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Carducci racconta

Bolgheri
Carducci racconta - Camperarcobaleno

Bolgheri

 

 

 

 

 

 

L’itinerario letterario che vi proponiamo è sicuramente il più conosciuto e frequentato dal mondo camperistico sia perché il viaggiare tra le colline toscane reca sempre una piacevolezza particolare sia perché ci fa ritornare alle nostre aule scolastiche dove, in preda a forti momenti di noia o di assopimento, tentavamo di ascoltare chi con molto impegno cercava di renderci liete le ore stanche di letteratura italiana.

E come sempre in questi casi capita, ritroviamo il bello della conoscenza in un semplice viaggio con il nostro camper. La via Aurelia ci porta a sprofondare finalmente lungo quattro chilometri di quel viale di Cipressi di cui avremmo dovuto in parte sapere a memoria, raccontandoci di un poeta che, dal treno della linea Pisa-Roma, va incontro a questi che da Bolgheri vanno sino a San Guido, luoghi legati alla sua infanzia.

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.

Mi riconobbero, e - Ben torni omai -
Bisbigliaron vèr me co 'l capo chino -
Perché non scendi? perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.

Il lungo e rettilineo viale affiancato ai lati da alti  e secolari cipressi  è meta di turismo costante  anche se molti sono un po’ impoveriti e sembrano dolersi di qualche malattia ma sempre e comunque di un certo effetto scenografico che rende ancora più bello l’intero paesaggio. Poco oltre si incontra  l’Oratorio di San Guido, altro testimone fondamentale carducciano


Di pianta ovale, la chiesetta venne eretta nei primi anni del ‘700 e voluta dal conte di Bolgheri Simone Maria , realizzato allo scopo di offrire ai viandanti un luogo di preghiera lungo la loro via e perché era abitualmente utilizzato per le Sante Messe per i contadini che erano occupati nei campi adiacenti nel periodo della mietitura.

La sua  facciata ospita la porta con frontone semicircolare sormontata da una lapide in marmo bianco commemorativa di Guido Della Gherardesca, eremita nei primi anni del 1000
All'interno si trova un altare in pietra, marmo bianco e stucchi risalenti al 1700.

Riprendendo la strada merita l’incontro con la cittadina di Bolgheri, anch’essa legata al poeta e alla storia medievale. Passeggiare tra le sue vie tranquille e ritmate da graziose botteghe e antichità si assapora ancora il fascino antico delle grandi dinastie che hanno solcato la storia e la geografia del luogo sia la natura della maremma, con i suoi ampi spazi selvaggi e incontrastati, a volte rudi e ruvidi, altre volte poeticamente intriganti. E’ qui l’antica bottega di sartoria che racconta l’antica tradizione delle giacche dei butteri come è qui le invitanti e per nulla trascurabili botteghe di ogni tipo di leccornie che fanno dimenticare le lunghe ed estenuanti giocoforza delle diete. Ma riprendendo la strada del racconto su questa tipica cittadina, è da incontrare sicuramente il suo castello e la storia della famiglia Della Gherardesca che fece di questo luogo uno dei più importanti centri di benessere, di sviluppo economico e viticolo con viti di origine bordolese. La famiglia Carducci visse a Bolghieri per alcuni anni prima di traslocare a Castagneto e si può ammirare la casa del poeta dove spicca al suo esterno una lapide commemorativa. E’ qui che il giovane Carducci inizia i suoi primi passi da poeta con ‘Il Conte di Bolgheri’.

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Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'