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Il Labirinto della Masone- Fontanellato

Il Labirinto della Masone- Fontanellato - Camperarcobaleno

Il 29 maggio prossimo apre al pubblico  il labirinto naturale più grande del mondo con i suoi  sette ettari di terreno .

Costituito totalmente da siepi di bambù di diverse specie alte cinque metri,il grande dedalo si  ispira alla forma classica dei labirinti romani  e si presenta a forma di stella.

Il suo ideatore, Franco Maria Ricci e la Fondazione che da lui prende il nome, realizza dopo anni di lavoro un suo grande sogno a Fontanellato, ispirato da Jorge Luis Borges

Il complesso ospita al suo interno  spazi culturali per più di cinquemila metri quadrati, destinati alla collezione d’arte del proprietario, una biblioteca dedicata ai più illustri esempi di tipografia e grafica, tra cui  opere di Bodoni e l’intera produzione di Tallone. Si trovano poi, naturalmente, tutti i libri curati da Franco Maria Ricci in cinquant’anni di attività.

L’ edificio che ospita la collezione d'arte e di bibliofilia dove scultura, pittura e libri convivono, è  un museo eclettico unico nel suo genere. Inoltre vi è uno spazio per mostre temporanee, un bookshop, un ristorante, un caffè/bistrò, uno spaccio di gastronomia.

La corte centrale, nel cuore del Labirinto, dispone di vaste gallerie i cui lunghi portici danno ritmicità e sinuosità all’intera costruzione, di una cappella a forma di piramide, di due ampie sale per eventi speciali, di un salone dalle grandi vetrate aperte sul verde e anche di due graziose suites.

Compito della Fondazione Franco Maria Ricci è quello di conservare i libri e le collezioni d'arte e favorire attività culturali.

 

 

Fiorisce la Primavera, Castello Quistini riapre al pubblico

Fiorisce la Primavera, Castello Quistini riapre al pubblico - Camperarcobaleno

(Comunicato stampa)

Riapriranno al pubblico Venerdì 1 Maggio e rimarranno visibili fino a fine Giugno tutte le Domeniche e festivi i giardini e le sale di Castello Quistini, storica dimora franciacortina famosa per i suoi giardini di rose.
 
Con l’arrivo della Primavera e della bella stagione rinasce in tutti la voglia di organizzare gite all’aria aperta. Ville, castelli, parchi e giardini si confermano sempre tra le mete ideali per gli amanti delle gite fuori porta e Castello Quistini, dimora storica del 1500 con giardino botanico in provincia di Brescia, è senz’altro una piacevole meta per tutti, grazie al perfetto mix di storia, natura, architettura e botanica. Castello Quistini si trova a Rovato, a pochi chilometri da Brescia e da Bergamo, tra le terre del vino della Franciacorta.

 
Una decina di anni fa, grazie alle idee e all’impegno della famiglia proprietaria, all’interno delle mura del palazzo furono progettati una serie giardini con collezioni di rose antiche e inglesi pronte a fiorire a partire da Maggio, speciali varietà di ortensie e peonie, frutti antichi e piccoli orti con collezioni di piante officinali.
 
Aperto tutte le Domeniche e festivi a partire dal 1 Maggio, con il biglietto di ingresso si avrà accesso al tour intitolato “Tra rose, storia e leggenda” (visita guidata ore 11,00 e ore 16,00) che vuole essere un percorso storico tra i giardini della dimora: fiori, piante, giardini e collezioni botaniche vi accompagneranno tra i giardini per una passeggiata. In attesa delle spettacolari fioriture di Maggio si potranno ammirare le prime fioriture stagionali delViburnum Opulus e Carlcephalum, Clematis Armandii, dei tulipani e delle diverse varietà di alberi da frutto.
 
Con il biglietto di ingresso verrà consegnata una mappa dei palazzo con le descrizioni delle sale e dei giardini. Per chi preferisce la classica visita guidata alle ore 11,00 e alle ore 16,00 di ogni Domenica e festivo verrà organizzata una visita guidata intitolata “tra rose, storia e leggenda” per spiegare e illustrare gli aspetti e le caratteristiche riguardanti il palazzo e i giardini. Il tour tra i giardini è arricchito da alcuni oggetti misteriosi nascosti in natura: figure d’animali realizzati con materiali riciclati affiorano dall’acqua del laghetto o tra i cespugli di rose e vi accompagneranno in questo magico itinerario.
 
