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Castellaro Lagusello

Castellaro  Lagusello - Camperarcobaleno

Un lago innamorato e il suo antico borgo

 

 

Piove oggi su Monzambano, la bella area sosta è praticamente deserta e gli unici vicini di camper, una coppia tedesca di Francoforte, ci saluta poco dopo colazione, direzione Mantova.

Oggi invece, per noi, la destinazione è Castellaro Lagusello che con Monzambano è legata da uno strano caso naturale, il lago a forma di cuore.

Ha un animo poetico e sensibile questa zona, le colline moreniche sono davvero bellissime, calme nel loro saliscendi, i campi si fanno dorati quando baciati dal sole e gli alberi incorniciano questo paesaggio naturale donando forza e colore.

Una terra affascinante e ricca, di storia, di cultura.

Tra un passato alle volte crudo e lacerante che trova ancora spazio ed echi nell’ossario di Solferino, quello di San Martino, il Memoriale della Croce Rossa e il Museo del Risorgimento, tra gli sfarzi della nobiltà dei Gonzaga, Duchi di  di Mantova, alle bellezze naturali  del Parco Naturale del Mincio, la zona offre davvero moltissime opportunità di scelte turistiche che non possono essere sottovalutate.


La strada che da Monzambano verso il Borgo di Lagusello è ricca di ville e di campi arati, piccole borgate tranquille le cui case sono state, con semplicità ed eleganza, riportate ad antichi splendori. Strade in ciottolato, angoli ricolmi di fiori, profumi di pane sfornato.

Al borgo si accede solo a piedi e lasciamo il camper in un ampio parcheggio vicino al campo di calcio, Piazza Generale Orlandi.

Di fronte al campo di calcio vi è una grande area adibita a posteggio ma non usufruibile ai camper. Noi, da lì percorriamo la via adiacente per arrivare all’ingresso del borgo antico da via lazzareto, una strada non asfaltata tra campi coltivati e alcune belle cascine. 

ll borgo sorge su una piccola collina affacciata al suo lago, a forma di cuore, da cui il nome del paese.

La piccola piazza è un tripudio di geranei e dinanzi a noi si apre nella sua magnificente semplicità il ponte, un tempo levatoio, e la porta di ingresso all’antico borgo.

La costruzione risale all’ undicesimo secolo,oggi insignita quale Borgo più Bello d’Italia, quale semplice ‘castelliere’, cioè luogo di rifugio temporaneo accanto a quel ‘lagusello’ che fu un tempo culla naturale di un ghiacciaio morenico e che, con la sua scomparsa, volle poeticamente lasciare di sé un segno a forma di cuore a quel luogo così bello e incantato.

Luogo per lungo tempo ambito dai Gonzaga, fu sotto il dominio della la Repubblica Veneta  e poi di Napoleone che la volle per esigenze militari dopo che cedette il Veneto all'Austria.


Indubbiamente legata a strategie militari, fu grazie ai Conti Arrighi che divenne una elegante residenza signorile, senza che questi ne modificassero la sua essenza primaria.

 Il centro storico si trova all’interno di una cinta merlata, dove spiccano le torri di cui una venne trasformata in torre campanaria.

 Bellissime case in pietra si incontrano passeggiando tra le vie strette e minute del borgo, su ciottolati di pietre di fiume che conducono verso  la Chiesa parrocchiale di San Nicola, la quale custodisce una preziosa statua lignea della Madonna del 1400.

Da qui poi si incontra la piazza  su cui si affaccia l’ottocentesca Villa Arrighi, trasformazione del preesistente castello feudale che incorpora una chiesetta gentilizia risalente al  1737. 

La villa è visitabile su richiesta come lo è visitabile in parte il lago da cui la vista sulle mura dell’antico castello e sulle acque del laghetto, è davvero bellissima e romantica. Da qui, se il periodo lo consente, si può godere della presenza degli aironi che poco lontano visitano questo angolo senza tempo.

Particolarmente affascinante è poi, di fronte a Villa Arrighi, la presenza della casa in pietra più antica del borgo, rimasta intatta dal duecento. 

La bellezza di questo luogo risiede innanzitutto nella sua capacità di trasportare il visitatore in un luogo senza tempo, in uno spazio magico e silenzioso dove la realtà quotidiana viene completamente annullata.

Nel momento in cui si varca il portone di ingresso al borgo, ogni particolare del nostro presente deve lasciare spazio ad una sorta di favola, raccontata dai muri delle case, dai ciottoli che seguono i nostri passi, dalle ombre disegnate dalle torri e dalle mura.

Il lago, lì vicino, silenziosamente ama quel luogo da sempre, lo culla con il vento che dolcemente increspa l’acqua, lo sorveglia tacito e non so davvero, mi chiedo tornando al nostro camper, se quella forma a cuore di cui solo gli aironi ne possono essere spettatori, è solo uno scherzo della natura o se, davvero, il lago e il borgo sono lì da sempre, innamorati l’uno dell’altro.

 (A.L.)

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Genova, 14 Agosto 2018 Ponte Morandi

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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