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Busseto e Roncole (Pr)

Busseto e Roncole (Pr) - Camperarcobaleno

-La casa di Giuseppe Verdi a Roncole-

-In quale direzione-

-Area Sosta-

 

-La casa di Giuseppe Verdi a Roncole-


Non c’è posto nella nostra bella Italia più pregna della presenza di una persona illustre quale si può ritrovare in quelle che ormai vengono definite ‘Le Terre Verdiane’.

E’ vero, tra questi celebri paesaggi sembra essere costantemente seguiti, o accompagnati, da una presenza leggera e nello stesso tempo quasi inquietante, e passo dopo passo si viene quasi rapiti da immagini, strofe e aneddoti su quel grande maestro che fu Giuseppe Verdi. Si cammina su selciati e prati da lui sempre amati, si entra nelle sale della sua casa quasi aspettando il momento in cui lui può apparire dinanzi ai propri occhi nell’atto di appendere il suo cilindro e la sua sciarpa bianca al porta cappotti lì nell’angolo. Ma andiamo con ordine e seguiamo le tappe più importanti per poterlo incontrare e farci raccontare dai suoi oggetti, la sua vita.

Scendiamo a Roncole, un paese dolce e tranquillo, una frazione di Busseto, nota anche per ospitare la tomba di Giannino Guareschi, scrittore che ci regalò le splendide vicende di Don Camillo e Peppone.

Alcuni mettono in dubbio la nascita di Giuseppe Verdi in Roncole ma noi, amanti della storia ma anche delle leggende, non ci lasciamo trascinare dal dubbio e optiamo per riconoscere in questa modesta cascinotta di campagna il luogo in cui il piccolo Giuseppe muoveva i suoi primi passi, anche musicali .

Registrato in Comune con i nome di Joseph Fortunin Francois, si racconta che nel momento in cui la madre soffriva per le doglie , passava davanti alla casa un gruppo allegro di musicisti girovaghi , presagendo con i loro canti e le loro melodie la vita futura di Peppino Fortunino.

 Il padre Carlo gestiva, in un lato della casa, una bottega in cui vendeva vari articoli a cui era annessa una piccola osteria, frequentata dai contadini del luogo. Il pian terreno ospitava dunque la cucina dell’osteria, la bottega e le stalle dove vivevano gli animali da cortile insieme al calesse e al fieno mentre il secondo piano ospitava il solaio dove, si racconta, sua madre partorì. L’insieme della casa ben raffigura lo stato di povertà della famiglia Verdi che però non serba certo un alto senso della dignità e dell’educazione. Poco distante la Chiesa di San Michele Arcangelo conserva un organo su cui Giuseppe si esercitava e studiava musica grazie a Don Pietro Baistrocchi, suo primo maestro e dove il piccolo venne battezzato.

La cittadina di Roncole a quel tempo era sotto l’occupazione francese e al di fuori del territorio del Ducato di Parma e Piacenza; Carlo, il padre di Giuseppe, si riforniva di merce da un uomo il cui nome era Antonio Barezzi, abile commerciante e buon intenditore di musica. Sembra che sia stato Carlo a raccontare al Barezzi delle straordinarie doti del bambino per la musica e che questi lo convinse a mandare il ragazzo a studiare in una scuola religiosa e a farlo conoscere a Ferdinando Provesi  direttore della scuola municipale di musica e organista della Collegiata. 

Rimanendo in tema ‘Barezzi’ si passa a Busseto, proprio nella Casa Barezzi, di proprietà di Antonio che diventerà suo suocero, avendo sposato la figlia Margherita nel 1856. Verdi visse qui per alcuni anni grazie al Barezzi e qui  avvenne la sua prima esecuzione pubblica nel Salone della casa.

La casa purtroppo venne messa in vendita dagli ultimi eredi di Barezzi intorno al 1950 e i mobili contenuti in essa vennero dispersi. Ne venne in possesso una banca il cui salone venne dato in gestione all’Associazione Amici di Verdi che si ripromise di riportare allo splendore antico il grande salone. Grazie al contributo di molte persone e autorità del luogo, vennero recuperati molti arredi  rendendo l’ambiente il più simile possibile all’originale: quadri, suppellettili e mobili fanno cornice al pianoforte viennese Tomaschek , su cui Verdi compose ‘I Due Foscari’,tra cimeli, scritti e autografi del Maestro.  Lo splendido palazzo acquistò quindi la  suo antica lucentezza diventando il luogo di incontro e di manifestazioni musicali di altissimo livello ospitando nomi famosi come Tebaldi e Gazzelloni ma anche dando ampio spazio a giovani emergenti.

