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4° tappa: Giovinazzo- Bari

4° tappa: Giovinazzo- Bari - Camperarcobaleno

13 Maggio 2014. La Quarta Tappa del Giro d'Italia 2014

A zonzo tra Giovinazzo e la sua campagna

 

Distesa tra la campagna e il mare, tra alberi di mandorli, di gelso, di carrube e di ulivo, Giovinazzo è un incantevole borgo medievale, costruito su una penisola di scogli e sui resti della romana Natiolum.

La  leggenda racconta che fu  Perseo, figlio di Giove, a fondarela città di  'Jovis natio'.

Certo è che qui, durante le guerre puniche, molti centri abitati vennero rasi al suolo e tra questi probabilmente anche questo centro chiamato Natiolum.

Territorio degli Svevi, degli Aragonesi e dei Gonzaga sino a divenire terra dei Borboni, Giovinazzo presenta alcuni angoli di prestigio e di storia.

L'"Arco di Traiano", voluto dall'imperatore  per  rinforzare le mura della città,  è una delle antiche porte con  due archi ogivali su capitelli retti da quattro colonne.

Piazza Vittorio Emanuele II, la piazza più importante della cittadina, con la sua  forma trapezoidale al cui centro troviamo  la fontana monumentale dei tritoni e dei delfini datata 1933. Questa venne costruita sostituendo  un baldacchino dove la domenica e alle feste comandate suonava la banda.

La Cattedrale in stile romanico pugliese, dedicata all'Assunta,costruita a partire dall’anno 1165.

La cripta conserva un fascino particolare poiché dinanzi al  suo altare si ritirò  più volte in preghiera  frate Guglielmo di Alnwick, vescovo di Giovinazzo dal 1329 al 1333,il cui nome è a noi noto grazie al romanzo di Umberto Eco "Il Nome della Rosa".

La Cattedrale ha subìto numerosi modifiche e ristrutturazioni interne tra il 1500 e il 1700 ma permangono molti elementi di arte araba e bizantina come i mosaici ritrovati  sotto l'altare maggiore, l'icona bizantina della Madonna di Corsignano, patrona della città, che, conservata in una teca di argento e pietre preziose, fu  pietra tombale del conte Zurlo, il cui nome familiare è legato alla Disfida di Barletta del 1480.

Posto all’altare maggiore il Crocefisso  ligneo del 1400 e il bellissimo organo datato 1789.

Forse di minore importanza storica e architettonica ma di sicuro effetto e simpatia è  Vico del Soccorso, una stradina larga meno di mezzo metro che porta il nome da una edicola che raffigura la Madonna del Soccorso. Questa stretta via è detta ‘Vico delle Cortesie’ , perché se si incrociano due persone, uno dei due dovrà attendere il passaggio dell’altro.

Il territorio di Giovinazzo merita un’ escursione, partendo dalla visita a il Dolmen di S. Silvestro, sulla strada provinciale Giovinazzo-Terlizzi.

Scoperto nel 1961 sotto una pietraia, il Dolmen è oggi uno dei maggiori esempi tra monumenti funerari dell’ architettura megalitica del II millennio a. C

Posto su un terrazzo pianeggiante della Murgia costiera,  è costituito da una lunga galleria di lastroni calcarei,posti tra loro in maniera ellittica e  divisa al suo interno in più sezioni.

Una meta da non perdere è la visita alla località di San Martino in cui troviamo  l’antico e maestoso Casale di San Martino.

Databile intorno al XI secolo, è un imponente costruzione  disposta intorno a un cortile rettangolare con alte mura di cinta dove, al suo interno, oltre a vari alloggi, si trova  una grande cucina con focolare e pozzo, una stalla con mangiatoia ed abbeveratoio, una torre-vedetta a base quadrangolare su cui poggia una colombaia e  una piccola chiesa  nella quale anticamente vi era un altare dedicato a San Martino.

Questa struttura  è formata da una sola navata ed è caratterizzata dal campaniletto a vela, una piccola finestrella da cui entra la luce naturale e un piccolo ingresso incorniciato da stipiti in pietra.

Altre due chiese rurali ‘perse’ nella campagna sono quelle di Sant' Eustachio, risalente all’anno 1000 la cui pianta rettangolare è coperta da cupole a vela alla maniera dei trulli e San Basilio, edificata tra il X e l’XI secolo, con pianta rettangolare voltata a botte con cupola al centro. Dall’esterno si può facilmente notare il tetto a capanna che viene viene intersecato da un altro più alto. All’incrocio tra i due c’è il tiburio coperto da una struttura piramidale realizzata a chiancarelle

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'

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