Genova

Genova - Camperarcobaleno

-Il Corpo a Genova...-

-Una piacevole visita a Casa Mazzini-

-...e per non dimenticare-

-Area Sosta-
   

  

-Il Corpo a Genova...-



Giuseppe Mazzini nasce a Genova il 22 giugno 1805, figlio di Giacomo ,medico e professore di anatomia proveniente dalla cittadina di Chiavari e partecipe attivo nelle questioni  politiche ai tempi della Repubblica Ligure e da Maria Drago la quale si dichiara  giansenista. Giuseppe,chiamato da tutti in famiglia  "Pippo’ , ha anche tre sorelle, Francesca,Rosa ed Antonietta.

A 14 anni si iscrive  all'Università degli Studi di Genova in Medicina, controvoglia e obbligato dal padre rinunciando a questi studi subito dopo essere svenuto alla prima lezione di necroscopia. Preso un po’ in giro dagli amici, si iscrive  a Legge, dove si fa subito conoscere  per la sua intolleranza nei confronti dei regolamenti di stampo religioso tanto che, a 15 anni durante una Messa ,viene arrestato in quanto si oppone a lasciare il suo posto ai Cadetti del Collegio Reale.

Il giovane ed irruente Giuseppe si appassiona alla letteratura approfondendo  Goethe, Shakespeare e Foscolo tanto che la lettura del 'Jacopo Ortis' lo porta all’ immedesimarsi a tal punto al protagonista dell’opera romantica vestendosi sempre con abiti neri.  La sua entrata nella politica attiva del Paese è contrassegnata con la data del 1821 quando da Genova transitano i Federati  piemontesi  reduci dal loro tentativo di rivolta e  nel giovane Mazzini nasce il pensiero e il desiderio di lottare per la libertà della Patria.

Inizia ad esercitare la professione nello studio di un avvocato, anche se lascia molto spazio al lavoro di  giornalista presso l'Indicatore Genovese dove si occupa di recensire  libri patriottici fino a che la censura sopprime  il giornale.

Nel 1826 scrive  il primo saggio letterario, Dell'Amor Patrio di Dante, pubblicato poi nel 1837 e solo un anno dopo finisce gli studi con la Laurea  in Diritto Civile e in Diritto Canonico con la tesi ‘‘In Utroque Iure’. Non perde tempo e diviene subito membro della Carboneria, diventando segretario in Valtellina.

Per la sua attività rivoluzionaria deve rifugiarsi in Francia, a Marsiglia, dove organizza nel 1831 un nuovo movimento politico chiamato Giovine Italia. Il motto dell'associazione è  Dio e popolo e il suo scopo è l'unione degli stati italiani in un'unica repubblica con un governo centrale quale sola condizione possibile per la liberazione del popolo italiano dagli invasori stranieri.

 Il suo progetto si basa sul concetto dell’unità e della forza di un intero popolo, poiché senza unità l’Italia si sarebbe posta, nei confronti degli stati vicini e potenti, come  una nazione debole: il federalismo inoltre avrebbe reso inefficace il progetto risorgimentale, facendo rinascere quelle rivalità municipali, ancora vive, che avevano caratterizzato la peggiore storia dell'Italia medioevale.
L'obiettivo repubblicano e unitario avrebbe dovuto essere raggiunto con un'insurrezione popolare condotta attraverso una guerra per bande.

Durante l'esilio in Francia si lega sentimentalmente a Giuditta Bellerio Sidoli, vedova del patriota Giovanni Sidoli dalla quale ha un figlio  Joseph Démosthène Adolphe Aristide Bellerio Sidoli che  però muore a soli tre anni.

Nonostante la disgrazia che lo segna profondamente, Mazzini fonda  altri movimenti politici per la liberazione e l'unificazione di altri stati europei: la Giovine Germania, la Giovine Polonia e la Giovine Europa.

 La Giovine Europa fu la più grande concretizzazione del suo pensiero di libertà delle nazioni. In questa occasione egli estende dunque il desiderio di libertà del popolo (che si sarebbe attuato con la repubblica) a tutte le nazioni Europee.  Fondata nel 1834 a Berna insieme ad  altri rivoluzionari stranieri, il movimento ha  anche un forte ruolo di promozione per i  diritti della donna, dando spazio e voce a molte donne tra cui Giorgina Saffi,  moglie di Aurelio uno dei più stretti collaboratori di Mazzini.

