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Castello di Marcel de Verrès-Aosta

Castello di Marcel de Verrès-Aosta - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: si con barriere architettoniche presenti

 Open- no handicap accessible-Ticket

 Da visitare:il borgo, i sentieri in montagna

 Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

Il castello di Verrès  si presenta su di un picco roccioso a strapiombo sul torrente Evançon, dominante il paese di Verrès in Val d'Ayas e appare come un austero cubo di trenta metri di lato con muri che superano lo spessore dei due metri,  privo di elementi decorativi. 

 Il castello è sicuramente uno dei più famosi manieri medievali della Val d’Aosta,  costruito con l’intento di farne una fortezza militare da Ibleto di Challant alla fine del ‘300  ed è  uno dei primi esempi di castello’ monoblocco’ che contrasta vivacemente con i  manieri più antichi formati da una serie di corpi di fabbrica e racchiusi da una cinta muraria, tipici anche di questa regione italiana.
Sulla cima  dove si trova  il Castello sorgeva probabilmente  un edificio fortificato, sede della giurisdizione dei signori De Verrecio, discendenti dei De Porta Sancti Ursi,intorno al 1230.

Fu solo all’estinzione della famiglia de Verrecio che le terre e  il castello passò al Conte di Savoia Amedeo VI che a sua volta le concedette nel 1372  al già menzionato Obleto essendosi distinto nel ricoprire diverse cariche al  servizio del Conte, e che apportò numerose modifiche alla struttura.  

 Di questo un’iscrizione gotica sopra un ingresso al primo piano, così la racconta: 

« MCCCLXXXX Magnific(us) D(omi)nus Eball(us) D(omi)nus Challandi Montioveti, etc. edificare fecit hoc castrum viventibus egregiis viris Francisco de Challand D(omi)nus de Bossonens et Castellionis et Joh(ann)e de Challand D(omi)no de Cossona ei(us) filiis » 

 « Nel 1390 il magnifico signore Ebalo, , signore di Challant, Montjovet eccetera, fece costruire questo castello quando erano in vita gli egregi signori Francesco di Challant, signore di Bossonens e Châtel, e Giovanni di Challant, signore di Cossonay, suoi figli » 

 Ibleto morì nel 1409 e  il castello  passò a suo figlio Francesco, che ricevette nell’ agosto del 1424  il titolo di primo conte di Challant. 

Francesco morì nel 1442 senza eredi maschi lasciando i suoi beni alle figlie Margherita e Caterina ma il castello  si trovò al centro di una disputa ereditaria tra Caterina  e alcuni cugini maschi  che lo rivendicavano quale loro proprietà in base alla legge salica che non prevedeva la successione di beni alle discendenze femminili.  

Verrès divenne così la  fortezza di Caterina e di suo marito Pietro Sarriod d'Introd. 

Si racconta che il giorno della SS. Trinità del 1449 Caterina e Pietro decisero di scendere nel borgo del paese di Verrès e danzare con gli abitanti durante la giornata di festa; questo comportamento fece sì che gli abitanti si schierarono maggiormente verso i due feudatari e l’episodio rimase nel tempo ricordato anche oggi nel carnevale storico del luogo. 

Nel 1456 morì Pietro in un'imboscata e Caterina, rimasta sola e senza figli, dovette arrendersi e dovette passare tutti i suoi beni, compreso il suo castello, al cugino Giacomo di Challant Aymavilles, che divenne così secondo Conte di Challant. 

DopoGiacomo il castello si vide proprietà dei discendenti di questo, di suo figlio Luigi, poi del nipote Filiberto e quindi al figlio di quest'ultimo Renato di Challant. 

Nel 1536, Renato, quinto Conte di Challant, rinnovò l'apparato difensivo del maniero adattandolo all'uso delle moderne armi da fuoco.

Queste ristrutturazioni e modifiche vengono ricordate  da una lapide posta al di sopra del portale d'ingresso, opere realizzate grazie ad un architetto militare, il capitano spagnolo Pietro de Valle.  

