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Castello della Pietra-Vobbia-Genova

Castello della Pietra-Vobbia-Genova - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: no con barriere architettoniche presenti

Open - no handicap accessible-Ticket

Da visitare: Voltaggio

 Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

Capolavoro dell’architettura castellana di questa valle e forse dell’intera regione liguria, il Castello è letteralmente intrappolato tra due grandiosi torrioni di puddinga,dominando a picco la strada provinciale che corre parallela al fiume e  la stretta valle sottostante , in prossimità dell’antico Ponte di Zan.

Immerso nel Parco Naturale Regionale dell'Antola ed inserito nella lista dei monumenti nazionali italiani, della sua costruzione non si hanno documentazioni storiche certe ma viene ipotizzata la sua nascita intorno all’anno 1100.

Di certo è che in epoca longobarda i Monaci dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio vivevano in queste zone impervie, tra boschi, eremi e grotte e quindi è ipotizzabile che conoscessero il luogo

Forse edificato per volere dei Vescovi di Tortona  con lo scopo di proteggere la strada di fondovalle che collegava, già in quel periodo, Vobbia ad Isola del Cantone,  è con Opizzone  che la sua storia si fa realtà grazie ad un documento del 1252 che attesta l’esistenza di questo maniero oltre alla nomina di Opizzone (da allora detto ‘Della Pietra’) quale feudatario.

Caffaro stesso cita il Castello nei suoi Annali raccontando di un assedio da parte di non precisati invasori nei confronti del castello e di Opizzone vincitore oltre alla descrizione della costruzione che si presenta identica a quella odierna.

Passato prima  agli Spinola e nel 1518 agli Adorno, per questioni ereditarie,  il castello era controllato e vissuto da un castellano con una guardia e ‘cinque pezzi di cannone di bronzo’.

Nel 1620 l'imperatore Mattia II d’Asburgo del Sacro Romano Impero  lo include al feudo dei Pallavicino in Val Borbera passando di proprietà alla famiglia dei Botta Adorno sino a quando le truppe francesi di Napoleone Bonaparte raggiungono l'Appennino , sopprimendo così tutti i Feudi Imperiali.

Abbandonato a se stesso anche dal suo ultimo castellano, Michele Bisio, dopo qualche anno viene  bruciato e lasciato in completa rovina.

I ruderi rimangono di proprietà dei Botta Adorno fino al 1882 quando viene venduto ai  Cusani Visconti sino a che , nel  maggio del 1919 il proprietario Luigi Riva Cusani, lo cede a Giovanni Battista Beroldo di Vobbia donandolo poi, sessant’anni dopo, al Comune della sua cittadina.

In condizioni pessime, nel 1981 la Provincia di Genova inizia i lavori di restauro conservativo e nel 1994 il Castello nuovamente è riaperto al pubblico

Il castello si articola in due corpi che sono tra loro su piani diversi, con tetti spioventi, una torre e un luogo di vedetta sulla cima del torrione, posizionato a nord. La completa ristrutturazione ha seguito fedelmente i pochi elementi architettonici rimasti per meglio far comprendere la struttura originaria del castello

 Si accede alla struttura i cui  tre piani di calpestio sono stati completamente rifatti con una struttura metallica a griglia mentre si passa al salone centrale a pianta quadrata e soffitto a volte.

Anche la copertura è completamente ripristinata riproponendo un sottotetto e il cammino di ronda.

Singolare e di sicura impronta storica è la presenza della cisterna scavata nella viva roccia in fondo al torrione ovest vicino al salone centrale che, sotto il pavimento, ne presenta un’altra.

 La sua struttura così affascinante non viene minimamente intaccata dagli elementi moderni quale le griglie in metallo e le vetrate ma, secondo noi, risaltano ancora di più la sua antica struttura e la sua insolita collocazione, davvero un raro esempio di ingegneria e di fantasia umana.

 

GPS: 44° 36' 37,71"  N  

          9° 00' 54,68" E

-Autostrada A7 usita caselli di Busalla e Isola del Cantone.
Uscita  a Busalla si seguono le indicazioni per Crocefieschi e poi si prosegue in direzione di Vobbia.
Uscita ad Isola del Cantone si seguono le indicazioni per Vobbia.

 

-Sosta:posteggio sulla strada prima di imboccare il sentiero in salita al Castello

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'