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Carducci racconta

Piazza Maggiore, Bologna
Carducci racconta - Camperarcobaleno

Piazza Maggiore, prima parte

 

 

 

 

Mi sono ritrovata a  Bologna, solo alcune settimane fa, e non avrei mai immaginato, non avrei mai pensato che il giorno in cui mi sarei ‘messa a tavolino’ per descrivere Bologna, la Sua Piazza di San Petronio e la Sua  magnificenza e quella strana sensazione di sentirsi  persone tra le persone, sarebbe stata poi la giornata dell’ultimo saluto ad un grande uomo, un poeta e musicista.

Questo pensiero, mi dico, non ha nulla a che fare col camper né tantomeno con Camperarcobaleno, è vero, ma vorrei poter esprimere la grande ricchezza che ho conosciuto sotto quel cielo e se in quella giornata mi sembrava tutto così bello e gioioso, oggi quella piazza mi appare triste.

Nel momento in cui la giornata stava per finire, ero certa di tornare a casa con i miei appunti e i miei 'scarabocchi' che di solito faccio per meglio ricordare le sfumature dei miei viaggi e dei miei racconti, per descrivere emozioni forti e serene ma, ora,sembra che tutto mi stia scivolando via dalle mani  e dai pensieri, per ritrovare una ‘Piazza Grande’ completamente diversa da allora.

Ora torno sui miei passi per ricordare quel luogo davvero da visitare e da vivere come ce l’ha lasciata Giosuè Carducci e da lui ripartirò….

 E’ il tramonto di una giornata fredda e invernale quella che richiama l’attenzione del poeta, un tramonto in cui la luce del sole illumina il color rosso dei mattoni e dei palazzi della città e da questa immagine racchiude la bellezza della Piazza di San Petronio. Ed è questa immagine che più è reale, il colore rosso dei suoi mattoni. Un colore caldo, un colore che in quella piazza sa di buono e di comunità, una grande comunità come è quella bolognese.

 Dal punto di vista storico, Piazza Maggiore è frutto dell’arte e del pensiero medievale, come gran parte della Bologna antica. Iniziata nel XIII secolo, la piazza venne sottoposta a  vari rifacimenti  assumendo poi  la conformazione attuale nel XVI secolo.

Luogo di incontro tra la gente della città, di momenti sociali, di verdetti giudiziari, la piazza visse mercati, scambi commerciali importanti quale era la stessa città, crocevia tra l’Europa  e il Medio Oriente. Fu probabilmente per questa esigenza che venne decisa la costruzione di un ampio spazio che oggi ha misure davvero riguardevoli.

In stile medievale anche i palazzi che la raccolgono tra cui il Palazzo del Podestà risalente al 1200, sormontato dalla Torre dell’Artengo con la sua campana che serviva un tempo a chiamare a raccolta la popolazione.  Il Palazzo nasce praticamente insieme alla nascita della piazza, edificato per lo svolgimento delle funzioni pubbliche e sede del Podestà. Posto vicino a quello che viene detto il Palazzo Re Enzo, sotto il suo Voltone si può vivere uno strano ma intrigante effetto acustico anche discorrendo a bassa voce. Infatti questa viene sentita ai lati opposti del voltone stesso.

La primordiale facciata romanica venne modificata nella metà del 1400 dal Fioravanti che diede nuova luce a questa con uno stile rinascimentale più consono per l’epoca.

L’interno del palazzo venne anche destinato a uso teatrale e dotato di affreschi michelangioleschi, grazie a De Carolis, con varie scene tra cui la fondazione di Bologna, l’Università e la cattura di Re Enzo.

Oggi la ricerca di questi risulta vana perché, purtroppo, molti pezzi vennero staccati per un minuzioso restauro ma mai ricollocati al loro originario posto.

Il Palazzo di Re Enzo è sicuramente molto particolare sia nella sua storia che nella sua leggenda.

Nato a metà del 1200 come ampliamento degli edifici comunali, detto Palatium Novum, è chiamato così perché si narra che in questo visse  Enzo, figlio di Federico II di Svevia del quale spesso abbiamo già raccontato. Fatto prigioniero dopo la battaglia di  Fossalta, Enzo trascorse i suoi ultimi anni di vita rinchiuso tra queste mura, di giorno insieme ad altri prigionier,i di notte chiuso in una gabbia appesa al soffitto.

In questo periodo conobbe e amò una donna che veniva spesso a tenergli compagnia e da questo amore nacque  un bimbo maschio al quale venne dato il nome di Bentivoglio il quale, a sua volta, fu il capostipite della casata dei Bentivoglio.

Qui morì e secondo le sue volontà, Enzo riposa nella Basilica di San Domenico 

 'Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,e il colle sopra bianco di neve ride.È l'ora soave che il sol morituro salutale torri e 'l tempio, divo Petronio, tuo...'

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