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Castello Estense di Montecchio Emilia

Castello  Estense di Montecchio Emilia - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: si con barriere architettoniche: presenti

 Open- no handicap accessible-Ticket

 Da visitare:Museo 'La Barchessa', Museo del Parmigiano Reggiano, i Castelli del Ducato

Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

Legato  alla storia e al  mito di Matilde di Canossa, l’antico Castello di Montecchio Emilia si trova a  metà strada tra Reggio e Parma, a Sud della Via Emilia, sulla sponda destra del poderoso fiume Enza.

Oggi di proprietà comunale, domina il centro storico ed è una delle più importanti architetture fortificate risalente al periodo matildico.

Tutt’oggi non è chiara la su data di fondazione ma si è a conoscenza  di un documento datato  1114 e firmato da Matilde di Canossa in cui vi è il primo riferimento al castello come "Castrum vetus" , anche se probabilmente un suo primo nucleo esisteva già nel 1000 sec. d.C. 

Posto in una posizione geografica favorevole, nel 1200 era già oggetto di contrasti tra il Comune di Parma e il papato e nobili famiglie tra cui i Visconti e gli Este che  si contesero la proprietà.

Diventato Marchesato nel 1562, sino alla fine del 1800 fece parte del Ducato di Modena e Reggio e nel secolo appena passato fu adibito a carcere.

Il castello demarca, a ponente, il centro storico di Montecchio; in stile tardo medioevo, tranne le torri che probabilmente risalgono al periodo matildeo,  ha pianta quadrilatera irregolare.

Accedendo dal piazzale Rocca, si ci introduce allo spettacolare Cortile della Rocchetta.

Un tempo posto a cielo aperto, in epoca medievale erano qui poste numerose botteghe degli artigiani.

L’antico pozzo del ‘400 conteneva l’acqua che scendeva dal cielo ed era l’unica fonte di acqua potabile mentre il mulino, trainato sicuramente da animali, macinava il grano per il sostentamento degli abitanti del castello.

Al piano terra la sala del bargello, il comandante delle guardie, ossia le sue stanze private.

Utilizzata anche da Luigi d’Este, questa comprendeva un camino su cui era posto lo stemma dei Visconti.

Una scala a chiocciola porta al piano interrato dove, grazie a recenti lavori di scavi archeologici, sono visibili le antiche fondamenta del castello e un  sepolcreto carolingio con 28 sepolture contenenti un centinaio di deposizioni.

La particolarità di queste è che sono tutte disposte verso est-ovest come se seguissero un perfetto rituale e i corpi avvolti in un sudario e senza alcun corredo.

A fianco, la calcara databile intorno all’anno 1000, una grossa fornace per la calce e tracce di una antica fondazione, probabilmente la ‘ecclesia S.Ambrogi’.

Nella parte più orientale è conservata una cannoniera e due tombe ancora intatte.

Risalendo poi sono visibili la Torre Pontaia che ospitava il corpo di guardia e l'antica  Porta di accesso alla Rocca dove ancora si vedono tracce della presenza del ponte levatoio. 

Salendo la scala a chiocciola del XVI sec. si giunge fino al piano nobile che ospita la biblioteca con soffitto a cassettoni e pregevole cappella secentesca.  

Risalendo la stretta scala a chiocciola si raggiunge il piano nobile utilizzato sia dalla famiglia Vicedomini che dai d’ Este.

Qui si svolgeva la normale vita quotidiana e banchetti e feste. Purtroppo dal 700 queste sale vennero anche utilizzate come carcere.  Il piano nobile si presenta con soffitto a cassettoni

La particolarità storica di queste stanze la si ritrova nell’unico affresco raffigurante la Madonna con il Bambino circondata da San Giacomo e Sant’Antonio, in stile gotico e di un’alto valore artistico che riporta ad influssi giotteschi.

Tra queste sale di indubbia bellezza sono le esposizioni di ceramiche risalenti al 1500, tra cui quella definita ‘degli sposi’.

La visita continua poi sui camminamenti di ronda da cui si gode una splendida vista e  le merlature ghibelline insieme alle due prigioni, dette Toricino e Galingana.

Da visitare, situata nel torrione, la sala d’armi, costituita alcuni anni fa, con armi risalenti alla seconda guerra mondiale e armi più antiche provenienti da collezioni private.

Proseguendo la visita si giunge all'imponente struttura del Torrione. La salita verso la maestosa struttura del torrione regala la vista sul pendolo di Focault, orologio settecentesco il cui complesso marchingegno dà l'ora sulla piazza della Repubblica. 

 In cima al  torrione si ritrova  la Cella Campanaria con  due antiche campane bronzee, la prima del  1577 con dedica al primo Marchese di Montecchio, Alfonso d'Este, l’altra del 1768, di minori dimensioni.

 

 

GPS: 44° 42' 00,26'' N

            10° 26'46,82''  E

 

 

 

Da Nord (Mantova)
 
Prendere l'autostrada del Brennero A22, seguire la direzione Brennero - Modena, seguire la direzione Reggio Emilia prendendo l'autostrada del Sole A1, uscire al casello Terre di Canossa-Campegine, seguire le indicazioni per Calerno e poi per Montecchio Emilia.

 

Da Sud (Lucca)
 
Percorrere l'autostrada A11 fino a Viareggio, continuare sull'autostrada A12, seguire la direzione La Spezia/Parma, proseguire sull'autostrada A15, in prossimità di Parma continuare sull'autostrada del Sole A1, uscire al casello Terre di Canossa-Campegine, seguire le indicazioni per Calerno e poi per Montecchio Emilia.

 

Da Reggio Emilia
 
Percorrere la SS 9 "Via Emilia" in direzione di Parma, seguire le indicazioni per Calerno e poi per Montecchio Emilia.
In alternativa, prendere la SP 28 verso Montecchio Emilia.

 

Da Parma
 
Percorrere la SS 9 "Via Emilia" in direzione di Reggio Emilia, seguire le indicazioni per Sant'Ilario d'Enza e poi per Montecchio Emilia.
In alternativa, prendere la SP 513R fino a Pilastrello, continuare sulla SP 18 e poi proseguire sulla SP 28 verso Montecchio Emilia.

 

 

 

    Da Bologna
 
Da Borgo Panigale percorrere la SS 9 "Via Emilia" in direzione Modena, superare Castelfranco Emilia, Modena, proseguire in direzione Reggio Emilia, continuare sulla SP 28 verso Montecchio Emilia.
 
 
-Sosta:Area Comunale Parma Uscita n° 10 Tangenziale 

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'