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Camogli e Alberta

Camogli e Alberta - Camperarcobaleno
La città più piratesca che io abbia mai visto. C.Dickens



A Camogli non ci si puo’ transitare; non esistono strade che la sfiorano ignorandola per raggiungere altre mete,magari più alla moda. A Camogli ci si avvicina lasciando la strada maestra chiamata Via Aurelia che costeggia il Golfo del Tigullio partendo da Genova e percorrendo una serpeggiante e stretta via che conduce, tra un continuo turbinio di ulivi, sole, mare e bouganville, nel piu’ affascinante borgo marinaro che si possa cercare.
A Camogli ci si immerge in essa proprio come ci si tuffa dagli scogli di puddinga affioranti dall’acqua del mare cristallino rimanendo affascinati dalla miriade di colori che vanno incontro prepotenetemente al viandante: il blu intenso del cielo che si confonde con quello del mare, l’argenteo delle chiome degli olivi che fanno da corona al paese, i gialli accesi e i rossi passionali delle case che si appoggiano le une alle altre apparendo un unico ammasso di alti e stretti edifici , spiegando il significato del suo nome: Ca-a- Muggi: case a mucchi.
Alle sue spalle il Monte di Portofino, divenuto Parco Naturale Regionale , la ripara dagli invadenti venti gelidi, imprezziosito da ginestre e corbezzoli, lecci e pini marittimi che ripidamente si inabissano nel mare.
Camogli e’ fatta di storia, quella piu’ semplice e nobile, mai raccontata da nessun libro di scuola. Nel 1853 e’ investita del titolo di “Citta dei Mille Bianchi Velieri”, le sue vele gonfie di vento hanno tracciano sui mari del commercio lunghe scie simili ai merletti creati al tombolo delle donne in attesa del ritorno dei loro uomini lontani.
Camogli e’ fatta di pescatori, uomini bellissimi dallo sguardo profondo ed accattivante, dai loro visi riarsi dal sole, dai loro gozzi attraccati nel piccolo porto, dal profumo acre delle reti da pesca stese al sole tiepido e pacifico.
Camogli e’ il tempo che si ferma, trasportandoci tra vicoli stretti in cui a mala pena i raggi del sole riescono ad illuminare,tra selciati di pietre corrose da secoli di camminate che conducono inevitabilmente al mare, magistralmente descritta in poche parole da Dickens in “la piu piratesca citta’ che si e’ mai vista”.
Il cuore del borgo lo si ritrova nell’Isola, lingua di terra un tempo staccata dalla terraferma ,dove si trova il Castello della Dragonara risalente al XII secolo,edificato a difesa del paese ,oggi Acquario Tirrenico, e la Basilica di Santa Maria Assunta, del XIII sec, dai suoi interni in stile barocco a tre navate con la presenza di stucchi in oro e affascinanti lampadari in cristallo. Questa si affaccia sul porto dove nella seconda domenica di maggio di ogni anno si svolge la tipica Sagra del Pesce in occasione della festa del Santo Patrono, S.Fortunato. Enormi padelle dal diametro di quattro metri circa friggono il pescato che poi viene distribuito ai partecipanti alla sagra.
Dall’isola si dipana la passeggiata a mare, luogo di incontro tra eleganti e raffinati bar, piccole boutiques e rinomati panifici dove poter assaggiare la fragrante focaccia.
Se si vuole davvero assaporare un’atmosfera magica non si puo’ non assistere alla ‘Stella Maris’ , festa in cui vengono poste in mare da barche ingoiate dalla notte della prima domenica d’agosto infiniti lumini accesi. Lo spettacolo, cosi’ semplice eppure cosi’ intenso, si dipana per tutta la notte lasciando al ritorno del chiarore del giorno il compito del loro spegnersi.
Ma Camogli e’ anche sinonimo di fresca fragranza di basilico e olio che si tramuta in pesto e di prestigiose fritture di pesce, profumi che invitano ad un buon pranzo in compagnia
(dedicato a Tuccia e Nane)


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(Lyla, Pastore Abruzzese, 11 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'