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Castello di Carlo V- Monopoli

Castello di Carlo V- Monopoli - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: si con barriere architettoniche  presenti

 Open- no handicap accessible-Ticket

 Da visitare:Basilica Maria Santissima, le Masserie, il mare e le spiagge

Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

Il Castello di Carlo V si trova nella città barese di Monopoli,tra i colori di un mare luminoso e splendente, in un ambiente fatto di case bianche sullo sfondo iridescente di un cielo tersissimo. Qui il grande maniero cinquecentesco racconta la sua storia iniziata quando in questa terra erano gli spagnoli a comandare.

L’aria che si respira è ancora pregna di immagini e rievocazioni spagnoleggianti e forse anche un po’ saracene, tutta la parte storica della città intrisa di architetture ispaniche. Questo imponente castello, voluto appunto dal Re di Spagna e Sovrano del Sacro Romano Impero Carlo V, venne edificato su Punta Penna, un tempo punto limite della città, a scopo difensivo. Come per tutte le città nate e sviluppate sulla costa del mare, anche Monopoli accusava pericoli continui per le incursioni che dal mare provenivano ed è per questo motivo che questo maniero doveva per forza essere costruito sul punto più avanzato e in posizione strategica per difendere il porto e la sua città.

Il luogo non era certo nuovo alle genti del posto, già usufruito nell’età del bronzo con insediamenti di capanne mentre del IV secolo a.C.  risalgono i resti di grandi mura, segno indiscutibile di abitati mentre è di epoca romana la presenza di una porta urbana che faceva parte delle mura di questo antico popolo.

Alla fine del X secolo risale la chiesa di San Nicola della Pinna  (chiamata così perché era posta sulla punta -pinna- della penisola che sporge sul mare) e il convento( fondato da un uomo della cittadina caduto in crisi mistica a causa della  morte della moglie) a cui venne affiancata una struttura difensiva, probabilmente il vecchio castello normanno- svevo che il popolo di Monopoli distrusse durante una rivolta agli inizi del 1400.

Su queste basi Carlo V volle edificare il ‘suo’ castello, quando il Vicerè di Napoli, Don Pedro de Toledo, chiese a Monopoli un congruo pagamento della tassa per la sua edificazione e per la ristrutturazione dell’intera cinta muraria.

La sua struttura di difesa venne poi modificata nel 1600 quando i timori di invasioni erano terminati per rendere l’intero complesso fruibile quale residenza. Tra le sue mura alloggiavano il Comandante e la  guarnigione di soldati che vestivano le divise spagnole.

Con il 1800 anche questo castello venne usato come carcere sino al 1960 per poi essere abbandonato al suo destino sino a quando, negli anni ’90, importanti lavori di restauro riconsegnarono alla città un grande monumento storico e sociale.

A pianta pentagonale, tipica dei manieri del ‘500, include la torre cilindrica dal gusto romano che conferisce alla facciata una nota di distinzione.

Sul suo lato sinistro si possono notare ancora le vecchie mura con le aperture per i cannoni e uno stemma in pietra, datato 1552 con il nome di Don Pedro di Toledo mentre il ponte levatoio doveva presumibilmente trovarsi a sud-ovest, accanto a una torre cilindrica di epoca più tarda.

Gli interni, oggi usufruiti per convegni e mostre, sono visitabili e degno di nota è la singolare cannoniera detta ‘la traditora’ perché posta a guardia di coloro che tentavano di scalare le mura, i resti della torre ottogonale nella sala del primo piano e la cannoniera detta ‘a pelo d’acqua’.

Infatti giungono a noi notizie che vedevano questo Castello davvero in parte immerso nell’acqua con storie narrate di favolose pescate di coralli insieme a racconti di uomini di provenienza spagnola che qui, innamorati di questi luoghi, non vollero più tornare nella loro patria.

 

 

GPS: 40° 57' 14, 58'' N 

 

        17° 18' 18,68''  E

 

 -A1 direzione Bari

 

Sosta: Lido Millenium, località Capitolo, a pagamento

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'