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Castello del Valentino-Torino-

Castello del Valentino-Torino- - Camperarcobaleno

GPS: 45° 02' 59,79'' N

          7° 40' 57,29'' E

Uscita Autostradale: Tangenzile uscita  centro

Apertura al Pubblico

A pagamento

Accessibile ai Disabili: solo in parte

 

Il Castello del Valentino , posto all’interno del Parco del Valentino sulle rive del  Po, divenne proprietà dei Savoia con Emanuele Filiberto di Savoia, figlio di Carlo III e di Beatrice del Portogallo, nel 1564.

La derivazione del nome del castello è avvolta in un susseguirsi di ipotetiche ed incontrastate ipotesi: forse per la vicinanza delle reliquie di San Valentino nella chiesa di San Vito o forse perché ogni anno, nella notte del 14 febbraio, nel castello veniva organizzata una grandiosa festa in cui le dame chiamavano il proprio accompagnatore, Valentino.

Leggende o realtà, certo è il documento datato 1200 in cui viene nominato questo maniero quale ‘Valentinium’….

Il figlio di Emanuele Filiberto passò in eredità poi il castello al figlio Carlo Emanuele I il quale, a sua volta, lo passò a Maria Cristina di Borbone.

Il suo aspetto architettonico ed artistico ebbe con questa dama, sposa di Vittorio Amedeo I e figlia di Enrico IV di Borbone, un grande sviluppo in puro gusto francese. Maria Cristina amava soggiornare in questo luogo soprattutto perché lo aveva reso molto simile alle dimore del suo paese e perché, si narra, qui poteva accogliere indisturbata i suoi numerosi amanti, tra cui Filippo d’Agliè con il quale sembra abbia avuto una lunga storia d’amore.

Il castello, composto da quattro torri angolari che sembra avvolgere l'edificio a forma di ferro di cavallo, con una grande ed ariosa corte a pavimento in marmo.

Il parco poi venne disegnato e realizzato secondo il gusto francese dell’epoca, con vialetti, boschi e collinette artificiali, ponti romantici, galoppatoi, alberi atti a schermare e a modificare la profondità di giardini, persino un piccolo laghetto che in inverno poteva essere usato quale pista da pattinaggio. La morte di Maria Cristina portò inevitabilmente ad un abbandono di questo splendido castello e di un utilizzo improprio dell’intero plesso. Usato quale caserma, depredato dai soldati di Napoleone, scuola di veterinaria, il castello  piano piano venne definitivamente abbandonato, lasciando intatte e dimenticate  alcune opere,tra cui fregi e affreschi, del ‘600 e alla fine, in parte ‘rimodellato’ seguendo i dettami e le necessità di una città quale Torino che aveva la necessità di ingrandirsi e di modernizzarsi.

Riportato alla sua antica luce, il Castello del Valentino racchiude in sé notevoli opere d’arte, fregi, stucchi e stanze di una bellezza indescrivibile, ammirabili da tutti

 

 

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'