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Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio - Camperarcobaleno

La città non deve morire

 

 

Al confine con l’Umbria, Civita è situata su uno colle di tufo che determina la sua sempre più nota instabilità per un’erosione continua, costituito da una formazione alla base di argilla di origine marina mentre gli strati superiori son composti da materiale tufaceo e lavico.

Inoltre  la progressiva erosione da parte della collina e della vallata, ha limato e modellato il terreno dando col tempo vita alle forme dei calanchi. Questi si estendono in una grande vallata, creste d’argilla dalla forma ondulata i cui punti più estremi sono dati da torrioni acuti e aspri.

Sicuramente Civita è stata una fiorente cittadina etrusca , in una ottima  posizione geografica per lo scambio commerciale e in più una cittadina ‘moderna’ la cui funzione sociale era avanzata.

Le testimonianze sono molte ed inequivocabili. Molte le necropoli ritrovate, reperti archeologici e il suggestivo “Bucaione”,  profondo tunnel che consente la via la Valle dei Calanchi.

Il problema dell’instabilità del borgo era però già noto agli antichi Etruschi i quali misero in pratica molte opere per salvaguardare il luogo ad esempio arginando fiumi e canalizzandoli. Lavori imponenti ma utili che però, ai tempi dell’impero romano, vennero trascurate e poi definitivamente abbandonati, lasciando al degrado queste prime ma preziose opere.

A differenza dell’impianto urbanistico tipico etrusco e dei numerosi ritrovamenti di necropol, il’architettonicità del borgo è di tipo medievale e rinascimentale.

Accedendo da Porta Santa Maria (un tempo Civita era accesibile mediante ben cinque porte), ci si trova dinanzi ad un arco in peperino, sormontato da una loggetta. Attribuita  al Vignola, sulla porta si trovano due bassorilievi che raffigurano un leone che trattiene un uomo mediante gli artigli.

Porta Santa Maria si apre su una piazzetta, circondata da palazzi gentilizi. La strada che parte da questa si snoda verso Piazza San Donato la cui pavimentazione è tutt’oggi quella originale di quattrocento anni fa. E’ qui che si incontra l’ex-Duomo di San Donato, del VIII secolo e dall’aspetto cinquecentesco. In questa singolare piazza nel mese di giugno si svolge il Palio della Tonna, una festa di origine medievale.

La bellezza incontrastata di questo medioevale borgo è dato sicuramente dai suoi vicoli, dalle modeste case medievali e rinasciementali, dai suoi ornamenti composti da bifore, portali in peperini, dalle numerose ed invitanti botteghe artigianali che popolano il centro.

Un luogo forse più degli altri è da non scordare di visitare:  la Grotta di San Bonaventura. L’antica tomba a camera etrusca, posta a strapiombo sulla valle, è legata alla leggenda secondo cui un bimbo chiamato Giovanni di Fidanza, futuro San Bonaventura, venne salvato da una malattia grazie a San Francesco.

La madre di Giovanni promise a Francesco che il piccolo avrebbe investito la propria vita al servizio di Dio. Francesco soprannominò il piccolo ‘Bonaventura’, e Giovanni divenne francescano con questo nome.

Diventata per  anni quasi una cittadina fantasma, oggi Civita è collegata a Bagnoregio, grazie ad un lungo ponte in cemento armato.

Costruito dopo la demolizione da parte dei tedeschi durante la  Seconda Guerra Mondiale, venne in parte ricostruito negli anni ’60 quando degli smottamenti resero il ponte non sicuro.

Di Civita, la città che muore,vogliamo ricordarne lo splendido paesaggio e l’atmosfera che ci ha accompagnato nella nostra visita, per far sì che questa possa essere a breve, la città che vive, grazie al suo ripopolamento al flusso ininterrotto di turisti e a persone che amano questo luogo.

 

 (A.L)

 

 

 

 

 

 

 

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