Gemona

Gemona - Camperarcobaleno

A Gemona splende il sole

Città di origine preromana, Gemona è menzionata per la prima volta come uno dei castelli che nel 611 erano ritenuti, dai Longobardi, inespugnabili.

Divenne presto un centro importantissimo dedito ai traffici commerciali, trat d’union  fra le regioni italiane e l'Europa danubiana,  luogo dove i mercanti dovevano scaricare le merci per la notte,  in attesa del giorno seguente per riprendere il viaggio.

Grazie a questo il centro urbano divenne  anche ricco di fermenti artistici e culturali, abbellito da chiese, palazzi e case signorili, difeso da una grande cinta murata da cui svettava l'antico castello.

Nel XV secolo,però, la dominazione della Serenissima portò una profonda decadenza che si sarebbe presto tramutata in vera e propria crisi economica e solo  dopo il secondo conflitto mondiale, grazie alla creazione di importanti realtà lavorative, Gemona riprese vita.

Divenuta tristemente nota in tutto il mondo per il terremoto del 1976, Gemona oggi  è il simbolo della rinascita del Friuli.

 Completamente rinnovata nel suo aspetto architettonico, ha saputo coniugare in maniera perfetta il suo passato con le nuove realtà dando un notevole sviluppo, anche al turismo.

Ciò che si incontra, tra Santa Maria delle Grazie, non più recuperata e non più ricostruita, riflette la volontà di non dimenticare mai ciò che è successo nel 1976 ed è oggi monumento storico importantissimo.

Attraverso Porta Udine  si entra nell'antico centro cittadino dove sorge il Duomo di Santa Maria Assunta, uno dei monumenti religiosi medioevali più importanti della regione. 

In essa si trova una perfetta fusione tra elementi dello stile romanico e gotico, interpretati dall'ingegno di artisti locali.

Il portale romanico,decorato da motivi fitomorfi, la colossale statua di San Cristoforo alta ben sette metri, posta a protezione dei viandanti,  l'elegante gotica Galleria dei Re Magi con le nove statue raffiguranti scene dell'Epifania, hanno ripreso lo splendore di sempre nonostante il terremoto, memoria storica e sociale ben visibile al suo interno con le colonne in marmo rosa inclinate.  Per non dimenticare.

Ma questa gente non dimentica, fa tesoro della sua cultura e della sua storia e non si perde ma lavora.

Bella da percorrere è Via Bini, tipica strada medievale - antica via commerciale stretta e tortuosa - sulla quale si affacciano edifici storici ornati da portali, rientranze, piazzette e portici. E' possibile scoprire su di questi affreschi,  terrazzini in stile neogotico e bifore

Il Palazzo Comunale è un elegante edificio rinascimentale del primissimo Cinquecento da cui spiccano edifici moderni con funzione pubblica e civile.

 Tra gli edifici di interesse storico artistico della cittadina va menzionato il Santuario di S. Antonio, il più antico luogo di culto al mondo dedicato al Santo.

Ricostruito in linee architettoniche ,conserva al suo interno i ruderi della chiesetta duecentesca eretta dal Santo stesso in onore della Madonna.

Tutto ciò che poteva essere salvato, ricostruito, ripreso, ripulito, è stato fatto, compreso, portato a nuova vita.

Parlare con loro del terremoto significa ascoltare mille diverse storie così come mille e mille sono state le paure, le tristezze, i momenti di vuoto dell’animo. Ma mai si sentirà  parlare di disfatta, di rassegnazione. Gente abituata a faticare, a vivere una natura non facile, a sostenere l’esame della vita ogni giorno. Anime belle che hanno saputo cambiare le carte in tavola nei confronti di una sorte cattiva.

Abbiamo passeggiato nella via principale dove i negozi di artigianato  hanno ripreso vita, dove fiori ricadenti dalle finestre sovrastanti esaltano la tipicità di un luogo di montagna, dove le case sono ancora una volta di pietra e di legno. Pulita e accogliente, questa è Gemona.

‘Terremoto?’ ci domanda un anziano seduto accanto alla porta di casa sua. ‘Roba andata’, ci risponde. ‘Qui, a Gemona, splende il sole’.

Io che di questa terra ne faccio un po’ parte, quasi mi distraggo da questo temperamento temerario, ma i pochi turisti che vedo passeggiare in questa timida giornata di primavera, hanno gli occhi per questi angoli e per quel Museo ’1976 Frammenti di Memoria’ che racconta quella ‘brutta storia’ , senza retorica , senza lamenti (se non solo sussurrati). 

Sono certa, come mi è stato confermato, che questo Museo non è stato voluto per arroganza o per mostrare qualcosa. E’ solo il cuore che parla qui dentro, è la volontà di rinascere, è il monito a non confondersi mai con la paura, il freddo e le tragedie individuali. 

Ma Gemona non è più terremoto. Gemona è oggi un luogo turistico da visitare in pieno, con le prelibatezze culinarie o per la Rievocazione Storica che si tiene ogni anno tra la fine di luglio e la metà di agosto, Tempus est Jocundum.

(A.L. Giugno 2016)

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'