Castello Quistini è aperto tutte le Domeniche e festivi a partire dal 6 Aprile dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00. Visita guidata alle ore 16,00. Per informazioni potete consultare il sito internet www.castelloquistini.com , telefonare al 320 8519 177

 

 

Capolavori della Johannesburg Art Gallery. Da Degas a Picasso”

Capolavori della Johannesburg Art Gallery. Da Degas a Picasso” - Camperarcobaleno

 

Scuderie del Castello Visconteo di Pavia

Dal 21 marzo al 19 luglio 2015

 

Ideata, prodotta e organizzata da ViDi in collaborazione con il Comune di Pavia e la Johannesburg Art Gallery e realizzata con la consulenza scientifica di Simona Bartolena, le sale delle Scuderie di Pavia hanno il privilegio di ospitare una parte importante di capolavori provenienti dalla Johannesburg Art Gallery, uno dei più importanti musei d’arte del continente africano.

La mostra propone oltre sessanta opere tra olii, acquerelli e grafiche, che portano le firme di alcuni dei principali protagonisti della scena artistica internazionale del XIX e del XX secolo: da Edgar Degas a Dante Gabriel Rossetti, da Jean Baptiste Corot a Alma Tadema, da Vincent Van Gogh a Paul Gauguin, da Antonio Mancini a Paul Signac, da Pablo Picasso a Francis Bacon, da Roy Lichtenstein a Andy Warhol.

 Il percorso espositivo, diviso in sezioni cronologiche e tematiche, permetterà ai visitatori di percorrere un viaggio nella storia dell’arte dalla metà del XIX secolo fino al secondo Novecento, spaziando dall’Europa agli Stati Uniti fino al Sud Africa in un racconto che si sposta tra momenti storici, luoghi e linguaggi artistici diversi.

La mostra racconta inoltre l’affascinente storia della   Johannesburg Art Gallery, voluta da Lady Florence Phillips, moglie del magnate dell’industria mineraria Sir Lionel Phillips.

Anche lei collezionista, era convinta che la sua città dovesse avere un museo d’arte e persuase il marito e alcuni magnati dell’industria a investire in questo suo progetto.

Decisa nella sua impresa,  Lady Phillips vende anche un suo diamante, regalatole dal marito, per racimolare denari per dar il via ai primi lavori.

 Sin dalla sua apertura, il museo presenta una selezione di opere straordinarie che col tempo si è ampliata grazie a donazioni e nuove acquisizioni.

Vi ricordiamo che durante tutta la durata dell’esposizione sono attive serie di attività didattiche e visite guidate per bambini per avvicinarli al mondo dell’Arte e attività per adulti che permetteranno di approfondire le splendide opere esposte nelle sale delle Scuderie del Castello Visconteo.

(tratto dal Comunicato Stampa)

Matisse Arabesque

Matisse Arabesque - Camperarcobaleno

Scuderie del Quirinale  

Roma

dal 05-03-2015 al 21-06-2015

 

 

Curata da Ester Coen, alle Scuderie del Quirinale si possono ammirare circa 100 opere tra dipinti, disegni e costumi teatrali riferiti all’intero arco della produzione artistica di Henri Matisse.

Sono capolavori provenienti dai più prestigiosi musei americani ed europei, con un contributo particolarmente rilevante del Museo Puskin di Mosca e dell’Ermitage di San Pietroburgo le cui collezioni matissiane sono tra le più ricche e importanti al mondo.

 

 

 Comunicato stampa

Il percorso della mostra

 

Nella prima sala ci accoglie la monumentale natura morta Gigli, Iris e Mimose del 1913 (Museo Puškin, Mosca) anticipatoria della magia cromatica dei toni dell’azzurro e del verde, colori che Matisse riprende dal mondo della decorazione orientale, in particolare dalla ceramica ottomana e nord-africana del XV e XVI secolo, ove la natura è rappresentata in modo simbolico.

 

Ma già dalla sala successiva il percorso della mostra propone suggestioni diverse: il primitivismo, di cui è nota la passione di Matisse e il suo amore collezionistico per le maschere e i tessuti africani. I colori si scuriscono e i segni diventano semplici, geometrici, come nel Ritratto di Yvonne Landsberg del 1914, capolavoro del Philadelphia Museum of Art e vicino, come potenza visiva, alle Demoiselles d’Avignon del 1907, icona rivoluzionaria dei linguaggi artistici del Novecento. Accanto, una serie di eccezionali ritratti che raccontano la trasformazione sempre più essenziale del tratto dell’artista: dall’Italiana del 1916 (Solomon R. Guggenheim Museum, New York), alla Ragazza con copricapo persiano del 1915 - 16 (The Israel Museum, Gerusalemme), alle Tre sorelle del 1916-17 (Musée de l’Orangerie, Parigi): atmosfere primitivistiche per spingere lo sguardo a individuare i rapporti di fascinazione di Matisse con oggetti, maschere e tessuti africani.