« Arcem per excellentissimum ebailum de challant editam illustris renatus challandi comes de baufremont viriaci magni ama ville et collogniaci baro. castellionis S. marcelli yssognie valangini montisalti grane verrecii usselli etc. dominus ordinis miles ac marescallus sabaudie. intus decorauit forasque structuris bellicis (muniu)it. anno Xpi. 1536 » 

« Nell'anno di Cristo 1536, l'illustre Conte di Challant Renato, Barone di Beaufremont, di Virieu-le-Grand, di Aymarilles e di Coligny, Signore di Chatillon, di Saint Marcel, di Issigne, e di Valangin, di Montalto Dora, di Graines, di Verrès e di Ussel, cavaliere dell'Ordine dell' Ordine dell’Annunziata e maresciallo di Savoia, abbellì questa fortezza edificata da Ebalo di Challant e ne munì l'esterno di estensioni offensive. » 

Venne costruita una cinta muraria munita di cannoniere, di speroni a contrafforte e di torrette da offesa, atti all'impiego di cannoni e di spingarde costruite a Valangin, in Svizzera, in un feudo di proprietà dello stesso Renato. L'ingresso fu reso più sicuro con la realizzazione di una antiporta con ponte levatoio e apertura di feritoie; vennero create nuove finestre a crociera, in aggiunta a quelle  gotiche a monofora e a bifora già esistenti e nuove porte ad arco moresco, (di evidente influsso spagnolo) mentre  gli interni furono arricchiti con nuovi arredi. 

 Con la sua morte avvenuta nel 1565,in mancanza di eredi maschi , il castello passò ai Savoia trasformando il castello in presidio militare sino al 1661, quando il duca sabaudo Carlo Emanuele II decise di trasferire l’intera guarnigione al Forte di Bard definito punto maggiormente strategico e difensivo rispetto a Verrès.   

Gli Challant tornarono ad essere i proprietari del castello solo nel 1696 in seguito al matrimonio della vedova dell'ultimo discendente dei Challant con un membro dei  Passerin d'Entrèves; dopo tale data il maniero rimase loro sino al 1894 quando divenne proprietà dello Stato. 

Dopo la Seconda Guerra Mondiale  il Castello divenne Monumento Nazionale, passò alla Regione Val d’Aosta che apportò notevoli restauri all’edificio ormai in rovina. 

 Al castello vi si accede a piedi tramite una mulattiera che sale lungo la montagna fino a raggiungere l'ingresso della cinta muraria, una volta  tramite un ponte levatoio. 

Coloro che  percorrono  il sentiero per salire al castello troveranno sempre la vista della fortezza alla loro destra e questo è ed è stato un accorgimento studiato per la sua difesa in quanto i soldati erano soliti sorreggere lo scudo con la mano sinistra e quindi il destro era il fianco più scoperto. 

Si giunge così davanti all’ingresso del castello, una grande mole cubica che rivela una  perfetta muratura in blocchi di serpentina, alleggerita da finestre ,splendide bifore ogivali,  poste al  primo piano.  

La cima del castello  è circondato da caditoie e mattoni che proteggono il cammino di ronda. 

 Appena entrati al castello ci si trova in una antiporta in salita e arcuata per rendere difficoltoso l’eventuale uso di un ariete e  alla sinistra un portone conduce al  parco dove si trovano le scuderie, il cui perimetro è  percorso da bastioni dotati di cannoniere.

Di fronte  una salita che conduce al corpo di guardia sotto cui si trovano le prigioni mentre  di fronte si trova  l'ingresso vero e proprio del castello, chiuso da un portale in legno (ricostruzione di quello originale), rinforzato da chiodi di ferro e racchiuso da un doppio arco a tutto sesto e a sesto acuto 

Il corpo dell'edificio è disposto ad anello su tre piani, collegati tra loro da un monumentale scalone in pietra  su archi rampanti.

La regolarità geometrica della struttura e l'essenzialità della decorazione data solo dalla presenza della pietra verde e bianca, rendono l’edificio prettamente militare. 

Al piano terreno si aprono due grandi saloni che occupano per intero i lati est e ovest del castello, mentre a sud è situata la cucina . Il salone orientale è stato probabilmente  adibito a magazzino per l'artiglieria ed  è coperto da una volta a botte.

