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Castello di Trani

Castello di Trani - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: si  con barriere architettoniche presenti

 Open- no handicap accessible-Ticket

 Da visitare:la città, la Cattedrale, la Villa Comunale

 Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

Il Castello di Trani viene fatto costruire da Federico II di Svezia tra il 1233 e il 1250 a difesa del Regno di Sicilia, castello ereditato da sua madre, Costanza d’Altavilla. 

Eretto su un banco roccioso e direttamente posto sul mare, la sua costruzione comportò la distruzione di un avamposto di vedetta, probabilmente una torre di guardia risalente al X secolo le cui parti rimaste sono state rinvenute sotto il piano di calpestio dell’attuale ingresso. 

Si tratta di uno dei castelli più moderni edificati in europa nel XIII secolo che rivestì un ruolo importante quale baluardo tra la rete di castelli posti a difesa del territorio come da documenti murari risalenti al 1250, una posta su uno degli ingressi al cortile occidentale, l’altra sull’antica porta a mare.  Su queste si può leggere:  

‘Nell’anno 1233, tredicesimo d’impero di Federico Cesare e ottavo del suo regno di Gerusalemme, nel mese di giugno e nella sesta indizione, allora quest’opera cominciò a sorgere 

 ‘Per ordine supremo di Cesare viene fatta intorno e davanti al castello questa difesa la cui forma, configurazione e tutto quanto si rende necessario si deve all’ingegno di Filippo Cinardo e perché questi sforzi venissero fatti al meglio ad essi sovrintese la fama del tranese Stefano di Romualdo Carabarese’ 

Costruito secondo il modello dei castelli crociati di Terra Santa, il castello si presenta con un impianto quadrangolare, rinforzato ai vertici da quattro torri, un paramento esterno bugnato, un antimuro di cinta munito di frecciere che delimita tre cortili e un fossato riempito di acqua di mare che separa il castello dalla terraferma. 

Il Castello di Trani fu dimora amata non solo da Federico II ma anche da suo figlio Manfredi che qui sposò con grande sfarzo e feste Elena Ducas d’Epiro, il 2 giugno 1259. Il Castello non fu protagonista solo di questo matrimonio, qui vennero celebrate anche le nozze di Carlo I d’Angiò (colui che fece prigioniera Elena dopo la morte di Manfredi, come abbiamo raccontato per il Castello di Lagopesole) con Margherita di Nevers nel 1268 e del Principe Filippo con Isabella Commeno nel 1271. 

  

 Il castello con gli anni e con l’avvento degli Angioini e degli Aragonesi subì notevoli modifiche strutturali per poter meglio rispondere alle esigenze pratiche. Fu anche proprietà del Capitano Alberico da Barbiano e infine  anche adibito a carcere.

 

Gli Angioini fecero costruire alcuni camini nella zona residenziale del castello, bartesche  e merli mentre la modifica forse più interessante venne fatta nel periodo dell’avvento delle armi da fuoco quando, Carlo V d’Asburgo,  dovette difendere l’impero dalle avanzate turche. Infatti la cinta muraria originaria viene fortificata e vengono posti due nuovi bastioni. 

  

 IL FANTASMA DI ARMIDA 

 

Nel  castello di Trani vive da tempo il fantasma della Dama Armida, una bella donna dai fluenti capelli scuri e da profondi occhi azzurri.  

La sua storia narra che Armida si innamorò di un cavaliere,ma  venne scoperta da suo marito che impiegò poco tempo per  pugnalare il suo giovane amato. Non parco delle sue azioni e in presa alla follia,  rinchiuse Armida in una cella  nei sotterranei del castello e lì la povera e bella donna si lasciò morire. 

 Da allora il suo fantasma  vaga per il castello alla ricerca di quell' amore. 

Apparendo agli ignari turisti e per nulla paurosa della loro presenza sembra che Armida si lasci avvicinare e farsi sfiorare e agli occhi di questi appare sempre con i suoi meravigliosi occhi azzurri e con un vestito grigio chiaro dalla stoffa impalpabile quale seta. 

 

 

GPS: 41° 16' 53, 38'' N

             16° 24' 59, 31'' E

 

 -A14 uscita Trani

 

-Sosta:Molo Santa Lucia, solo sosta

 

  

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'