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Castelli di Cannero- Verbania

Castelli di Cannero- Verbania - Camperarcobaleno

Apertura al pubblico: solo visita esterna

 Only outside visit- no handicap accessible

Da visitare: il lungolago, Parco degli Agrumi,Mostra della Camelia primaverile

Info stradali e camper a fondo pagina

 

 

 

 

 

 

La visita ai castelli di Cannero è sempre stupefacente. Che questa venga fatta nella più modesta stagione o nei giorni più caldi dell’anno, osservare questo complesso lascia sicuramente impronte profonde, oltre a ricordi unici e rari. Siamo abituati solitamente a considerare il ‘Castello’ in cima ad una rocca, a strapiombo su un dirupo, aggrovigliato tra rovi e piangente le sue miserie, mentre questi sembrano affiorare dalle acque quali sirene, quali strani personaggi fantastici di un potente lago quale è quello Maggiore, imbrigliati da invisibili reti che li attanagliano nella loro strana, mai conosciuta sino in fondo,storia.

Ruderi suggestivi, un po’ sinistri, in balia da un lato della mite acqua di lago che li circonda e dall’altro in balia di sogni e idee, la maggior parte bizzarre, che contribuiscono solo ad un continuo degrado ed abbandono a se stesso, verso chissà quali mete future.

Dalla riva i castelli si vedono benissimo, molte piccole imbarcazioni e canoe disegnano intorno ad esso innumerevoli cerchi, come se fosse un ballo di seduzione per poi dover tornare alla riva con l’unica speranza di vederli un giorno risplendere come un tempo.

 

Edificati probabilmente tra il 1200 e il 1300, sappiamo di certo che i castelli furono abitati dai cinque figli maschi dei  Mazzardi, detti Mazzarditi,  i quali, conquistando Canobbio nel 1400 in un clima di guerriglia tra Guelfi e Ghibellini,  imponevano tributi e vessazioni alla popolazione.

Briganti e ladruncoli, sembra che imposero la costruzione di una rocca a cui diedero il nome di ‘Malapaga’, usando la costruzione in mezzo alle acque quale ‘magazzino’ per nascondere i loro bottini.

Luogo certamente ben difeso, così quasi sempre avvolto nella fitta nebbia, inespugnabile e circondato dalle acque, probabilmente era considerato un luogo assai inquietante e sinistro a cui pochi o nessuno trovavano forza per avvicinarsi e, magari, riprendersi il mal tolto.

Per la salvezza del borgo e dei suoi abitanti, il Duca di Milano Filippo Maria Visconti nel 1414 assediò la rocca con 500 uomini, costrinse i banditi ad arrendersi e bruciò l’intera costruzione.  Sulle sue basi  i Borromeo ricostruirono tra il 1519 e il 1521 la “Rocca Vitaliana”, in onore della famiglia padovana capostipite dei Borromeo e di Vitaliano I, il cui scopo era la protezione  della zona dalle incursioni svizzere.

 La rocca venne costruita infatti per frenare le incursioni dei confederati svizzeri portati verso la  conquista dei territori a sud delle Alpi, tra cui il Canton Ticino che venne presa proprio in questo periodo.

 Dopo la morte di Lodovico Borromeo, la rocca venne via via abbandonata e nel corso dei secoli divenne rifugio di contrabbandieri,  usata dai pescatori della zona  e  sede di una banda di falsari, rimanendo comunque e sempre i proprietà dei Borromeo. 

La parte principe, posta sull'isolotto di levante, mostra ancora  massicci muraglioni costruiti sull’acqua seguendo l'andamento naturale dello scoglio e alcuni torrioni di forma diversa che conservano in parte la merlatura.

Sull'isolotto di ponente rimane invece un solo torrione mozzo e alcuni grossi tronconi di muri che continuano a frantumarsi.

 Si narra che i fratelli Mazzardi volessero depredare una villa e di rapire il bambino che in quella villa abitava con il nonno per educarlo all'arte della pirateria come loro successore.

Colui che venne designato al rapimento arrivò nel momento in cui il piccolo rivolgeva la preghiera della sera alla propria mamma defunta e al suo papà lontano. In quell'esatto momento i piedi del rapitore si pietrificarono, facendo fuggire via gli altri fratelli terrorizzati

La leggenda vuole che i  Mazzardi  prima di soccombere dinnanzi al duca Filippo Maria Visconti  gettarono nel lago tutti i loro tesori e ancora oggi, nelle giornate di fitta nebbia, si scorge un veliero fantasma che solca le acque antistanti i castelli alla ricerca del tesoro sommerso.

La popolazione racconta che i Visconti gettarono, con una pietra al collo, i fratelli Mazzardi nell'acqua mentre altri sono certi che questi vennero semplicemente banditi dalla cittadina per quindici anni e che,alla fine dell' esilio, ritornarono nel borgo dove trascorsero il resto della loro vita lavorando degnamente con le proprie famiglie.

 

 

GPS: 46° 01' 25,33'' N

 

         8° 42' 19,18'' E

 

- A26, uscita Verbania. Proseguire diritti lungo la SS33 del Lago Maggiore in direzione Cannero Riviera.

 

Sosta: Area Sosta Oggebbio, Strada Martiri Oggebbiesi, 6-Oggebbio (VB)

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'