Di maggior interesse è l’altra sala, detta d'armi  e sita a occidente : questa era probabilmente adibita ad alloggi e sala da pranzo per i soldati e per il personale di servizio,  riscaldato da due enormi camini e collegato tramite un passavivande alla cucina posta sul lato sud del piano terreno.
Da questo salone si apre inoltre una feritoia che porge  sull'androne di ingresso e in alcuni punti riaffiora qui la roccia, il castello è infatti fondato su di questa .

 

Il primo piano era riservato ai signori del maniero e ad esso si  accede salendo lungo uno scalone ad archi rampanti della larghezza di circa due metri che si arrampica lungo le pareti interne dell'edificio 
L'architrave  della prima porta che si incontra  riporta l'incisione su Ibleto di Challant, come già ricordato nella descrizione della storia,  

La porta introduce in una stanza adibita a corpo di guardia sul cui  pavimento  si trova una botola da cui era possibile bersagliare i nemici sottostanti.

Da questa stanza si accede alla seconda cucina , un tempo collegata al salone al piano terreno da una scala. Nel  locale si trova  una porticina che si apre sul vuoto nella parete nord del castello, forse un’antica  uscita di sicurezza.

 La stanza comprende  una dispensa a muro che presenta  un foro per far entrare il freddo esterno  per conservare meglio i cibi e  un camino sulla parete che confina con la sala da pranzo nobiliare. 

 Dalla cucina si accede a quella che era la sala da pranzo padronale, accessibile anche dallo scalone. La sala era riscaldata da due grandi bracieri posti ai suoi angoli,  illuminata da bifore gotiche che danno sull'esterno e da una quadrifora trecentesca che vede il cortile interno

 La cucina padronale, posta sul lato sud del piano, accoglie in sé  tre grandi camini, uno dei quali più grande per  meglio cuocere animali interi

Coperta da una volta a vele multiple dei tempi di Renato di Challant , ne riporta al centro lo stemma insieme alle lettere R e M, iniziali di Renato e di sua moglie .  

Un lato è occupato dalle  camere da letto dei signori, riscaldate da grandi camini in pietra e coperte da soffitti di legno a cassettoni, dotate di cinque latrine a muro che scaricavano  sulle rocce sottostanti e a cielo aperto. 
Il secondo piano non è visitabile ma  rispecchia la suddivisione del primo piano ed era probabilmente usato dai funzionari o  dagli ospiti del castello. In esso  si trova un salone  adibito a sala del consiglio con soffitto in legno e un camino in pietra . 
Le stanze  disponevano di due latrine a muro analoghe a quelle del primo piano.  
Una scala in legno, completamente ricostruita, collega questo piano al sottotetto.

La suddivisione delle stanze è uguale a quella dei piani sottostanti e utilizzato dagli armigeri e dal personale di servizio del castello. 

Dal sottotetto è possibile accedere, verso l'esterno, al cammino di ronda che corre lungo i quattro lati dell'edificio con  148 caditoie e un ballatoio in legno che si affaccia sul cortile interno  

 

Il fantasma di Maria Bianca 

 

 

La leggenda vuole  che nel castello si aggiri il fantasma di una donna. 

Pare sia Bianca Maria di Challant, una contessa che vi abitò per tre anni, dal 1522 al 1525. Fu costretta a sposarsi a soli 15 anni con un ricco nobile che morì poco tempo dopo le nozze. 

Bianca Maria si risposò con un ambizioso luogotenente dei Savoia. 

Non fu però un matrimonio felice: l’uomo era sempre in viaggio e Bianca Maria si consolava tra le braccia di numerosi amanti. Uno di questi fu ripudiato dalla contessa, e, accecato dalla gelosia, la denunciò per un delitto che in realtà la donna non aveva commesso 

Bianca Maria aveva appena vent’anni quando, a causa di questa accusa, fu portata a Milano, processata e condannata a morte tramite decapitazione. 

Si racconta che il fantasma della contessa appare nelle sere d’estate vicino alla fontana ottagonale che si trova nel cortile del castello.

 

 

GPS. 45° 39' 44,43''  N

 

       7° 41'  37,65''   E

 

 -A5 uscita Verrès

 

-Sosta: Via Duca d'Aosta, solo parcheggio utilizzato anche da auto e camion



 

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