 Mazzini continua la sua lotta nell’esilio e nelle difficoltà. Dopo il fallimento dei moti del 1848 durante i quali Mazzini lo si trova a capo  della Repubblica Romana insieme ad Aurelio Saffi e Carlo Armellini, i nazionalisti italiani cominciano  a vedere nel re del Regno di Sardegna e nel suo Primo Ministro Camillo Benso conte di Cavour la guida del movimento di riunificazione portando una sconfitta delle idee mazziniane sulla unificazione italiana e dalle riforme sociali e politiche. Cavour  stringe un' alleanza con la Francia portando la nascita dello stato italiano tra il 1859 e il 1861 allontanando così ogni ideale

Il 16 agosto 1870, la Gazzetta Piemontese, annuncia l’arresto di Mazzini con queste parole:

 

‘Giuseppe Mazzini, l’apostolo del risorgimento italiano, il banditore della fede repubblicana,l’incitatore delle rivoluzioni, è stato ieri, 14, arrestato a Palermo e sopra una corazzata tradotto a Gaeta, nella prediletta fortezza dei Borboni e dei Pontefici. (…)


Candidato alle elezioni del 1866 a Messina, chiamata per eleggere i suoi nuovi deputati , vince ottenendo moltissimi voti anche se la Camera, dopo giorni di discussione,annulla le elezioni obbligando il ritorno al voto. Sul neo eletto pesano due condanne a morte: una comminata dal tribunale di Genova per i moti del 1857  appello e l’altra dal tribunale di Parigi per presunta complicità in un attentato contro Luigi Napoleone.

Mazzini intanto segue lo svolgersi degli avvenimenti da Londra dove si è rifugiato e dove apprende la notizia del nuovo risultato delle elezioni di Messina: per la seconda volta viene  eletto e per la seconda volta la Camera annulla il voto. Si vota quindi per la terza volta e per la terza volta gli elettori lo votano; la Camera non può più sottrarsi al volere del popolo  ed è costretta alla convalida. Ma Mazzini non solo non vuole accettare una eventuale amnistia o grazia nei suoi confronti né tantomeno giurare fedeltà allo Statuto Albertino ed è per questo che rifiuta la carica. Da Londra riparte per soggiornare a Lugano fino al 1870 quando gli vengono amnistiate le due condanne a morte rientrando in Italia per organizzare i moti popolari in appoggio alla conquista dello Stato della Chiesa.  Con una nave raggiunge la Sicilia ma  all'arrivo nel porto di Palermo viene  arrestato  e recluso nel carcere militare di Gaeta.

Appena libero e sotto il falso nome di Giorgio Brown, si reca  a Pisa dove vive nell’abitazione di Pellegrino Rosselli sino al 10 marzo 1872, giorno della sua morte proprio quando alcuni membri della Polizia del Regno d’Italia sono nuovamente pronti ad un suo arresto.

L’Italia si commuove e la notizia si diffonde molto rapidamente; una grande folla assiste alle sue esequie,poi da Pisa un treno lo accompagna sino a Genova dove viene sepolto al Cimitero monumentale di Staglieno



Una piacevole visita a Casa Mazzini

Casa Mazzini è situata nel cuore della città di Genova, quella Genova ricca di storia e di leggende in parte narrate in italiano e in parte in dialetto, profumata di focaccia e di pesce fresco, allegra di mare e di porto, accarezzata dal sole e schiaffeggiata dalla tramontana. Il nobile palazzo della Famiglia Mazzini ci aspetta a metà di Via Lomellini, una bellissima strada recentemente riportata al suo antico splendore oggi percorribile a piedi, una di quelle vie che,se potesse parlare, ne racconterebbe ‘di tutti i colori’. 

Palazzo Adorno , risalente al XV secolo, fu legata ai Mazzini  dal 1794 al 1809 dove vissero per poi trasferirsi in Piazza dietro i Forni,  poco distante. 

La storia di quella casa diviene affascinante quando, dopo la morte di Giuseppe, un gruppo di operai organizzano una sottoscrizione per poter acquistare tre stanze di quell’appartamento ed è  nel 1875 che la struttura viene donata al Comune per poter aprire al pubblico quelle sale così importanti per la storia 

Nel 1925 l’intera struttura viene nominata Monumento Nazionale e acquistata dal governo per poter raccogliere ed ampliare le testimonianze storiche del Risorgimento e solo circa dieci anni dopo viene inaugurato l’Istituto Mazziniano completando il Museo con una Biblioteca e un Archivio Storico davvero ineguagliabile e degno di visita. 

