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Caproni racconta

Genova, di tutta la vita
Caproni racconta - Camperarcobaleno

Genova

 

Questa è una  passeggiata che Camperarcobaleno dedica alla città di Genova e lo vuole fare insieme a Giorgio Caproni, poeta illustre del nostro tempo mancato nel 1990, regalandoci la sua ‘Litania’ con cui percorriamo il senso di questa grande città.

 

Genova mia città intera.

Geranio. Polveriera. (…)

Genova è la città delle contraddizioni forti, quasi estreme. E’ la città del sempre gentile fiore che adorna i terrazzi dei palazzi, gentilizi e non, è il fiore che si accontenta, come il popolo ligure, di poca e arida terra. E in contrapposizione c’è la polveriera, la Genova di Cornigliano con i suoi fumi, i suoi odori nauseanti,la sua aria pesante fatta della grande popolazione operaia che qui, più di tutti gli altri quartieri, viveva.

Genova città pulita.

Brezza e luce in salita. (…)

Genova è una città dove la brezza marina è sempre incuneata tra vie e vicoli, palazzi e parchi, se si esclude quella ‘macaia lauziana’ che ben si identifica in quella sensazione di caldo umido di certe giornate, buone solo a far aumentare la muffa nelle vecchie case a precipizio sul mare. Il vento di tramontana ci regala però giorni dal cielo nitido anche durante i più freddi mesi invernali, dove la luce del sole si scaglia sulle innumerevoli salite in ciottolato che fanno di Genova ‘una città tutta in salita’.

 Genova da intravedere,

mattoni, ghiaia, scogliere. (…)

Genova è paesaggio marino fuori e dentro l’acqua, con le sue ormai esigue ma splendide spiagge fatta di ghiaia fine, con le sue scogliere a picco sul mare su cui in estate tappezzanti asciugamani colorati e corpi abbronzati si spennellano sopra di esse e sopra di esse pescatori audaci trovano posto su cui sedere in attesa che abbocchi un buon ‘lascerto’.

Genova tutta tetto.

Macerie. Castelletto. (…)

La Seconda Guerra Mondiale rovinò maldestramente anche Genova lasciando solo desolazione e distruggendo per sempre interi quartieri e opere architettoniche preziose. Castelletto è uno di quei quartieri della consolidata borghesia genovese, posta su una altura rispetto al centro e al porto che subì pochi danni rispetto al resto della città, quella in cui  ancora oggi  arriva tramite uno dei mezzi di trasporto più caratteristici e frequenti e naif dell’intera città,l’ascensore (di solito in stile liberty) e da cui, quale enorme terrazza, si ammira l’intera città e un mare fatto di tetti. A Castelletto i genovesi vanno di solito a sentire il fresco in estate, di sera, a fare una passeggiata romantica, far correre i bimbi, a guardarsi dall’alto la propria città illuminata.

Genova che mi struggi. 

Intestini. Caruggi. (…)

Abbiamo già menzionato la parte più antica della città, vicoli stretti dove il sole arriva con grande fatica, un tempo luogo di vita, di pescherie e di osterie, le più rinomate. I Caruggi davvero come intestini, per la loro lunghezza infinita fatta di ciottolati e angoli bui, stretti e a volte claustrofobici ma sempre guardati a vista, agli angoli dei palazzi, dalle madonnine poste nelle edicole.

 Genova mercantile, 

industriale, civile. (…)

Genova è porto, è traffico marittimo, ora purtroppo non più imponente e importante come un tempo. E’ porto per le sue industrie (anche quelle scomparse), ed è porta per le industrie del nord, con le navi che attraccavano nei nostri moli scaricando materiali destinati ad essere trasportati via terra verso le grandi fabbriche.

Genova di canarino, 
persiana verde, zecchino. (…)

Ritornano i colori tipici delle case che non solo si possono notare nei borghi più marinari e turistici della liguria ma anche qui, dove le persiane verdi, chiuse quali palpebre di occhi stanchi, fanno da contorno a colori che col sole si fanno ancora più vividi, il rosso ciliegia o  il giallo ‘canarino’

Genova nome barbaro. 
Campana. Montale, Sbarbaro. (…)

Città da amare o da odiare, non ci sono mezzi termini. Ma in questo turbinio di sentimenti resi all’eccesso, molti poeti l’hanno conosciuta, declamata e amata…insomma, Genova quale  bellissima donna

 Genova di Soziglia. 

Cunicolo. Pollame. Triglia. (…)

Piazza Soziglia, nel centro storico, rimanda ancora ad un ricordo antico ma vivono nell’animo dei genovesi, luogo (ma non solo qui) dove antiche botteghe di polli vendevano la loro merce appesa con ganci , in ambienti rivestiti da mattonelle e banchi in marmo bianco dagli intarsi marroni

Genova portuale, 
cinese, gutturale.(...)

Genova è oggi una infinità di popoli e di lingue, qualcuno tristemente chiede perché non si senta quasi più, girando per la città, qualcuno che parla in dialetto. Ma Genova è anche la città che sa e ha sempre saputo, in mezzo alle difficoltà dell’integrazione, essere sempre pronta nell’accettazione dell’altro, abituata da sempre a venire in contatto con altre culture e altri occhi.

Genova che non si dice. 
Di barche. Di vernice. (…)

In inverno spesso si va a passeggiare sulle passeggiate a mare della città e dei borghi marinari, quei pomeriggi  di festa per assaporare il sole, l’aria marina e per tentar di digerire gli immancabili pansotti al sugo di noci o i 'frisceu' di stoccafisso ed è allora lì che, sulle spiagge, i nostri gozzi riposano o si fanno strofinare dalla carta vetrata dei pescatori o dipingere nuovamente, per essere pronte a salpare appena il mare si quieta.

Genova sempre umana, 
presente, partigiana. (…)

Genova ha pagato in maniera acutissima il prezzo delle vittime partigiane, poi per le vittime del terrorismo sino ai fatti disastrosi del famoso G8. Genova però, in tutto questo, come per altre disgrazie civili e collettive, è sempre stata una città presente, attiva e mai propensa alla sottomissione tacita.

Genova di tutta la vita. 
Mia litania infinita. (…)

Genova? Di tutta la vita…..Vi aspettiamo

 

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