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Castello di Carrara

Castello di Carrara - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: si con barriere architettoniche presenti

 Open- no handicap accessible-Ticket

 Da visitare: le cave di marmo, le botteghe d'arte,il Duomo

 Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

Il Castello di Carrara, feudo di uno dei rami dei Malspina dal XIV al XVIII secolo, ricopre una grande importanza sia storica che architettonica.

La costruzione, verosimilmente dalle sembianze di una massiccia fortezza che  si lega alla roccia arenaria tanto da apparire quale pezzo unico, risale al XII secolo. Il primo documento risale all’agosto del 1187 quando l’abate Rainero del convento di San Colombano di Bobbio cede in perpetuo la rocca ai marchesi Opizone II e Alberto Moroello Malaspina.

Nel 1500 il castello acquista un apsetto di corte rinascimentale e nel 1600 con Jacopo malaspina si ingrandisce tanto fino a contenere bel ottocento fuochi.

Il castello ha pianta quadrangolare con quattro torri rotonde, un bastione semicircolare, due cortili interni di cui quello centrale, camminamenti di ronda sopra i tetti, giardini pensili, loggiati e un avanposto verso il paese detto un tempo ‘lo spuntone’.

Anticamente  protetto da un classico ponte levatoio, la porta di ingresso del 1200 conduce in un cortile in stile romanico dove una colonna marmorea sostiene i loggiati superiori.

Dal cortile dove una volta sostavano i cannoni, iniziano le rampe di scale che conducono al grande cortile centrale.

Questo ha in sé un porticato rinascimentale con colonne in pietra, un pozzo, un bwel portale del 200 che conduce all’interno del castello.

Il Castello è composto dalla  Sala d’ingresso, da la sala da Pranzo con le ceramiche da farmacia del ‘600, da la Sala del Trono e quello del Grande Salone con vari salottini dove spicca, tra l’altro, la ‘Camera di Dante’ dove la tradizione vuole il poeta abbia soggiornato nel periodo dell’esilio. Cosa certa e sicura è l’amicizia dell’Alighieri con i Malaspina, conoscenza anche testimoniata dagli affreschi posti nel Grande Salone dove viene raffigurata l’amicizia tra questi.

Degni di nota e di visita sono i camminamenti di ronda sui tetti da dove si apre un impareggiabile spettacolo sul panorama.

 

 

CARRARA E LE SUE LGGENDE 

 Merita una nota la leggenda della derivazione del nome Malaspina a cui è legato questo Castello.  Questa narra che nel 540 d.C. il giovane nobile Accino Marzio vendicò la morte del padre uccidendo nel sonno il re dei Franchi, Teodoberto, trafiggendolo alla gola con una spina.

 Per i dolore e per averlo riconosciuto il re cominciò a gridare  “ah! mala spina!” dando così anche  origine al motto del ducato “Sum malaspina bonis malaspina malis”  che tradotta suona come  ‘sono una spina mite per i buoni e una spina mortale per i cattivi’.  

Testimonianza di questa storia la si ritrova nel grande dipinto posto nella prima stanza del castello stesso.  

 

 Il Fantasma di Maria Bianca

Maria Bianca Aloisia ,figlia del Marchese  jacopo Malaspina e di Olivia Grimaldi è una bella ragazza ma, purtroppo per quel periodo storico,  nata albina, segno di sventura e per questo relegata a vivere da sola.

 La ragazza si  innamora di un giovane stalliere che ogni giorno vede passare sotto le finestre di camera sua e che vuole sposare ad ogni costo ma i genitori, contrari a tale unione per vergogna, minacciano la figlia di rinchiuderla nelle segrete del castello a pane ed acqua. Per nulla impaurita di queste minacce, Bianca continua a frequentare il giovane che ricambia il suo amore. Ma i genitori prendono una drastica decisione, lo stalliere viene allontanato e Maria Bianca rinchiusa in un convento con l’obbligo di diventare badessa. 

Ma anche questa reclusione non doma la giovane la quale rifiuta di prendere i voti e per questo ricondotta al castello. Appena arrivata però viene subito rinchiusa nelle prigioni e turturata con l’intento di farle cambiare idea. Ma nonostante tutto questo, Maria Bianca non si arrende e sfida ancora i genitori. Ed è così che viene murata viva, a soli sedici anni,  in una cella con la sola compagnia di un cane, simbolo di fedeltà, e un cinghiale, simbolo di ribellione.  

 Nel 1980 pare che durante  scavi effettuati  per lavori di consolidamento del castello, furono ritrovati resti di ossa risalenti al XVII secolo appartenenti ad una persona di circa sedici anni e a due animali.

 Una strana  macchia di umidità visibile sul soffitto della  sala del trono è legata alla leggenda di Maria Bianca. Infatti su questa sono visibili  varie figure avvolte in un’aura chiara; si distingue  una macchia bianca (il volto della bambina albina), una macchia nera che la avvolge, molto somigliante alle fattezze di un cane con un collarino più chiaro, una macchia molto grande e chiara sulla destra raffigurante un cinghiale e infine un volto umano, proprio sotto al collare del cane, nel quale si scorgono occhi, naso, bocca, mento e corona che ricordano il padre della fanciulla.  

 

I delitti passionali di Cristina

 

 Si narra che la Marchesa Cristina Pallavicini fosse di bellezza rara ma di indole crudele. Vedova di Ippolito, divenne la tutrice di suo figlio Carlo Agostino e governò su Fosdinovo sino a che questo non raggiunse la maggior età.

L’indubbio fascino di Cristina la portava ad avere molti amanti che scomparivano misteriosamente dopo una notte d’amore passata in sua compagnia. Infatti era abitudine di Cristina  di sbarazzarsi di questi, in gran parte persone né nobili né ricche, facendoli cadere in una botola posta nel pavimento della sua stanza da letto. Le grida degli uomini non venivano però udite all’esterno del castello ma solo nella stanza stessa, costruita con una particolare attenzione all’acustica. 

 

  Il letto che respira

In una stanza da letto, camera dove morì per avvelenamento il Marchese Ippolito per mano di suo figlio, vi è un letto dove giacque il nobile morente. Si narra che le lenzuola di questo si rigonfino sulla superficie e se vengono toccate, da queste viene emessa un flusso d’aria che ricorda il respiro. Inoltre dai pomi del letto si sentono i battiti cardiaci del cuore dell’uomo, gli ultimi tre battiti di un cuore alla fine

 

GPS: 44° 04' 32,58'' N

        10° 05' 47,34''  E

 

-A12 uscita Carrara

 

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Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'