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Carducci racconta

Carducci racconta - Camperarcobaleno

Casa Carducci

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Casa Calducci è oggi una dimora storica, una biblioteca archivio, un centro per gli studi letterari dell’800 e anche, ma forse la più importante, la casa di un grande poeta italiano.
La casa in sé ha una lunga storia di oltre cinque secoli, situata nella  cinta muraria tra Porta Maggiore e Porta Santo Stefano,la sua costruzione risale a quando divenne prima  una chiesa e  un oratorio poi.

La costruzione nel 1500 si arricchì di una sacrestia, di una abitazione per il guardiano e di un portico sino a che, il 24 marzo 1712,un  incendio distrusse il luogo. Ricostruito ed eretto un campanile, il luogo fu attivo sino alla fine del ‘700.

A seguito della  soppressione della confraternita che lo abitava, l’area fu venduta a privati che ne fecero private abitazioni sino a che venne abitato, in affitto, da Calducci e dalla sua famiglia.

Il primo incontro significativo rimane il giardino che conserva un monumento a suo ricordo, monumento inaugurato alla presenza del Re Vittorio Emanuele e dalla Regina Elena.
Durante la Seconda Guerra Mondiale  sotto le  fondamenta di questo venne costruito un rifugio antiaereo con una lunga galleria.

L’appartamento della famiglia Calducci è situato al secondo piano di questa palazzina e lo si raggiunge mediante una bella scala a chiocciola in stile liberty. Ci accolgono stanze completamente ricolme da scaffalature e da libri, sedie thonet e poltroncine minute, tende dall’aria romantica ottocentesca e svariati quadri che ricordano il viso del poeta, la sua morte, i suoi scritti.
Un corridoio porta alle varie stanze, tra cui lo studio con il tavolo su cui il padrone di casa trascorreva le sue ore di studio e di lavoro, ritratti e cimeli, ricordi e attestati….e dove si ricorda il conferimento del Premio Nobel avvenuto nel 1906 mentre calamai, scodelle per l’inchiostro e nettapenne riposano silenti su un grande tavolo ricoperto da un telo nero.

Abbiamo citato il corridoio dove spiccano meravigliosi armadi che oggi servono da archivio di scritti e documenti,un tempo usati per riporre gli abbigliamenti dell’intera famiglia mentre fa sorridere la presenza di un  "finto mobile" , copertura per un piccolo argano che serviva a far giungere dalla cucina, posta nel sottostante mezzanino, le vivande in tavola.

Il salottino dove la moglie Elvira si ritirava per i suoi lavori mantiene inalterato il senso femminile dell’epoca con un grazioso cestino in vimini e un appendi cappelli che reca le iniziali del poeta insieme, anche qui, a scaffalature sopra cui libri antichi conservati  in maniera quasi maniacale, riposano in attesa che qualcuno li sfogli ancora.

E  una toeletta dal grande specchio ovale, semplice e composta, fa compagnia al letto nella sua  camera da letto,un letto in ferro battuto e un cassettone insieme ad un tavolo rotondo e sedie diverse le une dalle altre, una stanza da riposo e allo stesso tempo un suo salotto ‘personale’ in questa ampia stanza che è posta in fondo all’appartamento e che ci dà un senso di riservatezza se non proprio di solitudine.

E’ posta nel corridoio, prima di quella della moglie, la stanza da letto del poeta, anche questa con le sue scaffalature impreziosite da innumerevoli edizioni di cinquecentine e seicentine, opere di Orazio e testi didattici tra cui spiccano opere su canti popolari e favole. Una stanza, questa, con un letto grande dalla struttura a baldacchino e da una chaise-lounge finemente vestita da un tessuto lucido e bianco, come il copriletto a balze.

Tra le due camere da letto dei coniugi Calducci, la sala da pranzo con la sua la "lumiera" dal classico saliscendi.
Un elegante tavolo tondo conserva una cassetta regalata al poeta da Margherita di Savoia che contiene un album di pensieri.
Un orologio, alla parete segna mestamente l’ora della scomparsa del poeta quasi in contrapposizione ad alcuni oggetti ‘di vita quotidiana’ quali una macchinetta per il caffè, un piatto e due portafrutta…


A differenza di casa  Pascoli, qui non si ritrovano i piccoli gesti giornalieri, le immagini raccontate,nemmeno gli armadi contenenti effetti personali di una vita quotidiana (le famose pancere…), i suoi sorrisi e le sue piccole e minute controversie. Cogliamo di questa visita la grande sete di studio, di conoscenza, di un uomo, di un  poeta ma prima di tutto, di un professore di lingua e letteratura italiana, un uomo tenace e amante della bellezza e della ricchezza della sua lingua madre, dell’epoca che stava vivendo e delle innumerevoli tristezze che questa gli donava. Carpiamo forse le inquietudini, comprendiamo forse la vita diversa tra questi due grandi uomini e forse erriamo nel voler a tutti i costi paragonare cio’ che ci rimane delle loro esistenze, le loro case. Ma se, uscendo da Casa Pascoli, avevamo provato una  sensazione di semplicità, di vissuto, di affetto, Casa Calducci ci regala una nuova emozione, quasi un senso di rispetto e di rigore come si conviene ad un Ilustrissimo Signor Professore.

 

..Per me quella casa fu una vera terra di esplorazione. Il Nonno, sono certa, non l'ebbe mai a vedere tutta: ci si sarebbe sperduto...(Elvira Baldi)

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'