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ALBENGA - GENOVA

ALBENGA - GENOVA - Camperarcobaleno
Tappa 02, 10 Maggio2015    173 Km- Pianeggiante
NOI VISITIAMO: L'antico borgo di Toirano
 

Visitare Toirano, calarsi in essa per meglio comprenderla, è come fare un passo a ritroso nel tempo, tra spazi selvaggi e incontaminati, tra una vegetazione naturale di singolare bellezza.

Il borgo di storia antica narra le vicissitudini di una terra certo non facile, arroccata su roccia e su se stessa, quasi impenetrabile, difesa e chiusa. Anche le ultime due delle cinque porte di ingresso alla città ,che un tempo la proteggevano da assalti nemici, ancora oggi sono testimoni di tanta bellezza rimasta intatta nel tempo.

Non a caso sin dall’età preistorica questi luoghi sono stati insediamenti umani sino a scivolare lentamente verso il periodo romano e bizantino,e poi  medievale sino al nostro medioevo moderno.

La sua vicinanza all’acqua di due torrenti hanno certo favorito la sosta dell’uomo in questa valle e ne hanno accresciuto non solo lo stato di socialità ma anche di ideologie e di culto.

Attorniato da mura, protetto da fossati in cui scorreva l’acqua dei torrenti, oggi Toirano regala al turista una sensazione di tranquillità estiva e di silenzio invernale.

Grande rilevanza turistica sono senz’altro le sue Grotte, uno dei dieci luoghi più importanti a livello nazionale, ma una passeggiata nell’antico borgo è d’obbligo per coloro che vogliono curiosare e scoprire un borgo così antico e ben conservato.

La porta di Borghetto, conosciuta quale Portassa, risale al tredicesimo secolo ed era una delle porte più importanti per l’ingresso alla cittadina. Demolita poi nel dopoguerra, questo antico varco era il più usato e immetteva nel centro dell’abitato.La colonna che si incontra è frutto di una ricomposizione, sono pietre che facevano parte dell’antica pieve di San Martino risalenti al 1400.

La nostra visita inizia da Piazza San Martino dove si trova la Chiesa Parrocchiale e dove si incontrano splendidi porticati medievali il cui sostegno, una pietra lavorata, risalgono al più vicino a noi 1800.
Di gradevole incontro è la misura in palmi genovesi risalente al ‘600, usta nei mercati, posta su un muro della chiesa

Sopra questa, una splendida  meridiana dipinta, del1834.

Questo è l’unico punto per osservare l’unica e ultima torre campanaria  della cittadina, un tempo qui numerosissime.

In stile gotico, presenta  due piani di finestre a trifora e coronata da merli ghibellini inseriti nel XVII secolo quando  vennero demoliti i piani più alti, riducendone così la sua altezza originaria.

Verso il lato sinistro della chiesa si apre Porta della Via dei Consoli che  conserva dell’antico arco alcune delle pietre  di sostegno. Da qui ci si immette nella via principale della cittadina, oggi Via Parodi, in cui si possono ammirare delle abitazioni risalenti al 1300 e 1500. Sono angoli preziosi e unici, portali in ardesia e antichi porticati che risplendono nella loro originaria bellezza.

Prima di visitare il Palazzo del Vescovo, ci si imbatte nella Porta dei Fossi, particolarmente interessante perché a tutt’oggi mantiene il suo arco originario.

Del Palazzo del Vescovo va sicuramente ricordato l’ architrave in ardesia scolpita del 1503, le cui  decorazioni  raffigurano  San Michele .

Se si vuole ancora di più immergersi nell’atmosfera antica di questo borgo, non si può non raggiungere la via dedicata a Baccio Emanuele Maineri, inoltrandosi così nel “Torracco”.

Munita, un tempo, di torri e fortificata, il suo camminamento  riprende quello antico delle mura.

Di particolare bellezza è sicuramente, in questa via, la presenza di un affresco quattrocentesco dedicato a Maria ma non in perfette condizioni.

Da qui si raggiunge poi la Porta delle "Giaire" con il Ponte che prende il suo nome. E’ una strada in parte coperta e bellissima, leggermente in salita e composta da gradini.

Il pote risale al 1300 e  costituito da tre arcate a tutto sesto e sostenuto da piloni  spartiacque in pietra squadrata.

Alla fine della via si arriva a Piazza della Libertà dove si trova Palazzo D’Aste del Carretto. La Piazza venne chiamata così in onore di Napoleone e qui piantato un olmo.

Il Palazzo risale al 1300 e fu dimora della famiglia di cui porta il nome.  Gli archi murati e le tracce delle bifore risalgono al periodo medievali mentre altre parti sono il risultato di lavori ottocenteschi. Molto bello e ben conservato è il portale in pietra di Finale scolpita e lo stemma settecentesco dei D’Aste.

Da questo punto si giunge alla Porta Nord o del Ponte sul Torrente Barescione. La porta era accanto all’Oratorio di S. Giuseppe.

Percorrendo poi via Certosa, in una scenografia composta da orti e vigneti, si raggiunge il  Ponte detto dei “Murin”.

Qui sono visibili varie costruzioni risalenti al ‘500 edificati nella vasta proprietà della  Certosa, utilizzati quali cartiere, frantoi e mulini per i cereali.

Il complesso architettonico della Certosa venne edificato dal 1495 quando i Certosini trasferirono qui la loro sede dal  Monte Varatella. Abbandonata e smantellata agli inizi del 1800, la sua chiesa ad una navata, era dedicata a San Pietro in Vincoli. Di questa rimane testimone il campanile del 1564, sovrastato da una cupola ottagonale su tamburo e la chiesa  sconsacrata.

  Presenta una facciata con ampi finestroni prospicienti il sagrato un tempo adibito a cimitero. Il campanile eretto nel 1564 è sormontato da un cupolino rivestito di ardesia dove è rimasta la croce con l’Angelo giravento.

Il cortile d’ingresso del Monastero, che sino al 1627 costituiva la piazza della chiesa, quando quest’ultima era ancora rivolta con la facciata a settentrione, mostra una bella loggetta rinascimentale sostenuta da colonne in marmo.

Questa loggia costituisce l’ingresso alla parte restante del portico del Chiostro, con annessi gli edifici destinati anticamente a clausura e oggi adibiti ad abitazioni private.

 

Camperarcobaleno ringrazia Toirano Grotte per la disponibilità e cortesia

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'