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Castello di Gorizia

Castello di Gorizia - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico si con barriere architettoniche presenti

 Open- no handicap accessible-Ticket

 Da visitare:Ricordi della Grande Guerra,Giardino delle Azalee,Palazzo Petzenstein

 Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

Il Castello  di Gorizia  risalente  al secolo XI, si trova nel cuore antico della città, nel punto in cui le fonti medievali citano come "terra superiore", in cui si svolgevano le funzioni amministrative e giudiziarie della Contea e  su un’altura che domina oltre l’abitato, il territorio circostante.

 

Il suo elemento caratterizzante è la sua mole che domina l’ampio borgo e che si ricollega alla storia stessa della sua città;infatti il termine Gorizia, Gorica,  sta ad indicare un’altura.

 

La città è stata abitata sin dal periodo protostorico grazie alla sua posizione strategica e al Castello vi si accede grazie ad una passeggiata che parte dal particolare quartiere asburgico, ricca oggi di negozi e architetture dal sapore austriaco.  

 

Il suo aspetto non rispecchia quello originario poiché dell'antico mastio restano oggi solo le fondamenta visibili all'interno della corte dei Lanzi.  L’edificio rispecchia  varie trasformazioni avvenute tra il  XIII e XVI con l'aggiunta e modifiche  di  bastioni, torri ed edifici quali caserme e carceri oltre a varie  strutture difensive. 

 

Bombardato nella  Prima Guerra Mondiale, la sua  ricostruzione, iniziata negli anni trenta,  ha conferito al castello un’aria medievale rifacendo  l’edificio in  pianta pentagonale con un aspetto  che lo caratterizza nel XVI secolo.  

  

 

Il castello si raggiunge attraverso la Porta Leopoldina costruita nel 1660 in concomitanza  e in onore della  visita dell'imperatore Leopoldo d'Asburgo alla città. La Porta è movimentata da un paramento esterno bugnato e da vari stemmi tra cui, quello più importante sotto il profilo storico, quello raffigurante l’aquila bicipite della Casa d’Austria.

La Porta immette  a  Borgo Castello, in cui si conservano  elementi originali tardomedievali  e dove  sorgono i Musei Provinciali di Borgo Castello e in due costruzioni attigue Casa Dornberg e Casa Tasso. 

Proseguendo verso il castello si incontra  la gotica Chiesa di Santo Spirito  risalente alla fine del 1300 , che mette insieme  influenze nordiche e venete.

Infine, in questa suggestiva cornice di costruzioni antiche, si presenta il Castello

 

Il cuore  è la Corte dei Lanzi dove rimangono ancora visibili le fondamenta della  torre centrale , demolita nel  Cinquecento perché troppo vulnerabile alle artiglierie.

 

Da qui sono visibili le parti più antiche del Castello, il duecentesco Palazzetto dei Conti , distinguibile dalle bifore romaniche del 1200  e il Palazzo degli Stati Provinciali del 1400  secolo mentre il  Palazzetto Veneto che raccorda i due corpi principali risale al 1700.

 

Adibito a caserma e a carcere , nel XVII secolo perse gran parte del suo  originale aspetto medievale.

Al XVIII secolo  risalgono i bastioni e le torri polveriere a nord e nord – ovest mentre agli inizi del Settecento venne fabbricato un nuovo bastione e alzato il lungo muraglione verso  Castagnavizza. 

 

Altre e non meno importanti opere  furono realizzate sotto la direzione di Edmondo Halley,oggi a noi noto quale scopritore della cometa che porta il suo nome.

 

 Domina l’accesso al Castello il leone di San Marco dal 1919. La statua giunse da Venezia nel 1509 mentre in città stavano per rientrare gli imperiali, e il simbolo della Serenissima, che avrebbe dovuto prendere posto sulla torre civica, rimase quasi abbandonata  per quattro secoli. 

