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Castello Doria -PortoVenere

Castello Doria -PortoVenere - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: si-barriere architettoniche: presenti

 Open- no handicap accessible

 Da visitare:il borgo, il mare,Isola Palmaria 

Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

Questa volta vogliamo rimanere con il camper alle porte della nostra terra per ricordarVi uno tra tutti i castelli liguri che nel corso di questa avventura abbiamo visitato.

Siamo a Porto Venere, nel Golfo che prende il suo nome , di fronte ad uno spettacolo stupefacente fatto di terra e acqua, sole e luce, agavi e limoni, esplosioni di mimose e iris. 

Situato all’interno dell’area del Parco Naturale Regionale di Portovenere, su di una altura rocciosa dominante il golfo e il borgo marinaro, questa fortezza, struttura militare, è simbolo incontrastato della grandezza della Repubblica di Genova e con una architettura militare tipica del genovesato.

Il motivo della sua nascita e la sua realizzazione rimane in un leggero oblio se non alcune frammentarie  notizie lo fanno risalire  al 1139 quando la Repubblica di Genova ottiene il controllo, per la difesa contro Pisa, del minuscolo ma importante borgo di Porto Venere, tramite i Signori i di Vezzano.
Attingiamo da poche fonti storiche derivanti da alcuni registri, i Cartularia di un Notaio, tale Giovanni di Giona, il quale riporta notizie sulla sua esistenza,  alcuni versi in latino del poeta Ursone da Vernazza, del 1242, ed infine alcune annotazioni del grande annalista Caffaro che redige per la Repubblica di Genova notizie ed avvenimenti.

Al centro delle lotte tra Genova e Pisa per la conquista delle terre circostanti, ricordiamo la famosa Battaglia della Meloria del 6 agosto1284, quando il borgo marinaro e il suo castello erano parte del vasto feudo di proprietà di Nicolò Fieschi  ritornando a far parte della Repubblica Genovese. 


Nel XV secolo Genova decide di demolire il castello riedificandolo su una zona maggiormente dominante rispetto al precedente che lo vedeva accanto alla Chiesa di San Pietro, secondo criteri più moderni e seguendo i canoni architettonici e militari dell'epoca che vedevano l’avvento delle armi da fuoco.
 

A pianta pentagonale in un massiccio quasi regolare in pietra, i tre bastioni avevano il compito di controllare gli accessi al borgo e dal mare e un torrione circolare, databile all’incirca verso il XVI secolo garantiva la sicurezza da eventuali pericoli provenienti dai monti che circondano Porto Venere. 

 L'ingresso al castello avveniva tramite un ponte levatoio di cui oggi rimangono visibili le fessure di scorrimento per i tiranti.

Il cosidetto “corpo basso” con prospetto e portone d’ingresso principale sul borgo è in contrapposizione con il “corpo alto”, aggiunto nel XVI secolo, che incorpora la struttura cinquecentesca insieme alla grande “sala ipostila” a cui si arriva tramite una scalinata in pietra e un corridoio voltato.

Il ‘corpo basso’ del castello usava bocche da fuoco vere e proprie con una notevole potenza di tiro mentre il ‘corpo alto’ era attrezzata con archibugi e altre armi che aiutavano le bocche da fuoco a tenere lontani i nemici. 

 All'interno della fortezza cinquecentesca, alla quale si accede tramite un corridoio voltato e una scala coperta, si trova una Sala ipostila la cui copertura è sostenuta da colonne.  

Sopra di essa si ritrova la casa del castellano locale che, dal XVI al XVII secolo, fu sede del Capitano del popolo.
Durante il periodo napoleonico, Napoleone fece suo il Castello usandolo quale prigione e devastando le parti cinquecentesche. Oggi sono ancora visibili i segni delle inferriate poste e le deturpazioni della sala ipostila.


GPS: 44° 03' 00,68'' N

 

         9° 50' 04,10'' E  

 

 

 

-A12 Genova/Livorno  -A15 La Spezia/Parma. Uscita La Spezia

 

Sosta: Via Olivo Località Cavo, ampio piazzale con splendido panorama,con 18 posti camper in diagonale su fondo in blocchetti di porfido. Area sosta splendida. A pagamento



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(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'