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Castello Orsini Colonna- Avezzano

Castello Orsini Colonna- Avezzano - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: si con barriere architettoniche presenti 

 Open- no handicap accessible

 Da visitare: Pinacoteca d'Arte Moderna,Santuario Madonna di Pietraquaria,Tagliacozzo

 Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

 

Il Castello Orsini-Colonna è difficile da non incontrare, situato al centro della cittadina di Avezzano, raccolto su se stesso grazie ad una recinzione e aperto verso la sua città.

Voluto nel 1490 da Gentile Virginio Orsini, le sue basi erano ciò che restava della torre di vedetta a pianta quadrata realizzata nel 1181 da Gentile da Palearia, conte  di Manoppello  e signore del contado di Avezzano.

Realizzata da Francesco di Giorgio Martini, la struttura venne concepita quale fortilizio ‘Ad exitum seditiosis Avejani’  e di proprietà della Famiglia Orsini che la vissero sino a quando subentrarono in essa i Colonna.

Se durante la proprietà degli Orsini la sua struttura era quella di una costruzione quadrangolare assai rigida con quattro torrioni rotondi e circondata dal fossato, con i Colonna  si ha nuovo gusto nel suo ammodernamento trasformandola in villa fortificata aggiungendo ad essa un nuovo piano abitativo con l’aggiunta di un loggiato che dava verso il lago mentre un raffinato portale in stile rinascimentale veniva aperto ad ovest.

Lo stesso ideatore di queste modifiche, Marcantonio Colonna, vuole la realizzazione di un giardino che venne abbellito di un portale di ingresso per ricordare la vittoria nella Battaglia di Lepanto su cui venne inciso il suo desiderio di pace e di tranquillità.

Purtroppo oggi la lastra di pietra con l’incisione di questo desiderio non esiste più.

Grazie a Marcantonio il castello venne decorato e abbellito con numerosi affreschi sulle pareti e sui soffitti, affreschi che ancora ricordavano il suo trionfo nella battaglia di Lepanto insieme a numerosi dipinti che raffiguravano Carlo V.

Le opere di modifica del castello, da pura fortezza quasi militaresca (dovuta in gran parte al suo architetto militare) in palazzo baronale, dotato di decorazioni e comfort dell’epoca dovuti alle famiglie di un certo rango sociale,sottolineano la volontà da parte di Marcantonio di voler vivere in una residenza sontuosa che rimarcasse la sua personale potenza.

Il castello rimase di proprietà della famiglia dei Colonna sino ai primi dell’800, periodo in cui passa, per linea femminile, ai duchi Grazioli-Lante della Rovere e poi, agli albori del 900 ,di proprietà dell’allora vice sindaco di Avezzano che lo adibì ad albergo, a scuola e a tribunale cittadino mentre il parco divenne una rimessa per i cavalli.

Queste ultime vicende portarono ad interventi assai brutali quali la rimozione di colonnati, l’imbiancatura e la tramezzatura delle sale una volta splendidamente affrescate, la distruzione della loggia voluta da Marcantonio, processo di annientamento a cui contribuì il terremoto del 1915.

Infatti quello che l’uomo non aveva ancora distrutto, lo fecero le numerose scosse del sisma che sbriciolarono le camere cinquecentesche dei Colonna situate al piano sopraelevato.

Con la Seconda Guerra Mondiale, quello che rimaneva del Castello era ancora passibile di restauro ma i bombardamenti sulla città e su questo edificio storico ne decretarono il suo stato a rudere.

Gli anni post bellici lo videro prima quale residenza per famiglie nomadi e poi, in ultimo, canile municipale.

Solo agli inizi degli anni ’90 si ha una decisa e voluta ristrutturazione globale del prezioso complesso, oggi spazio polifunzionale, accostando la parte architettonica antica con quella moderna con l'utilizzo del vetro e dell’acciaio.

 

GPS: 42° 01' 39,18 N

           13° 25' 34,02 E

 

-A24/A25  uscita Avezzano

 

-A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Sora/ Avezzano

 

 

Sosta: solo parcheggio in Via Genova

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'