 

 

Matisse rivolge il suo sguardo anche verso schemi decorativi delle culture estremo-orientali ed in sala 3 ecco un ritorno ai picchi di colore con la presentazione di due dipinti della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, il Ramo di Pruno su fondo verde della fine degli anni quaranta, e Fruttiera ed edera in fiore del 1941, le cui cromie brillanti e i motivi vegetali sono frutto dell’interesse di Matisse per la semplicità decorativa dell’Estremo Oriente, accanto a ceramiche e surimono giapponesi che riecheggiano, di quei dipinti, le forme e i motivi staccati dallo sfondo.

 

Nella sala 4 il mondo del Mediterraneo esplode nei suoi colori più significativi, attraverso il Marocco e il rapporto con il mondo islamico (Matisse possedeva tessuti di tutte le regioni del mondo con cui usava tappezzare le pareti dei suoi atelier, nello stile delle abitazioni dei nomadi). Nel celeberrimo Zohra sulla terrazza del 1912 (Museo Puškin, Mosca) che per la prima volta viaggia in Italia, così come in Marocchino in verde sempre del 1912 (Ermitage, San Pietroburgo) e negli altri quattro quadri della sala, capolavori di questi anni, Matisse rende l’effetto “tessile” dell’impianto pittorico attraverso l’estrema semplificazione dell’immagine e l’esuberanza del colore che tocca qui le note più acute. In questa sala, in chiave puramente evocativa, saranno presentate due grandi pareti formate da maioliche di Iznik, ovvero di tradizione turco-ottomana del XV e XVI secolo, ma anche proveniente dal mondo siriano e della Persia.

 

Nella sala 5, un Matisse meno comune ci sorprende con tre straordinari paesaggi degli anni dieci Pervinche - Giardino marocchino del 1912 (MoMA, New York), L’albero presso il laghetto di Trivaux del 1916 (Tate, Londra) e La Palma del 1912 (National Gallery of Art, Washington) così legati alle suggestioni del viaggio in Marocco, opere in cui Matisse elabora la sintesi dell’intarsio cromatico sulle dominanti del verde e del rosa. Accanto ai paesaggi, in questa sala, alcune illustrazioni di Matisse, le acqueforti con segno regolare e sottilissimo per il libro di poesie di Mallarmé del 1932. L’artista dice di queste illustrazioni “Il problema consisteva nell’equilibrare le pagine – una bianca, quella dell’acquaforte, e una nera, quella della tipografia. Ho risolto questo problema modificando il mio arabesco in modo che l’attenzione di chi guarda sia attirata allo stesso modo dal foglio bianco e dalla promessa di lettura del testo.”

 

Nello studio di Matisse, tra collezioni di vasi islamici, preziosi stoffe orientali e gabbie di tortore bianche, era presente spesso anche una modella. Affascinato dal rapporto tra il corpo femminile e l’ambiente dell’atelier, allestito sempre come una scenografia, l’artista dipingeva la magia delle odalische distese, sedute o in piedi e dei tessuti arabescati, sottolineando il gioco di linee che invadevano lo spazio nella seducente esplosione di colori. Nella Sala 6 ecco il fascino misterioso di Odalisca blu del 1921 (dall’Orangerie), la sensualità di Due modelle che si riposano del 1928 e del Paravento moresco del 1921 (entrambi dal Philadelphia Museum of Art) e poi ancora raffinatissimi e sapienti disegni di profili femminili nelle misteriose pose e nei ricchi abiti di odalische.

 

Ma i viaggi ritornano ancora, questa volta con rimandi a motivi decorativi europei: l’abito spagnolo nel dipinto dal piglio energico della Danzatrice spagnola del 1909 (dal Museo Puškin) o nell’abito giallo di Katia del 1951 (dalla Fondazione Pierre e Tana Matisse di New York). E poi alcuni disegni di nudi degli anni Trenta, come Nudo disteso su piccolo tappeto africano del 1935 (Centre Pompidou), Donna che si riposa del 1935, Nudo seduto del 1944 e Nudo disteso sulla schiena del 1946 (Museo Matisse, Nizza).

 

Matisse collabora – come tanti artisti dell’epoca, tra cui lo stesso Picasso – con i Balletti Russi di Diaghilev, e alle Scuderie lo vediamo cimentarsi nella realizzazione di costumi ed abiti di scena. Accompagnati dalle note di Stravinskij, invadono lo spazio i costumi del Chant du Rossignol del 1920, disegnati per il balletto coreografato da Léonide Massine, una sorta di opera totale dove balletto, musica e pittura si intrecciano in un’unica fantastica visione.