A Busseto si ritrova anche Palazzo Orlandi dove Verdi visse per qualche anno con Giuseppina Strepponi,conosciuta a Parigi e che diventerà la sua seconda moglie, prima di decidere di ristrutturare una villa fuoripaese, Villa Sant’Agata. 
Ai tempi di Verd Palazzo Orlandi era la più moderna del paese e dopo alcuni anni di interventi interni, Verdi e la moglie vi abitarono dal 1849. In seguito Giuseppina, ormai decisa a vivere a Sant’Agata , lo vendette e il ricavato venne devoluto interamente ad una pensione perpetua ai poveri di Busseto. Palazzo Orlandi è visitabile grazie ad una esposizione di quadri e cimeli vari sia di Giuseppe Verdi che del Maestro Arturo Toscanini, grande amico e ospite della famiglia Orlandi in vari periodi storici.

La Villa di Sant’Agata si apre al turista con il suo magnifico parco a cui Giuseppe era particolarmente legato (chiamato all’inizio ‘della Peppina’) e che in parte ha sempre curato personalmente dedicando alla musica intere nottate. Alti cipressi che decorano i viali, un laghetto, una ghiacciaia artificiale e la tomba del cane Lulù ci riportano come per incanto a rapportare, seppur in più piccole ampiezze, questo giardino a quello di Giovanni Pascoli in cui, anche in esso, riposa il fido amico a quattro zampe.

 Quando Verdi compera la villa è sicuramente già benestante e si può permettere una abitazione lontana dal centro del paese e lontana da quello strano e mai semplice rapporto che ha sempre avuto con gli abitanti suoi concittadini.

L’interno della Villa è un turbinio continuo di splendore. I sontuosi arredi originali raccontano della sua vita insieme alla moglie, una vita ritirata ma culturalmente pregna, condivisa con amore e rispetto sia nei confronti della musica che nei confronti di coloro che lavorano per loro, nella loro tenuta tra orti e bestiame.  Armadi con i vestiti, bauli ripieni di oggetti personali, partiture e pianoforti rendono l’ambiente sofisticato ed elegante.

Le stanze da letto sono impresse della loro personalità, quella di Giuseppina ha una toilette e il letto a baldacchino in stile genovese con mobili intarsiati e quadri del Correggio. Giuseppina morirà in questa stanza nel novembre del 1897. La stanza di Giuseppe ospita la sua scrivania, il busto in terracotta e in una teca i suoi guanti utilizzati per dirigere la Messa di Requiem in memoria di Alessandro Manzoni il 22 maggio 1874. Nella scrivania sono conservati molti suoi scritti, spartiti suoi e di altri compositori. Troviamo il suo cilindro, simbolo del Maestro, insieme ad una lettera che Cavour gli inviò per cercare di convincerlo ad accettare la candidatura a deputato oltre a varie proposte di legge sui Conservatori musicali e sui diritti d’autore. Giuseppe, al contrario di Giuseppina, non morì nella sua stanza della Villa Sant’Agata ma in una dell’hotel de Milan il 27 Gennaio 1901. Gli arredamenti di quella stanza vennero successivamente trasportati nella Villa, in suo ricordo.

Non ultimo per minore importanza in questo viaggio in memoria di un uomo talmente straordinario intellettualmente e nello stesso tempo semplice è il Museo Nazionale Giuseppe Verdi in Busseto. Un susseguirsi di immagini, di istanti di vita tra note e spartiti che si trasformano in vivide emozioni, spazi infiniti di una storia che continua ancora oggi nelle note della sua musica regalandoci sentimenti unici e vividi. Le stanze, una aperta sull’altra ci vengono incontro come se lui stesso ci guidasse attraverso i suoi sentimenti, la gioia, le ansie e le fatiche notturne per scrivere sulle righe dei pentagramma la sua vita di uomo e ciò che la storia del periodo gli presentava. Uno spaccato semplice ma nello stesso tempo complesso di un uomo che ha sempre saputo, con la forza dell’intelligenza e della sensibilità, aprirsi al mondo e a raccontarcelo con sublime poesia.

 

 -In quale direzione-

A 1 - "Autostrada del Sole" Milano-Bologna
Casello Nord: "Parma" via Colorno (15', 6 km dal Centro Storico, asse di via Europa); 
Casello Ovest: "Parma Ovest", Pontetaro, (30',  11 km dal Centro Storico, asse via Emilia) 

        A 15 - "Parma-Mare" Parma-La Spezia
          Casello Sud: "Fornovo" via Spezia (30', 22 km dal Centro Storico, asse via Spezia)      
           Casello Ovest: "Parma Ovest", Pontetaro, (30',  11 km dal Centro Storico, asse via Emilia)

GPS:  44° 58' 42"N
         10° 2' 51"    E


-Area Sosta-

Nel paese di Busseto vi è la possibiliità di parcheggio camper in Piazza Martini. Il paese è veramente tranquillo e non  segnaliamo problematiche

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Ho ideato una pagina in cui Ti racconto dei miei viaggi, delle immagini e degli aneddoti sulla mia avventura insieme a Lyla e a Camperarcobaleno. Di ogni pagina troverai molte altre fotografie relative agli articoli scritti nel sito. Ti aspetto. Alberta con Lyla

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(Lyla, Pastore Abruzzese, 12 anni, Mascotte di Camperarcobaleno)

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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Cosa fare a Genova

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