Giovinazzo

Giovinazzo - Camperarcobaleno

Tra gli Svevi e i Borboni, alla scoperta del Dolmen 

Distesa tra la campagna e il mare, tra alberi di mandorli, di gelso e di carrube , Giovinazzo è un incantevole borgo medievale, costruito su una penisola di scogli e sui resti della romana Natiolum.

La  leggenda racconta che fu  Perseo, figlio di Giove, a fondarela città di  'Jovis natio'.

Certo è che qui, durante le guerre puniche, molti centri abitati vennero rasi al suolo e tra questi probabilmente anche questo centro chiamato Natiolum.

Questa è una terra bellissima che mi incanta ogni volta ho l’opportunità e la gioia di trascorrere le mie vacanze. E’ una terra dal cielo profondo e dalle distese di olivi per me quasi inimmaginabili tanto sono belle, tanto sono profumate di fieno e di salmastro.

La cittadina di Giovinazzo è un importante centro di mare, con le sue splendide spiagge che fanno da corollario al centro abitato, di pesca  e di turismo le cui attività di accoglienza  e svago esplodono non solo nel periodo estivo .

Il suo centro storico e culturale si affaccia sul suo porto e sul suo splendido  mare blu dell’adriatico, dove si trovano molteplici locali e ristoranti . Le sue vie sono strade  antiche, contorte e strette che si aprono al sole abbacinante estivo in ampie piazze ed e storici palazzi, chiese e angoli di storia.

Territorio degli Svevi, degli Aragonesi e dei Gonzaga sino a divenire terra dei Borboni, uno dei suoi più importanti simboli artistici e architettonici è senz’altro la Cattedrale.

In stile romanico pugliese , dedicata all'Assunta e costruita a partire dall’anno 1165, in essa si trova il ricordo di frate Guglielmo di Anwisk, il quale dinanzi al suo altare, sembra si ritirasse spesso in preghiera. Gugliemo fu Vescovo della città nei primi anni del 1300 ed è noto anche grazie alla sua menzione nel romanzo di Umberto Eco ‘Il Nome della Rosa’.

Come spesso accade in queste splendide cittadine del territorio del Sud Italia, anche questa Cattedrale accoglie moltissimi elementi di arte araba e bizantina quali i mosaici, ritrovati  sotto l'altare maggiore e  l'icona  della Madonna di Corsignano, patrona della città, conservata in una teca di argento e pietre preziose.

Chi ha la possibilità di visita in questo edificio religioso non potrà  non ammirare, all’altare maggiore, lo splendido Crocefisso  ligneo del 1400 e il bellissimo organo datato 1789.

I suoi tesori non si trovano solo in ambienti così maestosi  ma vanno incontro al visitatore intento a passeggiare nelle sue vie fatte di pietra e di muri bianchi, di piccoli angoli riparati dal sole grazie a cunicoli che sembrano sorreggano i palazzi e per nascondere, all’uscita di questi pochi passi, su splendide coreografie di piazze, di scale e di ballatoi ricchi di geranei e piante grasse.

Moltissime sono le vie e i vicoli stretti che si incontrano lungo la scoperta di questo borgo marino, ma di sicuro effetto e simpatia è  Vico del Soccorso, una stradina larga meno di mezzo metro che porta il nome da una edicola che raffigura la Madonna del Soccorso. Questa stretta via è detta ‘Vico delle Cortesie’ , perché se si incrociano due persone, uno dei due dovrà attendere il passaggio dell’altro.

Tra i ciottoli dal sapore mediorientale ci viene incontro L'"Arco di Traiano", di cui tutti i ‘Baedeker’ in circolazione raccontano che venne realizzata per volontà dell'imperatore  per  rinforzare le mura della città. Le quattro colonne, in parte inglobate nel muro perimetrale di due palazzi attigui, reggono faticosamente i due archi ogivali.

Nel nostro girovagare nel centro, ci imbattiamo in Piazza Vittorio Emanuele II, la piazza più importante della cittadina. La famosa fontana con i tritoni e delfini, di epoca recentissima, ha preso il posto di un più romantico baldacchino dove un tempo, sotto ad esso, alla domenica una banda di paese rallegrava la giornata di festa con la sua musica. Certo è che questa è la piazza per antonomasia, il centro sociale di una cittadina importante e fiera del suo passato storico. Su di questa si affaccia l’altra importante Chiesa, quella di San Domenico.

 Vogliamo  però ricordare che il territorio di Giovinazzo merita anch’esso di una visita, seppure di poche ore, partendo dalla visita all'area archeologica di San Silvetro, la più estesa e importante d'Italia, con il Dolmen di S. Silvestro, sulla strada provinciale Giovinazzo-Terlizzi.

Scoperto nel 1961 sotto una pietraia, il Dolmen è oggi uno dei maggiori esempi tra monumenti funerari dell’ architettura megalitica del II millennio a. C

Posto su un terrazzo pianeggiante della Murgia costiera,  è costituito da una lunga galleria di lastroni calcarei,posti tra loro in maniera ellittica e  divisa al suo interno in più sezioni.

Un’altra meta da non perdere è la visita alla località di San Martino in cui troviamo  l’antico e maestoso Casale di San Martino.

Databile intorno al XI secolo, è un imponente costruzione  disposta intorno a un cortile rettangolare con alte mura di cinta dove, al suo interno, oltre a vari alloggi, si trova  una grande cucina con focolare e pozzo, una stalla con mangiatoia ed abbeveratoio, una torre-vedetta a base quadrangolare su cui poggia una colombaia e  una piccola chiesa  nella quale anticamente vi era un altare dedicato a San Martino.

Questa struttura  è formata da una sola navata ed è caratterizzata dal campaniletto a vela, una piccola finestrella da cui entra la luce naturale e un piccolo ingresso incorniciato da stipiti in pietra.

Altre due chiese rurali ‘perse’ nella campagna sono quelle di Sant' Eustachio, risalente all’anno 1000 la cui pianta rettangolare è coperta da cupole a vela alla maniera dei trulli e San Basilio, edificata tra il X e l’XI secolo, con pianta rettangolare voltata a botte con cupola al centro. Dall’esterno si può facilmente notare il tetto a capanna che viene viene intersecato da un altro più alto. All’incrocio tra i due c’è il tiburio coperto da una struttura piramidale realizzata a ‘chiancarelle’.

La nostra visita a Giovinazzo è durata solo un giorno, il nostro viaggio itinerante è continuato in altre località turistiche forse più ammirate e conosciute ma nessun altro luogo, così affascinante e affabile, rimarrà  nei nostri ricordi di viaggio.

 

(A.L. Agosto 2016)

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'