 

La mostra prosegue in sala 9 con un gioco di rimandi tra interno ed esterno attraverso i dipinti Interno con fonografo del 1934 (dalla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli) Interieur à Etretat del 1920, dove il tema della finestra, motivo della possibilità di superare con lo sguardo i confini della tela, riconduce interno ed esterno sulla stessa dimensione pittorica.

Nell’ultima sala ritorna il gesto essenziale nei sorprendenti studi e disegni di foglie, alberi e piante, dalle superfici smisurate, dalla potenza di veri e propri dipinti, in particolare il Buisson del 1951 della Fondazione Maeght o l’Arbre del 1951 (Centre Pompidou), disposti come una immensa foresta vegetale sulla parete, in un crescendo che culmina nel momento di massima concentrazione sul noto, splendido dipinto del Puškin, i Pesci rossi, capolavoro del 1912.

 

Una mostra che, attraverso il rimando a oggetti delle ricche e fastose culture figurative citate, a ibridazioni e a commistioni di generi e stili, farà rivivere il lusso e la delicatezza di mondi antichi, esaltati dallo sguardo visionario, profondo e straordinariamente contemporaneo di un artista geniale qual'è Matisse

 

Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913

Da Kirchner a Nolde. Espressionismo tedesco 1905-1913 - Camperarcobaleno

 

Palazzo Ducale- Piazza Giacomo Matteotti, 9 

Genova

 Mostra in corso dal 5 marzo al 12 luglio 2015

 Comunicato Stampa

 

L’uomo è una corda tesa tra la bestia e l’uomo nuovo, una corda che attraversa un abisso…

la grandezza dell’uomo sta nel suo essere un ponte, non un fine”  Nietzsche

La mostra si focalizza sull’intensità dei colori che caratterizzano le opere del gruppo di artisti Die Brücke, affiancate da quelle dei Fauves francesi, del Futurismo italiano e di Der Blaue Reiter di Monaco di Baviera. Con la nascita del gruppo Die Brücke si posero le fondamenta per un movimento straordinario che segnò la storia dell’arte e prese il nome di Espressionismo. Quando i quattro studenti di architettura, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff e Fritz Bleyl, decisero di formare un collettivo per attirare l’attenzione pubblica non si resero conto che si trovavano all’inizio di una rivoluzione artistica. L’anno successivo si unirono a loro anche Max Pechstein ed Emil Nolde. Otto Mueller divenne membro nel 1910 e fu uno dei più attivi fino al maggio 1913 quando il gruppo si sciolse definitamente. Le opere degli artisti di Die Brücke sono di eccezionale importanza e costituiscono un significativo contributo della Germania all’Arte Moderna.
Uno degli obiettivi dei giovani pittori fu proprio quello di rinnovare l’arte nazionale abbandonando gli standard della tradizione accademica e ricercare un’espressione artistica indipendente basata sulla riproduzione spontanea dell’esperienza visiva. L’intenzione era quella di trasmettere allo spettatore una sensazione individuale percepita in un determinato momento da rappresentare nell’immediato, in maniera intuitiva senza alcuna valutazione intellettuale.
In contrasto con il circolo di artisti di Monaco Der Blaue Reiter, Die Brücke non fu caratterizzato da idee teoriche o concetti metafisici. Fu la gioia della creatività libera e del modo molto personalizzato di dipingere che tenne uniti i singoli membri. Come i dipinti dei Fauves francesi e dei Futuristi italiani, anche le opere degli artisti di Die Brücke e Der Blaue Reiter videnziavano un allontanamento significativo dal Naturalismo per rivalutare l’esperienza individuale dell’artista. La cromaticità luminosa e l’audace immaginazione stilizzata caratterizzano le loro composizioni.
La classe intellettuale di quel tempo, tuttavia, condizionata da una visione accademica piuttosto rigida, considerò queste rappresentazioni avanguardiste solo una provocazione e le ignorò completamente.
Oggi le opere degli artisti Die Brücke e Der Blaue Reiter così come quelle dei Fauves e dei Futuristi sono considerate fra i maggiori successi dell’arte moderna e sono fonte d’ispirazione per i movimenti artistici contemporanei.
 

Orari: da martedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00. Giovedì dalle 9.00 alle 22.30. La biglietteria chiude un'ora prima.

Biglietti: intero con audioguida € 13; ridotto € 11; ridotto scuole € 4.

 

 

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