

E non si può non ritrovarsi, nell’accecante sole di agosto, davanti alla Madonnina del Borghetto. E’ sulla strada, tra il verde armonioso dei campi e ora, quasi mezzogiorno, nel silenzio più assoluto. E in questo assoluto ci si ritrova ancora una volta dinanzi alla sacralità della vita, davanti ad una madre che porta con sé il suo bambino.

L’umanizzazione della religione, qualcuno aveva affermato tempo fa, discorrendo sulle opere di Guareschi.

Viene voglia sempre e comunque di lasciarle un fiore. Questa sera, quando il sole finalmente lascerà spazio a luci meno accecanti, questo fiore sarà già seccato. Ma non importa, un semplice fiore di campo come un semplice e gentile gesto, riempie il cuore di una gioia profonda.

Brescello è anche Museo con la moto rossa di Peppone, la bici di Don Camillo, di ogni oggetto e di vicissitudini che hanno contraddistinto quegli avvenimenti. E la bandiera, ‘la sua bandiera’ della Signorina Cristina, maestra di scuola elementare, e le recensioni dei giornali e la storia personale del suo ideatore, di un uomo giornalista che da sempre voleva raccontare storie comunemente meravigliose..

Lasciamo questo luogo così bello, con la musica del film che ancora risuona nel cuore, e avviandoci verso Parma , Lyla ed io vogliamo ricordare questa frase….

“Ecco, ricomincia l’eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però se uno dei due si attarda, l’altro l’aspetta, per continuare insieme il lungo viaggio fino al traguardo della Vita”.


 

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 12 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'