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Castello di Rivoli-Torino

Castello di Rivoli-Torino - Camperarcobaleno

GPS: 45° 04' 11,82'' N

          7° 30' 39,55'' E

Uscita autostradale:A4, A5 , A6 , A21 , A32  e T4-Frejus uscita Rivoli

Apertura al pubblico

A pagamento

Accessibile ai disabili

 

 

II Castello di Rivoli, costruito per i Savoia, getta le basi della sua esistenza intorno al IX o X secolo. E’ del 1159  un attestato in cui Fedrico I Barbarossa cede ai vescovi torinesi parte dei suoi territori, tra cui questo castello.

La storia di questo Castello, legato a quello dei Savoia, inizia con il 1330 quando Amedeo IV volle in questo il Consiglio dei Principi mentre con Amedeo IX il castello si fa luogo per ospitare la Sacra Sindone, ospitalità voluta dalla moglie di Amedeo, Violante di Valois

Tra queste mura visse il duca Emanuele Filiberto non potendo stabilirsi a Torino, e per questo frangente il castello venne rimodernato dal Vittozzi ed è di questo periodo la realizzazione della famosa  "Manica Lunga", destinata ad essere la pinacoteca dei Savoia e che è, oggi, l'unico edificio seicentesco visibile.

Lo scoppio della contesa fra francesi e sabaudi portò il Castello a subire una serie infinite di saccheggiamenti  e incendi dai francesi guidati da Catinat e dalla ‘Manica Lunga’ scomparvero numerose e pregevoli opere d’arte.

Modificato nuovamente dopo la sconfitta francese, al ritorno da un viaggio in Sicilia. Vittorio Amedeo II portò in Piemonte l'architetto Filippo Juvarra, che disegnò un grandioso progetto per la dimora, progetto mai realizzato del tutto. 

Vittorio Amedeo II visse la sua pazzia tra queste mura le quali dovettero, loro malgrado, portare anch’esse le ferite di questa infermità umana: rinchiuso qui per volere del figlio all'edificio vennero poste grate alle finestre e  chiuso l'accesso alla ‘Manica Lunga’.

Alla morte del sovrano il Castello venne completamente abbandonato dai Savoia, diventato solo un onere troppo gravoso da dover mantenere ed è così che questo viene dato in affitto al Comune di Rivoli nella seconda metà del 1800.

Utilizzato quale caserma a seguito di un affitto di 2.000 lire al mese, per poi essere comperato da questo, una parte venne adibita a biblioteca civica e luogo dove ospitare i pochi arredamenti rimasti e appartenuti ai Savoia mentre una parte destinata a caserma.

Quello che non aveva deturpato l’uomo, lo fa la Seconda Guerra  Mondiale distruggendo parte degli edifici e i soli interventi vengono posti in essere solo per controllare futuri crolli strutturali.

Dagli anni ’70 si cerca tuttavia di iniziare un complesso lavoro di riqualificazione e di ristrutturazione globale; nel 1984 viene inaugurato il Museo d'Arte Contemporanea mentre si lavora per riportare alla luce gli antichi fasti architettonici.

Oggi è anche sede del primo Museo in Italia della Pubblicità

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'