 

 Nel Museo  troviamo  conservati  documenti e cimeli che illustrano un lungo periodo storico che va dalla rivolta popolare generata dal  giovane Balilla  all'era giacobina di inizio XIX secolo, dalla Repubblica Ligure, ai primi fermenti della Giovine Italia, dallo statuto firmato da Carlo Alberto di Savoia nel 1848, alle guerre di indipendenza dall'impresa dei Mille, a Roma Capitale nel 1849 con la reggenza del triumvirato Mazzini-Saffi-Cattaneo

 

In precedenza, la struttura era ospitata all'ultimo piano di  Palazzo Bianco, in Via Garibaldi , non lontano da Via Lomellini.

Nella casa natale di Mazzini era già esistente una sorta di sacrario, adornato con cimeli e documenti relativi al grande pensatore.  Il Museo risorgimentale , allestimento curato da Achille Neri che ne aveva compilato un catalogo in due volumi, unendo alle opere  anche le raccolte del periodo risorgimentale, vennero trasferite da Palazzo Bianco a Palazzo Adorno  nel 1934, con l'arricchimento dell'archivio e della biblioteca che costituiscono l’ Istituto Mazziniano.

Le sale disposte su ci accolgono con con bandiere ed alabarde, quadri, stampe, fotografie, libri, gessi, armi, bellissime uniformi garibaldine e dei Carabinieri genovesi, vari oggetti e mobilia d'epoca, dalla metà del XVIII alla metà del XIX secolo.

Ci vengono raccontate le vite di quei  protagonisti delle lotte, delle sconfitte e del sogno della Giovine Italia ,con in testa Carlo Pisacane,  di episodi e di eventi che la storia ci ha celato perché giudicati forse di minore importanza  come la rivolta di Genova del 1849.

Nell'archivio del museo sono conservati oltre 60.000 manoscritti su personaggi ed associazioni rappresentativi del movimento democratico mazziniano, le carte di Jacopo Ruffini e dei suoi fratelli Agostino e Giovanni, quelle di Goffredo Mameli e della Confederazione Operaia attiva dal 1854 al 1925 e  tra gli scritti di Mazzini ritroviamo  gli Zibaldoni giovanili e alcuni capitoli dei Doveri dell'uomo.

La biblioteca ospita invece oltre 40.000 tra libri, opuscoli storici, giornali, oltre a 35.000 unità provenienti dalla raccolta della Biblioteca popolare Giuseppe Mazzini, giunta integra dalla sua fondazione, avvenuta nel 1905.

Di particolare rilievo,  oltre  a quelle dedicate a Giuseppe Mazzini e a Giuseppe Garibaldi, spicca la sezione dedicata a riguarda  Goffredo Mameli e il suo inno dedicato agli italiani - musicato sul testo di Michele Novaro -cui è esposto l'autografo.

Vogliamo inoltre mettere in luce un quadro di Tetar Van Elven che ci racconta la partenza dei Mille dallo Scoglio di Genova Quarto, nella notte tra il 5 e il 6 Maggio 1860.

Le donne di Camperarcobaleno ringraziano Ilaria Bertuzzi per la sua disponibilità.


 

e per non dimenticare....

 

E per non dimenticare altri angoli di una città così bella (non solo perchè è la nostra) ricordiamo:

1) Genova Centro- Corvetto:
     Statua di Giuseppe Mazzini  e lapide in ricordo di Maria Drago, sua madre
     Statua di Vittorio Emanuele II

2) Genova -zona Caricamento:
     Statua di  Raffaele Rubattino
  
3) Genova Centro -De Ferrari
     Statua di Giuseppe Garibaldi

4 )Genova-Portoria
    Statua del Balilla 


-Area Sosta-


 

Anche la nostra città, come altre, presenta alcune difficoltà per i camperisti. La città riserva comunque una buona rete di trasporti con il Treno, Stazione Brignole e Stazione Principe, la Metropolitana e gli Autobus dell'AMT. Per la sosta dei camper in aree attrezzate Vi segnaliamo:

-Area Sosta Pons, Via Funtanin-uscita casello autostradale di Genova Nervi, a pagamento, con scarico ed elettricità. 

GPS

44° 23'  631" N
   9° 00' 285" E


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Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 12 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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