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14° tappa: Agliè-Oropa

14° tappa: Agliè-Oropa - Camperarcobaleno

24 Maggio 2014: la quattordicesima Tappa del Giro d'Italia 2014

Il Castello rosso di Ivrea

 
 
La città di Ivrea, che portava un tempo il nome di Eporedia, ha nei secoli ricoperto una figura di posizione strategica in quanto ultimo avamposto ai piedi delle Alpi.
La storia della città, pur essendo importante, è purtroppo arrivata a noi con pochi sostanziali reperti storici in quanto distrutti nel corso dei secoli per lasciare posto a strutture più adatte alle esigenze delle nuove generazioni. 
 
Le  tracce più  importanti sono da ritrovare in poche e significative opere architettoniche di alto valore rea cui l’Anfiteatro, la strada che collegava Roma con la Gallia,l’horreum, cioè magazzino, un antico lastricato romano e i resti del  Teatro Romano.
E’ nel Duomo che trova luogo uno dei principali reperti romani ritrovati ad Ivrea:  il sarcofago di Caio Atecio Valerio
 
Nella parte alta della città, il castello di Ivrea, chiamato "castello dalle rosse torri" da Carducci, domina il paesaggio.
La costruzione inizia nella metà del’300 per volere di Amedeo VI di Savoia, con l’apporto di manodopera qualificata proveniente da molte città del nord italia e dalla svizzera.
Amedeo VI voleva il castello eretto nella zona del potere politico e religioso medioevale, tra  il Palazzo Vescovile ed il Comune o Palazzo della Credenza. Per questa ragione  vennero abbattute diverse case e le antiche mura della città 
Dominante  la strada che conduce in Val d'Aosta, il castello venne costruito proprio per una funzione prettamente  difensiva e di controllo. Una massiccia costruzione a pianta quadrangolare, con torri cilindriche si scaglia nel cielo e visibile da lontano è un buon sistema per far perdere ogni speranza a qualsiasi possibile nemico con l’idea di un possibile attacco alla città.
Sensibilmente modificato negli anni successivi, dal 1750 al 1970 l’intera struttura è stata usata come carcere ed è stata completamente spogliata di tutti i preziosi arredi interni.
Cessata la sua funzione di difesa, è con Iolanda di Valois che il castello si trasforma in  raffinata dimora. 
Di questo periodo di magnificenza artistica e architettonica rimane traccia solo una elegante bifora ad archi trilobati sormontata dagli  stemmi di casa Savoia che si apre in alto sulla parete sud.
Questo fu l’unico periodo elegante che visse il castello, tornato presto alla sua funzione militare e di presidio territoriale. Alcuni fatti storici vedono, a causa di varie battaglie, di uso della struttura quale carcere e di abbandono, crolli e deterioramenti di varie parti di questo. Oggi, ristrutturato e visitabile, rimane uno splendido simbolo di questa città, deturpato dall’uomo e dal tempo.
 

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. J. Saramago 'Viaggio in Portogallo'