 

Il Castello si presenta come un’ affascinante dimora per principi:   la piccola sala da pranzo e la cucina arredate con tavoli e credenze d'epoca completi di stoviglie tardo medievali e il suggestivo ambiente della sala dei Cavalieri dove è presente una collezione di armi in uso nella Contea di Gorizia dall'XI al XVI secolo, con  riproduzioni di macchine da guerra, catapulte e "scorpioni" usate per gli assedi in epoca medievale oltre ad una interessantissima esposizione didattica di strumenti musicali antichi  risalenti ai secoli tra il X e il XVII.

Infatti in questa sala, detta della Musica ,si possono incontrare oltre novanta strumenti musicali tra cui liuti e lire, ciaramelle e salterini in un contesto scenografico fatto di celebri nature morte e supportati da strumenti audiovisivi. 

 Al piano nobile inoltre si trova la Sala del Conte, oggi adibita a convegni e il Salone degli Stati Provinciali, che è  il più incantevole ambiente del Castello.

 

  Questo salone. su cui  si affaccia un elegante  ballatoio in legno con soffitto a cassettoni, viene usato quale sede per importanti manifestazioni culturali e mostre.

 

Al secondo piano del Palazzetto dei Conti, oltre alla  Cappella palatina dedicata a San Bartolomeo dove  sono conservate importanti tele di scuola veneta, si trova il  Granaio, la sala didattica del Museo del medioevo goriziano, con  plastici  che spiegano  lo sviluppo della città di Gorizia,  l'aspetto del castello nel  1300 e la ricostruzione dell'assedio alla città da parte delle truppe del Patriarca Bertrando nel 1340.

 

Da non perdere, nelle belle e terse giornate di sole, il Cammino di Ronda, da cui si può ammirare un panorama unico. 

 

  LEGGENDE 

 

 

 L’Avida Caterina….

 

 Nelle notti d’estate, quelle più serene e calde, una dama passeggia sui torrioni del vecchio castello: è il fantasma di Caterina, moglie del Conte Enrico.

 Caterina era un donna avida e sanguinaria e dopo la morte prematura di suo marito, lei continuò a vivere solitaria nel castello, con l’unica compagnia di un servitore, Giuseppe. Il Castello era protetto da quattro feroci mastini, quattro cani che sorvegliavano ogni angolo  proteggendo l’enorme ricchezza di denaro e di gioielli che la Contessa e suo marito avevano sottratto con inganni e falsità ad altre persone. Solo il fido Giuseppe conosceva il luogo dove tutto questo oro era nascosto, in un forziere di ferro sotterrato da qualche parte. 

Una notte, si racconta, al Castello si presentò un cavaliere che era di passaggio e in viaggio per Aquileia dove avrebbe dovuto consegnare un sacchetto di monete d’oro al Patriarca Grimani. Il viaggiatore chiese ospitalità per una notte soltanto e raccontò alla Contessa il suo viaggio e il suo fine. Naturalmente la Contessa meditò di avere per lei quelle monete e infatti nella notte lo sventurato venne ucciso da questa e dal suo fido servitore. 

Purtroppo non fu il solo a morire in questo modo, altri vennero derubati dei loro averi e poi uccisi. Ma anche per la Contessa arrivò una morte crudele e misteriosa: infatti una mattina Giuseppe la trovò esanime sul pavimento della sua stanza ma questo non le diede nemmeno sepoltura, aspettando solo l’arrivo del diavolo che se la portò via. 

Anche della fine di Giuseppe non si seppe più nulla mentre si racconta che il favoloso tesoro accumulato per anni non venne mai ritrovato e chi ancora è convinto che sia stato il diavolo stesso a portarselo con sé.. 

Rimane il ricordo di questa donna malvagia che si aggira di notte nel suo castello…. 

 

GPS: 43° 40' 28,06''N

        12° 58' 06,20'' E

- A4 Torino - Trieste
- A23 Palmanova - Udine - Tarvisio
- A28 Portogruaro - Conegliano

 

Sosta: Viale Oriani con cs

 

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Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'