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Castell'Alfero

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Il Castello dei Conti Amico

 

Costruito nel 1290, su precedente fortezza, il Castello, che domina il paese, ha oggi aspetto settecentesco.

La sua origine è una struttura fortificata delimitata di una compatta cinta muraria.

I lavori di riqualifica del maniero vennero iniziati per opera della famiglia Amico nel XVII secolo, quando oltre ad un semplice restauro venne aggiunto un ampliamento della costruzione stessa.

 Ed è dei primi anni del ’700 che viene posta in essere la trasformazione da semplice edificio militare ad elegante residenza barocca, merito di Benedetto Alfieri, zio di  Vittorio. 

Visitabile nel suo complesso, il piano interrato  era destinato esclusivamente a funzioni di magazzino e di cantina. Il piano terreno aveva in passato varie molteplici funzioni e le sue erano le stanze riservate al custode, al teatro, alla dispensa, alla prigione e alle cucine. 

Era sicuramente il primo piano  il più importante, come si usava in quei tempi, dove vi erano  i saloni di rappresentanza e gli alloggi più nobili.

Il secondo piano ospitava invece i locali per la servitù e le stanze destinate agli ospiti.

Lo scalone d’onore varia in estetica e in architettura a seconda dei piani fruibili.

Sino al primo piano lo scalone, semplice e ristretto negli spazi, risulta  dignitoso, mentre  il tratto di scala che sale dal primo al secondo piano è invece molto povero e spoglio.

Gli alloggi, un tempo dedicati alla vita privata del Conte e della Contessa, sono stati spogliati completamente dei loro arredi originali e i loro affreschi non godono di una situazione eccellente. Le volte delle camere, raffiguranti in quadri fronde di quercia e fiori sono purtroppo oggi un po’ sbiadite dal tempo.

La piccola  cappella racchiude un piccolo altare, un crocifisso e una corona con alcune iscrizioni. La particolarità di questa risiede nella presenza di finestre interne la cui mansione era quella di poter far assistere al Conte e alla Contessa la funzione religiosa senza dover lasciare le proprie stanze private.

 Sul pianerottolo del primo piano ci si trova di fronte al Salone Rosso, locale più importante del maniero , con funzioni di rappresentanza e sede amministrativa del feudo di Castell’ Alfero. Tutte le pareti ed il soffitto sono riccamente affrescate con vari motivi, tra cui quelli  a carattere militare e dove, naturalmente, il colore predominante è quello rosso.

Arredata con un grande tavolo e alcune poltrone, è oggi sede del consiglio comunale.

La camera da letto della contessa madre, denominata saletta De Rolandis, è tappezzata da una carta da parati verde  con motivi naturalistici, mentre di fronte vi è un caminetto, uno dei tanti i quali riportano sempre lo stemma degli Amico insieme ad un altro, simboli di unioni matrimoniali.

Sono visibili anche alcune antiche mappe e stampe con alberi genealogici sabaudi. La volta è finemente decorata con motivi naturalistici su sfondo rosato.

La  saletta Gianduja contiene quadri, fotografie, locandine, poesie riguardanti la maschera piemontese.

Da qui si giunge alla galleria dei ritratti, un tempo un fienile sotto cui  si trovavano le scuderie. Trasformata nel ‘700 questa diviene ben presto la parte più prestigiosa,  un vero e proprio status symbol nobiliare.  La galleria viene detta anche “degli ordini” perché alle pareti vi sono grandi tavole con stampe raffiguranti vari ordini religiosi e militari. 

Qui si può godere della vista sul cortile interno, detto degli uccelli perché  trasformato, grazie a grandi reti,  in una grande voliera.

Dalla galleria dei ritratti si accede alla sala del trucco, oggi ospita  la ricca biblioteca storica del castello, con mappe del 1700 mentre la  biblioteca personale dei conti era in un locale di piccole dimensioni, le cui pareti sono arricchite con disegni di  armadi ricolmi di libri.

Da qui si arriva al Salone Verde,  il più bello ed elegante locale del castello, il cui raro pavimento è  composto da piastrelle di ceramica di Vietri dipinte a mano.

Le pareti sono ricche di decorazioni, affreschi e stucchi; gli affreschi sono a  tema naturalistico. Qui  si può ammirare un pianoforte del 1870 restaurato e usato per concerti.

Il Salone Verdi  è senza dubbio l’ambiente più prestigioso e fine  realizzato da Benedetto Alfieri, in contrapposizione  all’austero ed imponente Salone Rosso.

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'