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BENEVENTO-SAN GIORGIO DEL SANNIO

BENEVENTO-SAN GIORGIO DEL SANNIO - Camperarcobaleno

Tappa 09-17 Maggio  2015   212 KM - Media montagna

NOI VISITIAMO: Benevento Longobarda con la Chiesa di Santa Sofia

Narra la leggenda che Benevento venne fondata dall’eroe greco Diomede dopo aver ucciso un cinghiale che devastava la campagna circostanti. Per questo,  il cinghiale è diventato il simbolo della città.

 Importante centro romano non solo sotto il profilo strategico e militare ma commerciale e culturale. Ancora oggi possiamo ammirare pregevoli monumenti di quell’epoca tra cui l’Arco di Traiano,il Ponte Leproso, il Teatro e l’Anfiteatro.Non va dimenticato inoltre la sua posizione sulla Via Appia.

La sua grandezza affascinò tanto i longobardi che qui vollero stabilire qui il loro ducato meridionale diventando, tra l’altro, sede di una delle zecche più importanti in Europa.

Alla Benevento longobarda dedichiamo questo viaggio e alla scoperta di uno dei suoi più preziosi gioielli.

Non si può iniziare la visita a questa antica città se non visitando il complesso monumentale di Santa Sofia, posta da poco tempo nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

La piazza porta il nome della Chiesa, completata tra il 760 e il 762 sotto Arechi II.

La figura di questo Re è singolare in quanto questi non voleva dedicare ad un santo in particolare questo complesso ma alla Sapienza, alla Conoscenza e al Sapere.

La leggenda racconta che Carlo Magno, affascinato dalla vita culturale di Benevento ed invidioso di Arechi II, sia venuto in città sotto falsa identità per verificare se realmente Benevento era una città in cui quasi tutti sapevano leggere e scrivere, quando lui sapeva leggere ma non imparò mai a scrivere.

La figura di Arechi giunta a noi vede un uomo intelligente e colto, tanto fedele e credente tanto che istituì  un monastero per donne accanto  alla Chiesa di Santa Sofia, nominando Badessa sua sorella.

Al di là del grande valore artistico della chiesa,questa rimane la testimonianza di quel periodo di splendore per la città e per una civiltà la cui cultura e amore per lo studio della conoscenza ha influenzato profondamente la civiltà.

La Chiesa presenta un pianta irregolare, con sei grandi colonne centrali che formano un esagono, circondate  da otto pilastri e altre due colonne all’ingresso, che formano  un decagono. Ne risulta un gioco di spazi e di chiaro scuri molto affascinante e singolare come è affascinante il

perimetro delle pareti, semicircolare nella parte posteriore e nella parte anteriore una serie con elementi che ricordano una stella

Ideata  e costruita come un luogo dove le  famiglie longobarde potessero riunirsi , questo ricordava la ‘tenda’ e riportava al concetto di spazio dove la gente poteva sentirsi  membro della stessa etnia.

Dei numerosi affreschi che la chiesa custodiva, oggi ne  rimangono solo pochi resti  ma ne rimane comunque la loro bellezza e la loro vivacità di colori, testimoni di un periodo di splendore longobardo.

Particolarmente belli sono i basamenti delle colonne, le colonne  e i capitelli, che, la leggenda vuole, vennero ricavati dai vari templi  sparsi nella città.

Inoltre Santa Sofia diviene  famosa in tutta la cristianità grazie al suo Scritporium all’interno del quale si utilizzava la scrittura beneventana, diffusa in molte parti d’Europa.

Vicino alla chiesa si trova il Chiostro, datato XII secolo, che racchiude la particolarità di avere colonne e capitelli tutti diversi, con temi ed elementi particolari.

 Qui vengono raccontate  scene di vita, religiose, con motivi floreali e animali. Fatte di vari materiali e nell’inconsueto numero dispari di queste, tra cui l’alabastro e il granito l e nell’inconsueto numero dispari di queste ,la loro provenienza è molteplice e fa dell’intero complesso, un capolavoro di creatività e fantasia.

Il centro del Chiostro è caratterizzato dalla presenza  di un grande capitello forato che veniva utilizzato come pozzo. Questo è di origine romana e testimonia nuovamente come vennero ri-utilizzati materiali e parti di opere romane per nuovi usi, un antico’diy’ di cui oggi, un per moda un po’ per la crisi, abbiamo riscoperto.

Alla fine del XVI secolo il monastero, diventato maschile, venne abbandonato dai monaci benedettini  mentre il tempo e le forze naturali diedero il via  alla  lenta  ed inesorabile decadenza. Dopo alcune modifiche, nel 1951 si cercò di ripristinare le antiche fattezze dell’opera togliendo soprattutto quei rimaneggiamenti che abbruttivano e sconvolgevano l’intero complesso.

Oggi l’ antico monastero rivive di luce nuova grazie  alla  sede del Museo del Sannio.

 

 

 

 

 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'